Salute 5 Marzo 2026 09:37

Migliorare il sonno può ridurre l’ansia in età avanzata

I risultati suggeriscono che potenziare il sonno a onde lente potrebbe diventare una strategia non farmacologica per contrastare ansia e declino emotivo nella terza età.

di Arnaldo Iodice
Migliorare il sonno può ridurre l’ansia in età avanzata

Con l’avanzare degli anni, il sonno diventa più leggero e frammentato, mentre la regolazione emotiva può farsi più fragile. Diverse ricerche hanno mostrato che molte persone anziane dormono meno rispetto alla giovinezza e riportano livelli di ansia più elevati, insieme a una maggiore difficoltà nel gestire emozioni negative.

In questo scenario si inserisce uno studio condotto presso la University of California, Berkeley e pubblicato su Communications Psychology, che ha indagato il legame tra qualità del sonno, riduzione del volume cerebrale e ansia negli over 65. L’obiettivo era comprendere se il sonno profondo continui a esercitare una funzione protettiva anche quando il cervello invecchia.

Sonno profondo e cervello che invecchia

Il gruppo guidato dal Dott. Eti Ben Simon e dal Dott. Matthew P. Walker è partito da un dato già noto: nei giovani adulti, una maggiore attività cerebrale a onde lente durante il sonno profondo non REM è associata a livelli di ansia più bassi il giorno successivo.

Con l’età, però, il sonno profondo tende a ridursi e alcune aree cerebrali coinvolte nell’elaborazione delle emozioni possono andare incontro ad atrofia. La domanda centrale dello studio era se il sonno profondo potesse continuare a svolgere il suo ruolo di regolatore emotivo anche in presenza di questi cambiamenti strutturali.

Lo studio

Per rispondere, i ricercatori hanno reclutato 61 adulti sani sopra i 65 anni con diversi livelli di ansia quotidiana. Ogni partecipante ha trascorso una notte in laboratorio, dove il sonno è stato monitorato tramite elettroencefalografia per registrare l’attività cerebrale e in particolare le onde lente tipiche del sonno profondo. Il mattino seguente è stata effettuata una risonanza magnetica per valutare eventuali segni di atrofia nelle regioni cerebrali legate alla regolazione delle emozioni. Incrociando i dati del sonno con le immagini cerebrali e i livelli di ansia riportati al risveglio, il team ha potuto osservare come qualità del sonno, integrità cerebrale e stato emotivo siano strettamente connessi.

Implicazioni terapeutiche e prospettive future

I risultati indicano che anche in età avanzata il sonno profondo agisce come un vero e proprio ansiolitico naturale. Gli anziani che riuscivano a generare un’attività a onde lente più robusta mostravano livelli di ansia inferiori il giorno successivo, anche in presenza di una certa perdita di volume cerebrale.

Questo apre la strada a interventi non farmacologici mirati ad aumentare il sonno profondo, come tecniche di stimolazione non invasiva, con potenziali benefici per la salute mentale. Considerando che l’ansia è associata anche a un maggior rischio di declino cognitivo, migliorare la qualità del sonno potrebbe rappresentare una strategia concreta per proteggere non solo l’equilibrio emotivo, ma anche la salute cerebrale nel lungo periodo.

Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato

GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Advocacy e Associazioni

Giornata Mondiale del Malato: “Il prendersi cura sia responsabilità condivisa”

Il messaggio di Papa Leone XIV per la XXXIV Giornata Mondiale del Malato richiama la parabola del Buon Samaritano come chiave per leggere la cura oggi. Un invito alla compassione che diventa responsab...
di Isabella Faggiano
Advocacy e Associazioni

Fibromialgia nei LEA, FIRA: “Un passo avanti, ma resta cruciale migliorare la diagnosi”

L’inserimento della fibromialgia nei LEA rappresenta un primo riconoscimento istituzionale per i pazienti, ma resta cruciale migliorare diagnosi, percorsi di cura e personalizzazione terapeutica
di I.F.
Salute

Giornata dell’obesità, in Italia ne soffre l’11,8% della popolazione: sfida urgente per il Ssn

In Italia oltre 6 milioni di adulti vivono con obesità, con numeri in aumento anche tra bambini e adolescenti. La legge n. 149/2025 riconosce ufficialmente l’obesità come malattia ...
di Redazione