Casi dimezzati dal 2024 al 2025, l’88% riguarda persone non vaccinate. L’Iss avverte: la vaccinazione resta l’unico strumento efficace e servono coperture almeno al 95% con due dosi
Il morbillo continua a circolare in Italia, soprattutto tra giovani adulti non vaccinati. Dal 1° gennaio al 31 dicembre 2025, al sistema nazionale di sorveglianza integrata morbillo e rosolia sono stati segnalati 529 casi, di cui il 14% importati. È quanto emerge dall’ultimo bollettino periodico “Morbillo & Rosolia News” dell’Istituto superiore di sanità. Un dato che, pur rappresentando circa la metà dei casi notificati nel 2024, conferma come il virus non sia scomparso e possa ancora causare focolai e complicanze anche gravi. Secondo il report, lo stato vaccinale è noto per il 95% delle segnalazioni. Tra questi, quasi 9 casi su 10 riguardano persone non vaccinate al momento del contagio. In dettaglio, l’87,6% dei pazienti non aveva ricevuto alcuna dose, mentre solo una piccola quota era vaccinata con una o due dosi. Un dato che rafforza, ancora una volta, il ruolo centrale dell’immunizzazione nel prevenire l’infezione e limitarne la diffusione. “La vaccinazione è l’unico strumento efficace per proteggersi dal morbillo e dalle sue complicanze”, ricordano gli esperti dell’Iss. Due dosi garantiscono una protezione di circa il 97%.
Complicanze in un caso su tre
Il morbillo non è una malattia banale. Nel 31,3% dei casi segnalati nel 2025 si è verificata almeno una complicanza. Le più frequenti sono state polmonite ed epatite con aumento delle transaminasi. Sono stati inoltre segnalati quattro casi di encefalite, tutti in soggetti non vaccinati: tre adulti e un preadolescente. Più della metà dei pazienti è stata ricoverata in ospedale, mentre un ulteriore 13% ha richiesto una visita in pronto soccorso, a conferma dell’impatto clinico significativo che l’infezione può avere. Nel 2025 casi di morbillo sono stati segnalati in 20 Regioni e Province autonome, ma quasi due terzi delle notifiche provengono da sole cinque Regioni: Lombardia, Emilia-Romagna, Lazio, Calabria e Sicilia. L’incidenza più elevata è stata osservata in Calabria, seguita da Marche, Lazio, Provincia autonoma di Bolzano e Sicilia. A livello nazionale, l’incidenza è stata pari a 9 casi per milione di abitanti.
L’incidenza più alta è nei bambini piccoli
L’età mediana dei casi segnalati è stata di 31 anni, con oltre la metà delle infezioni nella fascia 15-39 anni e un quarto tra gli over 40. Tuttavia, l’incidenza più elevata è stata registrata nei bambini tra 0 e 4 anni, con 41,4 casi per milione. Sono stati segnalati anche 26 casi in bambini sotto l’anno di età, troppo piccoli per essere completamente protetti dal ciclo vaccinale, e quindi particolarmente vulnerabili.
Coperture vaccinali ancora insufficienti
Per prevenire la diffusione del virus e interrompere i focolai, l’obiettivo indicato dall’OMS è raggiungere almeno il 95% di copertura con due dosi in tutte le aree del Paese. Ma in Italia questo traguardo è ancora lontano: la copertura per la seconda dose nei bambini di 5-6 anni è pari all’84,8% (dati 2023) e nessuna Regione ha raggiunto il 95%. Per questo l’Iss sottolinea la necessità non solo di rafforzare la vaccinazione pediatrica di routine, ma anche di recuperare le coperture in adolescenti e adulti e garantire che anche gli operatori sanitari suscettibili siano vaccinati, proteggendo sé stessi e i pazienti più fragili. Un’attenzione particolare è raccomandata anche prima dei viaggi internazionali, verificando il proprio stato vaccinale.
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