Un'analisi dei dati del concorso nazionale per le scuole di specializzazione dal 2019 al 2025 propone una lettura diversa: i posti 'scoperti' sarebbero soprattutto la conseguenza del forte incremento delle borse disponibili
Negli ultimi anni la presunta “crisi di vocazione” verso la Medicina d’emergenza-urgenza (MEU) è stata al centro del dibattito sanitario italiano. Le difficoltà dei Pronto soccorso, la carenza di specialisti e il numero crescente di contratti di formazione rimasti vacanti hanno spesso alimentato l’idea che i giovani medici non fossero più interessati a intraprendere questa carriera. Ma è davvero così? A mettere in discussione questa convinzione è un nuovo studio che ha analizzato i dati del concorso nazionale per l’accesso alle scuole di specializzazione tra il 2019 e il 2025. Secondo gli autori, le evidenze disponibili non confermano l’esistenza di una vera crisi di vocazione nei confronti della Medicina d’emergenza-urgenza. Al contrario, il fenomeno dei posti non assegnati sarebbe spiegato soprattutto dall’aumento molto rapido delle borse di specializzazione, cresciute più velocemente rispetto al numero dei candidati disponibili.
Lo studio
Per verificare la fondatezza dell’ipotesi di una disaffezione verso la Medicina d’emergenza-urgenza, i ricercatori hanno realizzato uno studio osservazionale trasversale basato sui dati del concorso nazionale per l’assegnazione dei posti nelle scuole di specializzazione dal 2019 al 2025. L’analisi ha preso in considerazione l’andamento del numero dei laureati in Medicina, dei partecipanti al concorso nazionale e dei posti di formazione disponibili e assegnati. Successivamente la Medicina d’emergenza-urgenza è stata confrontata sia con tutte le altre scuole di specializzazione sia con quattro discipline considerate concorrenti. Tra gli indicatori analizzati figurano il rapporto tra posti disponibili e posti assegnati, la variazione assoluta e relativa dei contratti di formazione e il rapporto tra posti coperti e numero dei candidati che hanno partecipato al concorso nazionale.
Più borse, ma meno candidati
L’analisi evidenzia un cambiamento importante del sistema formativo italiano. Tra il 2019 e il 2025 il numero dei posti di specializzazione è aumentato in modo consistente, mentre quello dei laureati in Medicina è rimasto sostanzialmente stabile. Contemporaneamente è diminuito il numero dei candidati al concorso nazionale, tanto che nel biennio 2023-2024 gli aspiranti specializzandi sono risultati addirittura inferiori al numero complessivo dei contratti disponibili. Una circostanza che rende inevitabile la presenza di posti vacanti in diverse discipline, indipendentemente dalla loro attrattività.
Cosa è successo alla Medicina d’emergenza-urgenza
Nel caso della Medicina d’emergenza-urgenza, la percentuale di copertura dei posti è effettivamente diminuita negli ultimi anni: si è passati dal 90% del 2019 al 25% del 2024, con una successiva risalita al 47% nel 2025. Tuttavia questo dato va letto insieme all’eccezionale crescita dell’offerta formativa. I posti disponibili sono infatti aumentati da 391 nel 2019 a 954 nel 2025, più che raddoppiando nell’arco di sei anni e crescendo a un ritmo superiore rispetto alla maggior parte delle altre scuole di specializzazione. Un incremento che, secondo gli autori, spiega in larga misura l’aumento delle sedi rimaste scoperte.
Gli specializzandi aumentano
Lo studio evidenzia inoltre un dato che contrasta con la narrazione di una perdita di interesse verso la disciplina. Tra il 2022 e il 2025 il numero assoluto dei posti effettivamente assegnati in Medicina d’emergenza-urgenza è aumentato più rapidamente rispetto alla maggior parte delle specialità considerate concorrenti. In altre parole, pur diminuendo la percentuale di copertura, il numero dei giovani medici che hanno scelto questa scuola di specializzazione è cresciuto. Ciò che è aumentato ancora più velocemente è stato il numero delle borse messe a disposizione.
Le conclusioni
Secondo gli autori, l’elevato numero di posti rimasti vacanti negli ultimi anni è principalmente riconducibile al brusco incremento dei contratti di formazione disponibili e non a una progressiva perdita di attrattività della disciplina. I risultati, quindi, non confermano l’esistenza di una crisi di vocazione nei confronti della Medicina d’emergenza-urgenza in Italia. Piuttosto, suggeriscono che il fenomeno osservato sia il risultato di uno squilibrio tra l’offerta di posti di specializzazione, cresciuta rapidamente, e un bacino di candidati che, nello stesso periodo, è rimasto stabile o si è addirittura ridotto. L’analisi invita così a rileggere con maggiore cautela i dati sui posti vacanti nelle scuole di specializzazione, distinguendo tra la reale attrattività di una disciplina e gli effetti prodotti dall’espansione dell’offerta formativa nazionale.
Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato