Sanità 9 Gennaio 2026 15:29

Manovra 2026: passi avanti e sfide (molto) aperte

L’approvazione definitiva della Legge di Bilancio 2026 segna, tra i tanti temi, una svolta per la sanità e per il riconoscimento del caregiver familiare

di Corrado De Rossi Re
Manovra 2026: passi avanti e sfide (molto) aperte

Con la nuova Legge di Bilancio il Parlamento italiano ha tracciato un quadro di investimenti e riforme che, nelle intenzioni del Governo, mirano a rafforzare il welfare sanitario e sociale del Paese. Le nuove misure vogliono rispondere alle trasformazioni demografiche in corso, al crescente bisogno di assistenza territoriale, alla necessità di maggiore equità nell’accesso ai servizi essenziali, e soprattutto riconoscere, per la prima volta, il ruolo silenzioso ma cruciale dei caregiver familiari.

La manovra, approvata con il sostegno della maggioranza e le critiche delle opposizioni, non si limita a un bilanciamento tecnico delle risorse, ma assume una dimensione politica e culturale importante. Si configura infatti come un intervento che tenta di sanare alcune delle fragilità più strutturali del Servizio sanitario nazionale, inserendo correttivi su vari fronti: dalla sanità pubblica al settore farmaceutico, fino alla cura informale e familiare.

Sanità pubblica: aumentano le risorse, ma la sfida resta l’attuazione

Uno degli elementi centrali della legge è l’incremento del Fondo Sanitario Nazionale (FSN), che per il 2026 raggiunge i 142,9 miliardi di euro, con un aumento di 2,38 miliardi rispetto alle previsioni iniziali. Il piano prevede ulteriori aumenti nel triennio successivo, pari a 2,65 miliardi nel 2027 e altrettanti nel 2028.

Questo incremento di risorse, più volte rivendicato anche dal Ministero della Salute, ha l’obiettivo di rafforzare la capacità operativa del SSN su più livelli: ridurre le liste d’attesa, migliorare la qualità e la tempestività delle cure, sostenere la medicina territoriale, potenziare la prevenzione e intervenire in aree ad alta intensità assistenziale come la salute mentale e le cure palliative.

Per i pazienti, in particolare quelli con patologie croniche o fragilità sociali, ciò potrebbe tradursi in un accesso più agevole ai servizi diagnostici e terapeutici, in una maggiore prossimità dei punti di cura e in un miglioramento complessivo della continuità assistenziale. Tuttavia, la concreta realizzazione di questi obiettivi dipenderà dalla capacità delle Regioni di attuare in tempi rapidi le nuove misure, con piani assunzionali, investimenti organizzativi e rafforzamento della rete dei servizi di base.

Farmaci e governance della spesa: più accesso, più sostenibilità

Un altro capitolo significativo della manovra riguarda il settore farmaceutico. Vengono modificati i tetti di spesa per gli acquisti diretti e la spesa convenzionata, con l’obiettivo di razionalizzare la spesa pubblica senza compromettere l’accesso dei pazienti alle terapie più innovative. La revisione del Fondo per i farmaci innovativi, pur prevedendo risorse leggermente inferiori rispetto agli anni precedenti, introduce criteri più stringenti legati all’efficacia clinica e alla reale accessibilità dei trattamenti.

In parallelo, viene rafforzato il modello della farmacia dei servizi, con uno stanziamento stabile di 50 milioni di euro all’anno a partire dal 2026. L’intento è potenziare le farmacie come presidi sanitari di prossimità, capaci di offrire prestazioni integrate e orientate soprattutto ai bisogni dei pazienti cronici, delle persone anziane o con limitazioni funzionali.

Questo assetto disegna un sistema che ambisce a essere al tempo stesso più sostenibile e più capace di rispondere alla complessità crescente dei bisogni di cura, ma che dovrà fare i conti con l’attuazione concreta a livello regionale.

