One Health 27 Luglio 2026 16:57

Microplastiche nel sangue: presenti nell’84% dei pazienti colpiti da infarto

Uno studio italiano rileva una maggiore presenza di micro e nanoplastiche nei pazienti con infarto rispetto a chi non ha malattia coronarica. I risultati aprono nuovi interrogativi sul possibile impatto dell’inquinamento sulla salute cardiovascolare

di Viviana Franzellitti
Microplastiche nel sangue: presenti nell’84% dei pazienti colpiti da infarto

Le microplastiche sono ormai considerate uno dei contaminanti ambientali emergenti più studiati per i possibili effetti sulla salute umana. Queste minuscole particelle, prodotte dalla degradazione della plastica presente nell’ambiente, sono state rilevate in diversi compartimenti dell’organismo e la ricerca sta cercando di capire quali conseguenze possano avere nel lungo periodo. Tra gli ambiti più recenti di interesse c’è quello cardiovascolare: alcuni studi stanno valutando se l’esposizione alle particelle plastiche possa avere un ruolo nei processi infiammatori e nei meccanismi coinvolti nelle malattie del cuore e dei vasi. Nello specifico, uno studio italiano pubblicato sull’European Heart Journal ha analizzato per la prima volta la presenza di micro e nanoplastiche nella circolazione coronarica di 61 pazienti sottoposti ad angiografia coronarica. I ricercatori hanno confrontato tre gruppi di partecipanti: persone colpite da infarto miocardico acuto, pazienti con cardiopatia ischemica cronica e soggetti con coronarie sane. Le particelle plastiche sono state rilevate nell’84% dei pazienti con infarto, rispetto al 40% dei pazienti con cardiopatia ischemica cronica e al 32% dei partecipanti senza malattia coronarica. I risultati suggeriscono una possibile associazione tra presenza di microplastiche ed eventi cardiovascolari acuti, ma non dimostrano che queste particelle siano una causa diretta dell’infarto.

Lo studio: quali particelle plastiche sono state rilevate

L’analisi ha permesso di identificare diversi tipi di polimeri presenti nella circolazione coronarica. Tra le particelle più frequentemente rilevate è emerso il polietilene, una delle plastiche maggiormente utilizzate nella vita quotidiana per la produzione di imballaggi, contenitori alimentari e numerosi oggetti di uso comune. Sono state individuate anche altre tipologie di materiali plastici, a conferma della presenza di diverse tipologie di polimeri nell’organismo umano. L’aspetto più rilevante della ricerca riguarda la differenza osservata tra i gruppi analizzati: la maggiore presenza di micro e nanoplastiche nei pazienti con infarto suggerisce una possibile associazione con gli eventi cardiovascolari acuti. Tuttavia, il dato deve essere interpretato con cautela perché non permette di stabilire se queste particelle siano una causa diretta dell’infarto, una conseguenza della malattia o un indicatore di altre esposizioni ambientali.

Microplastiche e cuore: i possibili meccanismi biologici

Le microplastiche sono frammenti di plastica inferiori ai 5 millimetri, mentre le nanoplastiche hanno dimensioni ancora più ridotte e possono interagire con cellule e tessuti. Una volta entrate nell’organismo attraverso alimenti, acqua e aria inalata, queste particelle possono raggiungere diversi distretti biologici, ma il loro impatto sulla salute umana non è ancora completamente definito. Nel sistema cardiovascolare l’interesse dei ricercatori è rivolto soprattutto alla possibilità che le microplastiche possano favorire alcuni processi coinvolti nella malattia aterosclerotica, come infiammazione, stress ossidativo e alterazioni della funzione endoteliale, cioè del tessuto che riveste internamente i vasi sanguigni. Questi meccanismi sono già noti per il loro ruolo nello sviluppo e nella progressione delle patologie cardiovascolari.

Implicazioni cliniche: cosa cambia oggi per la prevenzione cardiovascolare

I risultati dello studio non modificano al momento le indicazioni cliniche per prevenire o trattare l’infarto. Le raccomandazioni restano concentrate sui principali fattori di rischio cardiovascolare modificabili: fumo, pressione arteriosa elevata, colesterolo alto, diabete, sedentarietà e alimentazione non equilibrata. La ricerca sta iniziando a valutare anche il possibile ruolo di fattori ambientali emergenti nella salute cardiovascolare. Comprendere il peso delle diverse esposizioni ambientali potrebbe, in futuro, contribuire allo sviluppo di strategie di prevenzione più complete, integrate con gli interventi già consolidati.

Nuove ricerche necessarie per chiarire il ruolo delle microplastiche

Gli autori sottolineano che saranno necessari studi più ampi per confermare questi risultati e comprendere il reale significato clinico della presenza di micro e nanoplastiche nel sangue. Sarà importante chiarire se queste particelle possano contribuire direttamente alla formazione o alla destabilizzazione delle placche aterosclerotiche oppure se rappresentino soprattutto un indicatore di una maggiore esposizione ambientale. La sfida della ricerca sarà trasformare questo primo segnale scientifico in conoscenze utili per la salute pubblica e per i pazienti, stabilendo se le microplastiche possano rappresentare in futuro un ulteriore elemento da considerare nella prevenzione cardiovascolare o se siano soprattutto un indicatore dell’impatto dell’ambiente sulla salute.

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