Sanità 20 Maggio 2026 12:15

Liste d’attesa in neurologia, dalla Sin otto raccomandazioni per ridurre le visite inappropriate

La Società Italiana di Neurologia ha elaborato nuove raccomandazioni per migliorare l'appropriatezza delle prime visite neurologiche. Il documento punta a ridurre gli accessi non necessari allo specialista e ad accorciare le liste d'attesa 

di I.F.
Liste d’attesa in neurologia, dalla Sin otto raccomandazioni per ridurre le visite inappropriate

Ridurre le visite neurologiche inappropriate senza limitare l’accesso alle cure specialistiche. È questo l’obiettivo delle nuove Raccomandazioni di Buona Pratica Clinico Assistenziale (RBPCA) elaborate dalla Società Italiana di Neurologia e pubblicate dall’Istituto Superiore di Sanità su richiesta del Ministero della Salute. Il documento affronta una delle criticità più rilevanti del Servizio sanitario nazionale: l’elevato numero di richieste per una prima visita neurologica, spesso legate a sintomi molto frequenti nella popolazione come cefalea, tremore e disturbi cognitivi. Condizioni che, in molti casi, possono essere gestite efficacemente dal medico di medicina generale, evitando un ricorso non necessario allo specialista e contribuendo ad alleggerire liste d’attesa sempre più lunghe. “Queste raccomandazioni rappresentano un passaggio fondamentale per migliorare l’accesso alle cure neurologiche nel nostro Paese – sottolinea il professor Mario Zappia -. L’obiettivo è evitare visite non necessarie e garantire un percorso più rapido e appropriato per i pazienti con condizioni realmente rilevanti. Non si tratta di limitare l’accesso allo specialista, ma di renderlo più efficace e mirato, rafforzando il ruolo della medicina territoriale e migliorando l’integrazione tra i diversi livelli di assistenza”.

Otto raccomandazioni per orientare medici e servizi

Le indicazioni elaborate dagli esperti individuano criteri pratici per decidere quando indirizzare il paziente al neurologo e quando, invece, la gestione può rimanere nell’ambito delle cure territoriali. In totale sono state formulate otto raccomandazioni: sei definiscono le condizioni nelle quali la visita neurologica è appropriata, mentre due individuano le situazioni in cui il ricorso allo specialista non è raccomandato. L’obiettivo è fornire uno strumento operativo che supporti sia i medici di medicina generale sia i servizi sanitari nell’organizzazione dei percorsi assistenziali.

Cefalea, attenzione ai segnali d’allarme

Uno dei capitoli principali riguarda la cefalea, tra le cause più frequenti di richiesta di visita neurologica. Secondo le nuove indicazioni, il consulto specialistico è raccomandato quando il mal di testa presenta caratteristiche che possono suggerire una patologia sottostante: esordio improvviso, peggioramento progressivo nel tempo, comparsa in età avanzata oppure associazione con sintomi neurologici. Anche le forme croniche, caratterizzate da cefalea presente per più di 15 giorni al mese, meritano una valutazione specialistica. Diversamente, le forme più comuni e non frequenti di emicrania possono essere inizialmente inquadrate e gestite dal medico di famiglia, senza necessità immediata di ricorrere al neurologo.

Tremore, non tutti i casi richiedono approfondimenti specialistici

Le raccomandazioni introducono criteri di appropriatezza anche per il tremore, distinguendo le situazioni che necessitano di approfondimenti neurologici da quelle che possono essere monitorate sul territorio. La valutazione specialistica è indicata in presenza di tremore a riposo, di nuova insorgenza, asimmetrico oppure associato ad altri segni neurologici. Al contrario, le forme lievi o riconducibili a cause facilmente identificabili possono essere affrontate inizialmente dal medico di medicina generale, riservando il neurologo ai casi più complessi o dubbi.

Disturbi cognitivi, centrale il ruolo del medico di famiglia

Un approccio analogo viene proposto per i disturbi cognitivi. Le nuove raccomandazioni valorizzano il ruolo del medico di medicina generale nel primo inquadramento diagnostico e nella valutazione iniziale del paziente. L’invio al neurologo è raccomandato nei casi in cui il deterioramento cognitivo mostri una progressione non spiegata dagli accertamenti di primo livello. Nei pazienti più anziani, con fragilità importanti o forme cognitive già avanzate, il documento suggerisce invece percorsi assistenziali differenti, come quelli geriatrici, considerati spesso più appropriati rispetto alla valutazione neurologica specialistica.

Un documento costruito con medici e pazienti

Le raccomandazioni sono state elaborate da un gruppo multiprofessionale composto da neurologi, medici di medicina generale, metodologi e rappresentanti delle associazioni dei pazienti. Il lavoro si è basato sulle migliori evidenze scientifiche disponibili e su un processo strutturato di consenso tra gli esperti. L’obiettivo finale è duplice: migliorare l’appropriatezza prescrittiva e garantire che le risorse specialistiche siano destinate prioritariamente ai pazienti che ne hanno effettivamente bisogno, contribuendo così a ridurre i tempi di attesa e a rendere più efficiente la presa in carico neurologica sul territorio.

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