Caregiver familiari: un primo riconoscimento politico, in attesa di misure operative

Tra le novità più attese e simbolicamente rilevanti della manovra vi è l’introduzione del Fondo per i caregiver familiari. Dopo anni di richieste da parte delle associazioni e di proposte rimaste in sospeso, arriva un primo strumento normativo dedicato a chi, all’interno del proprio nucleo familiare, si fa carico quotidianamente dell’assistenza a persone con disabilità o non autosufficienza.

Il Fondo prevede una dotazione iniziale di 1,15 milioni di euro per il 2026, cifra definita da più parti come puramente simbolica, ma destinata ad aumentare sensibilmente a partire dal 2027, quando saranno disponibili 207 milioni di euro annui. Le risorse sono finalizzate a sostenere future iniziative legislative, con l’obiettivo di definire i contorni giuridici del caregiver, garantirne i diritti e costruire un sistema di tutele economiche, previdenziali e sociali.

Al momento, non sono ancora previsti strumenti operativi concreti. Saranno necessari atti normativi successivi per stabilire criteri di accesso, modalità di riconoscimento e tipologie di benefici. In questo senso, la misura rappresenta più un’indicazione di volontà politica che un intervento strutturato, ma costituisce comunque un punto di partenza importante, atteso da anni e sostenuto da una platea stimata di oltre sette milioni di persone.

Le reazioni politiche: consenso parziale, critiche sull’attuabilità

La maggioranza ha difeso la manovra come un provvedimento equilibrato e strutturale, capace di rafforzare la sanità pubblica e avviare finalmente un percorso di riconoscimento per i caregiver familiari. Secondo le forze di governo, gli stanziamenti rappresentano una base solida su cui costruire una sanità più moderna e un welfare più inclusivo.

Le opposizioni, invece, hanno evidenziato criticità significative. In particolare, viene contestata l’insufficienza delle risorse previste per il primo anno del Fondo caregiver, ritenute sproporzionate rispetto alla dimensione del fenomeno. Viene inoltre rimarcata la mancanza di strumenti immediati di tutela, come indennità, sgravi fiscali, congedi retribuiti o servizi di sollievo per le famiglie, e la generale assenza di una riforma organica della cura non professionale. Anche sul versante sanitario, vengono avanzati dubbi sull’effettiva capacità delle Regioni di utilizzare in modo efficace le nuove risorse.

Pazienti e caregiver: benefici possibili, ma ancora da costruire

Per i pazienti, soprattutto quelli con bisogni complessi o in condizioni di cronicità, la manovra 2026 potrebbe rappresentare un’opportunità concreta di miglioramento della qualità e dell’accessibilità delle cure. Le risorse aggiuntive, se ben impiegate, potranno contribuire a rafforzare la rete territoriale, ridurre le liste d’attesa e investire in settori fino a oggi spesso trascurati, come la salute mentale o la prevenzione.

Per i caregiver familiari, la previsione di un Fondo nazionale segna una svolta di riconoscimento istituzionale. Tuttavia, senza decreti attuativi e una normativa di dettaglio che traduca i principi in misure esigibili, il rischio è che l’impatto reale della misura resti limitato e si traduca in un’ennesima promessa disattesa.

Una manovra di transizione, che apre ma non risolve

La Legge di Bilancio 2026 rappresenta un momento potenzialmente decisivo per il rafforzamento della sanità pubblica e l’evoluzione del sistema di welfare. I segnali di apertura verso una visione più inclusiva dei bisogni di salute e assistenza sono evidenti, ma restano condizionati dalla capacità del sistema di passare dalla previsione alla realizzazione.

Molte delle misure introdotte richiederanno tempo, norme secondarie e scelte politiche coerenti per diventare realmente operative. La sfida non riguarda più solo la disponibilità di risorse, ma la capacità di governance e l’effettiva volontà di trasformare una dichiarazione di principio in un diritto esigibile. Pazienti, caregiver e operatori attendono ora risposte concrete, nella consapevolezza che ogni ritardo si traduce in un costo umano e sociale elevato.

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