Advocacy e Associazioni 29 Maggio 2025 10:47

Menopausa, da Onda un nuovo patto per la salute: “Serve una presa in carico personalizzata”

Presentato alla Camera il documento programmatico di Fondazione Onda: due strategie per superare la frammentazione dell’assistenza
di I.F.
Menopausa, da Onda un nuovo patto per la salute: “Serve una presa in carico personalizzata”

“È ora di cambiare paradigma: la menopausa non è una fine, ma una fase della vita da vivere con consapevolezza e supporto”. È questo il messaggio contenuto nel documento “Salute e benessere in menopausa: l’importanza di un approccio multidisciplinare e di una presa in carico personalizzata”, promosso da Fondazione Onda ETS, l’Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere e presentato alla Camera dei Deputati. Un testo strategico, nato dal confronto tra esperti, istituzioni e professionisti della salute, che fotografa un’Italia ancora impreparata ad affrontare questa transizione fisiologica con strumenti moderni e integrati. Eppure, i numeri parlano chiaro: sono oltre 17 milioni le donne italiane in menopausa o perimenopausa, molte delle quali ancora costrette a convivere in silenzio con disturbi fisici, psicologici e relazionali per via di tabù culturali e di una rete assistenziale a macchia di leopardo. “Il Parlamento si sta muovendo – commenta Martina Semenzato, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio, sottolineando l’importanza di un lavoro congiunto tra informazione, prevenzione e potenziamento dei servizi -. Dobbiamo costruire consapevolezza, attivare centri di riferimento, percorsi salute dedicati, campagne mirate e anche strumenti di sostegno come le detrazioni fiscali”.

Due strategie chiave: prevenzione e multidisciplinarietà

Il documento individua due direttrici fondamentali. La prima suggerisce l’utilizzo di un approccio preventivo per ridurre il rischio di patologie correlate (osteoporosi, cardiovascolari, metaboliche) e migliorare l’adattamento psico-fisico ai cambiamenti ormonali. La seconda, prevede la realizzazione di percorsi multidisciplinari personalizzati, curati da un team integrato di professionisti (ginecologi, endocrinologi, psicologi, nutrizionisti e medici di base), per garantire un’assistenza continuativa e uniforme su tutto il territorio nazionale. “Una delle principali criticità oggi è la mancanza di omogeneità nell’assistenza – conclude Nicoletta Orthmann, direttrice medico-scientifica della Fondazione Onda. “Serve una rete strutturata: troppe donne affrontano da sole questa fase, con impatti negativi sulla qualità della vita, sul lavoro e sulla salute a lungo termine”.

 

 

 

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