Pandemie 1 Aprile 2026 13:09

Long Covid: paziente adulto trattato con successo grazie a terapia con anticorpi

Uno studio congiunto tra l’Istituto Spallanzani e l’Ospedale Bambino Gesù descrive il recupero completo di un paziente adulto con Long Covid severo grazie a un trattamento immunomodulante. I risultati, pubblicati su The Lancet Infectious Diseases, aprono la strada a trial clinici futuri

di Redazione
Long Covid: paziente adulto trattato con successo grazie a terapia con anticorpi

Un paziente adulto con Long Covid severo ha mostrato un recupero completo dopo una terapia con anticorpi, che ha permesso di ripristinare il corretto funzionamento del sistema immunitario. Il caso, risultato di uno studio congiunto tra l’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” e l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, è stato pubblicato su The Lancet Infectious Diseases e suggerisce un possibile approccio terapeutico per sottogruppi selezionati di pazienti, da confermare con studi clinici controllati. Il Long Covid è una condizione caratterizzata dalla persistenza o dalla comparsa di nuovi sintomi per mesi dopo l’infezione da SARS-CoV-2, senza terapia riconosciuta. Tra le manifestazioni più frequenti ci sono fatigue intensa, difficoltà cognitive, cefalea, insonnia, disturbi autonomici, intolleranza allo sforzo, dispnea e disestesie.

Il caso clinico

Il paziente, un uomo di 39 anni precedentemente sano e attivo, ha sviluppato una forma grave e persistente di Long Covid dopo due infezioni da SARS-CoV-2. Presentava fatigue invalidante, “nebbia cognitiva”, problemi di memoria e concentrazione, insonnia e sintomi di disfunzione autonomica, con impatto rilevante sulla vita personale e professionale. Nessuna terapia precedente aveva prodotto miglioramenti duraturi. L’équipe dello Spallanzani, guidata dalla Dott.ssa Marta Camici e dal Dott. Andrea Antinori, ha individuato la presenza di autoanticorpi circolanti in grado di interferire con funzioni vitali, tra cui comunicazione nervosa e tono vascolare. Per questo è stato prescritto un trattamento con immunoglobuline endovenose ad alte dosi, per tre cicli mensili. Durante la terapia, il paziente ha effettuato anche misurazioni neuropsicologiche e stimolazione neuro-cognitiva con la Dott.ssa Giulia Del Duca.

Risultati e recupero

Il miglioramento è stato rapido: già dopo il primo ciclo si è osservata una netta riduzione della fatigue e della nebbia cognitiva. Nei mesi successivi i sintomi sono progressivamente scomparsi. Dopo un anno il paziente aveva recuperato le funzioni cognitive, ripreso il lavoro e l’attività sportiva non agonistica, con una qualità di vita simile a quella pre-Covid . I ricercatori del Bambino Gesù hanno rilevato una modifica dei parametri immunologici: riduzione degli autoanticorpi diretti contro i recettori del sistema nervoso autonomo, diminuzione dei marcatori infiammatori e degli indicatori di attivazione della coagulazione. L’efficacia della terapia è stata associata alla scomparsa di un’interazione anomala tra linfociti T e monociti, potenzialmente responsabile dell’infiammazione cronica.

Prospettive future

“Questi risultati suggeriscono che in alcuni pazienti il Long Covid potrebbe derivare da una persistente disregolazione immunitaria, non necessariamente legata alla presenza del virus – spiega la Dott.ssa Marta Camici – .Le immunoglobuline non sono una terapia universale, ma potrebbero essere utili in pazienti selezionati, identificabili attraverso i biomarcatori individuati nello studio”. La Dott.ssa Eva Piano Mortari evidenzia inoltre che “il Long Covid colpisce anche i giovani e le immunoglobuline sono già utilizzate in pediatria, aprendo la possibilità di estendere questo approccio anche ai pazienti pediatrici”. I ricercatori del Bambino Gesù, tra cui la Dott.ssa Chiara Agrati e la Dott.ssa Giusi Prencipe, sottolineano che «pur trattandosi di un singolo caso, i risultati sono incoraggianti e forniscono indicazioni preziose per la progettazione di futuri trial clinici controllati”. L’obiettivo dei prossimi studi sarà identificare i pazienti che potrebbero beneficiare maggiormente della terapia, confermare l’utilità degli autoanticorpi contro i neurotrasmettitori nella diagnosi di Long Covid e chiarire i meccanismi biologici alla base della risposta al trattamento.

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