Un’analisi condotta su quasi 1,75 milioni di persone ha individuato associazioni tra il mese di nascita e 55 condizioni di salute. Ma il calendario non è la causa: a contare potrebbero essere le esposizioni ambientali durante la gravidanza e nei primi mesi di vita
Il mese in cui veniamo al mondo può essere associato, almeno in parte, al nostro rischio di sviluppare alcune malattie molti anni più tardi? È la domanda alla base di un’ampia analisi dei dati sanitari condotta da ricercatori della Columbia University Medical Center di New York. Lo studio, pubblicato sul Journal of the American Medical Informatics Association, ha utilizzato le cartelle cliniche elettroniche di 1.749.400 persone nate tra il 1900 e il 2000, mettendo in relazione il mese di nascita con 1.688 diverse condizioni di salute. L’analisi ha individuato 55 condizioni significativamente associate al mese di nascita, confermando alcune associazioni già osservate in precedenza e segnalandone altre. Il lavoro, pubblicato nel 2015, è tornato al centro dell’attenzione nel 2026 per il suo interesse nel comprendere quanto le condizioni ambientali nelle prime fasi della vita possano influenzare la salute nel lungo periodo.
Non è il mese a “causare” la malattia
Il risultato più interessante, però, non è individuare un mese fortunato o uno sfortunato. I ricercatori non sostengono infatti che nascere in un determinato mese provochi una malattia. Il mese di nascita viene piuttosto considerato come un possibile indicatore indiretto delle condizioni ambientali alle quali la madre e il bambino sono stati esposti in una determinata fase dello sviluppo. Temperatura, quantità di luce solare, disponibilità di alcuni nutrienti, concentrazione di allergeni, infezioni stagionali e qualità dell’aria cambiano nel corso dell’anno e possono quindi accompagnare in modo diverso la gravidanza e i primi periodi dopo la nascita.
Quasi 1,75 milioni di cartelle cliniche sotto esame
Per cercare eventuali associazioni senza concentrarsi in anticipo su una singola malattia, gli studiosi hanno sviluppato un approccio chiamato Season-Wide Association Study (SeaWAS). Il metodo ha permesso di analizzare sistematicamente 1.688 condizioni registrate nelle cartelle cliniche elettroniche del Columbia University Medical Center. Dopo le correzioni statistiche necessarie per il numero molto elevato di confronti effettuati, 55 condizioni sono risultate associate in modo significativo al mese di nascita. Di queste, alcune erano già state descritte dalla letteratura scientifica, mentre altre rappresentavano associazioni meno esplorate.
Non esiste un mese universalmente “migliore”
I dati mostrano anche perché sarebbe fuorviante trasformare il risultato in una classifica dei mesi più sani. L’associazione cambia a seconda della malattia considerata. Nell’analisi, per esempio, alcune condizioni cardiovascolari presentavano schemi differenti rispetto alle patologie respiratorie. Le persone nate in marzo mostravano una maggiore associazione con alcune malattie cardiovascolari, mentre ottobre risultava associato a un andamento diverso per le patologie respiratorie. Lo stesso mese, quindi, non determina un unico profilo di rischio valido per tutte le malattie.
Perché la stagione della nascita potrebbe avere un ruolo
La spiegazione più plausibile riguarda il fatto che il mese di nascita è collegato alla stagione attraversata durante la gravidanza e nella prima infanzia. Un bambino nato in ottobre, per esempio, ha trascorso periodi differenti della gestazione rispetto a un bambino nato in aprile: cambiano la stagione, le temperature, l’esposizione alla luce, la circolazione di virus respiratori e altri agenti infettivi, la presenza di pollini e allergeni e, in alcune popolazioni, anche alimentazione e disponibilità di vitamina D. Sono proprio queste condizioni, e non la data riportata sul certificato di nascita, a rappresentare l’ipotesi biologicamente interessante. Lo studio, tuttavia, non consente di stabilire quale di questi fattori sia responsabile delle singole associazioni osservate.
Il caso delle malattie cardiovascolari
Una delle osservazioni più interessanti riguarda il sistema cardiovascolare. L’analisi ha individuato nove associazioni cardiovascolari con il mese di nascita, sei delle quali mostravano una concentrazione dei mesi associati a maggiore rischio tra marzo e aprile. Tra le condizioni analizzate comparivano, per esempio, fibrillazione atriale, disturbi della valvola mitrale e ischemia miocardica cronica. Anche in questo caso, però, si tratta di associazioni statistiche e non della dimostrazione di un rapporto causa-effetto.
Quanto pesa davvero il mese in cui siamo nati?
Molto meno di quanto potrebbe far pensare un titolo basato esclusivamente sul calendario. Gli stessi autori hanno sottolineato che l’effetto associato al mese di nascita è relativamente piccolo rispetto a fattori molto più importanti per la salute, come alimentazione, attività fisica e altri comportamenti e condizioni ambientali. Inoltre, i dati provenivano da un unico sistema sanitario di New York e quindi non è possibile dare per scontato che gli stessi schemi valgano identicamente in altre aree del mondo, dove clima, esposizione solare, alimentazione, inquinamento e circolazione delle infezioni sono differenti.
Un’associazione da interpretare con cautela
C’è poi un altro elemento importante: studi successivi hanno cercato di verificare quanto questi risultati fossero replicabili in popolazioni diverse. Un’analisi condotta su 11,8 milioni di persone provenienti da tre coorti geograficamente differenti ha confermato alcune delle associazioni già osservate, ma non tutte. In particolare, delle associazioni cardiovascolari individuate nel primo lavoro, quattro delle nove nuove associazioni sono state replicate, mentre le associazioni non cardiovascolari emerse originariamente non sono risultate significative nella nuova analisi. Questo suggerisce che geografia, caratteristiche della popolazione e ambiente possono modificare sensibilmente i risultati.
Dalla data di nascita alla vita prenatale
Il vero interesse scientifico della ricerca, quindi, non sta nel tentativo di prevedere la salute di una persona partendo dal suo compleanno. Sta piuttosto nell’idea che le condizioni vissute prima della nascita e nei primi mesi di vita possano lasciare conseguenze che si manifestano anche molti anni dopo. Il mese di nascita diventa in questo senso una sorta di “traccia” statistica di un insieme molto più complesso di esposizioni precoci. È un campo di ricerca che continua a essere studiato e che coinvolge ambiente, sviluppo fetale, nutrizione, sistema immunitario ed epidemiologia.
Il compleanno non è una diagnosi
Sapere in quale mese siamo nati, dunque, non permette di stabilire quali malattie svilupperemo nel corso della vita. I dati suggeriscono piuttosto che stagione, ambiente e condizioni dei primi periodi dello sviluppo possono contribuire, insieme a genetica, stile di vita e altri fattori, a costruire il nostro profilo di salute. Il calendario può offrire un indizio epidemiologico, ma non può trasformarsi in una previsione individuale: il mese scritto sulla carta d’identità non determina il nostro destino sanitario.
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