Dopo sei settimane senza nuovi casi, l’Etiopia dichiara conclusa la sua prima epidemia di malattia da virus Marburg. L’Oms parla di risposta rapida ed efficace e richiama l’importanza degli investimenti nella preparazione sanitaria
Per la prima volta nella sua storia, l’Etiopia ha affrontato e contenuto un’epidemia di malattia da virus Marburg, una febbre emorragica rara ma ad altissima letalità. A sancire ufficialmente la fine dell’emergenza è stata la dichiarazione del Ministero della Salute etiope, arrivata dopo 42 giorni consecutivi senza nuovi casi confermati, come previsto dai protocolli dell’Organizzazione mondiale della sanità. L’epidemia era stata identificata a metà novembre 2025 nella regione dell’Etiopia meridionale. In meno di tre mesi, grazie a una risposta strutturata e coordinata, il focolaio è stato contenuto. Un risultato che l’Oms definisce emblematico di quanto la preparazione possa incidere sull’esito di un’emergenza sanitaria.
Dai primi casi alla fine dell’allerta
Il bilancio complessivo parla di 14 casi confermati, nove dei quali con esito fatale, e cinque pazienti guariti. A questi si sono aggiunti cinque casi probabili, tutti deceduti. Le aree coinvolte sono state quattro distretti, tra la regione dell’Etiopia del Sud e quella di Sidama, dove le autorità sanitarie hanno attivato fin da subito misure di contenimento rafforzate. L’identificazione precoce dei casi, l’isolamento tempestivo, le cure di supporto e il rafforzamento delle pratiche di prevenzione e controllo delle infezioni nelle strutture sanitarie hanno rappresentato l’ossatura della risposta. Centrale anche il lavoro sul territorio, con il coinvolgimento diretto delle comunità colpite.
Il supporto dell’Oms sul campo
L’Organizzazione mondiale della sanità è intervenuta entro 24 ore dalla conferma ufficiale dell’epidemia, affiancando il governo etiope nella gestione dell’emergenza. Il supporto si è tradotto nel dispiegamento di decine di esperti, nel rafforzamento delle attività di sorveglianza e tracciamento dei contatti, nel potenziamento della diagnostica di laboratorio e nella gestione clinica dei pazienti. Accanto alle competenze, sono arrivate anche forniture essenziali: kit per le febbri emorragiche virali, materiali per i centri di trattamento e isolamento, attrezzature diagnostiche e mezzi per garantire l’operatività sul campo. Un insieme di interventi che ha permesso di aumentare rapidamente la capacità di risposta del sistema sanitario.
Operatori sanitari esposti e sorveglianza capillare
Nel corso dell’epidemia sono stati identificati e monitorati 857 contatti per un periodo di 21 giorni. Tre operatori sanitari sono stati infettati mentre svolgevano il loro lavoro: due non ce l’hanno fatta, uno è guarito. Un dato che mette in luce la pericolosità del virus Marburg e il rischio elevato per chi opera in prima linea, soprattutto in contesti di emergenza. “Il rapido contenimento di questa epidemia riflette una forte leadership nazionale, un coordinamento efficace e la dedizione degli operatori in prima linea e delle comunità – spiega dichiarato la ministra della Salute etiope Mekdes Daba -. La preparazione rimane essenziale per proteggere la popolazione da future minacce per la salute pubblica”.
Quando la preparazione fa la differenza
Secondo l’Oms, il successo della risposta non è stato improvvisato. Negli anni precedenti, l’Etiopia aveva investito nel rafforzamento dei laboratori, nei sistemi di sorveglianza delle malattie, nella formazione di team di intervento rapido e nel coordinamento attraverso il Centro per le operazioni di emergenza di sanità pubblica. Programmi specifici hanno consentito una diagnosi precoce e un rapido dispiegamento delle risorse. “La preparazione ha fatto guadagnare tempo, e il tempo ha salvato vite”, sottolinea Senait Tekeste Fekadu, responsabile Oms per la gestione dell’emergenza Marburg. “Mettere fine a questa epidemia così rapidamente è il segno di un sistema sanitario resiliente, ma anche un richiamo a continuare a investire nella preparazione”.
Un virus da non sottovalutare
La malattia da virus Marburg è causata da un patogeno trasmesso all’uomo principalmente dai pipistrelli frugivori e diffuso attraverso il contatto diretto con fluidi corporei o materiali contaminati. Non esistono al momento vaccini o terapie specifiche approvate, anche se diversi candidati sono in fase di sperimentazione clinica. Le cure di supporto precoci restano l’elemento decisivo per migliorare la sopravvivenza. “L’Oms accoglie con favore le misure rapide adottate dal Ministero della Salute e dal Governo dell’Etiopia e rimane impegnata a sostenere il rafforzamento delle capacità di prevenzione, individuazione e risposta alle future emergenze di sanità pubblica”, conclude il rappresentante Oms nel Paese, Francis Chisaka Kasolo.
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