Salute 19 Novembre 2025 12:50

L’ipertensione è più comune tra le persone con disturbi multipli del sonno

Le probabilità di soffrire di ipertensione è più alta tra le persone che soffrono sia di apnea notturna che di insonnia. Lo dimostra uno studio pubblicato su Annals of the American Thoracic Society

di Valentina Arcovio
L’ipertensione è più comune tra le persone con disturbi multipli del sonno

Le probabilità di soffrire di ipertensione è più alta tra le persone che soffrono sia di apnea notturna che di insonnia. Lo dimostra uno studio dell’Università di Göteborg, pubblicato sulla rivista Annals of the American Thoracic Society. L’ipertensione è uno dei principali fattori di rischio per infarto e ictus, e può avere molteplici cause, come obesità, stress o malattie renali. L’apnea notturna è già nota come fattore contribuente, ma per la prima volta questo studio dimostra che la combinazione di apnea notturna e insonnia rappresenta il fattore di rischio più importante per l’ipertensione incontrollata.

Lo studio ha coinvolto 4mila adulti di mezza età

L’apnea notturna comporta ripetute pause nella respirazione durante la notte, con conseguente carenza di ossigeno e disturbi del sonno. L’insonnia si riferisce a problemi di sonno a lungo termine, come difficoltà ad addormentarsi, risvegli frequenti durante la notte o risvegli mattutini troppo precoci. Lo studio ha coinvolto circa 4.000 adulti di mezza età selezionati casualmente dalla popolazione generale. I partecipanti sono stati sottoposti a approfonditi esami sanitari, tra cui misurazioni della pressione sanguigna e uno studio del sonno domiciliare notturno. Sono stati suddivisi in quattro gruppi: soggetti senza problemi di sonno (2.616 persone), soggetti con insonnia (404), soggetti con apnea notturna (694) e soggetti con entrambi i problemi (118). Valori pressori superiori a 140/90 mmHg sono stati considerati elevati.

Informazioni chiave per identificare i pazienti più a rischio

I risultati hanno mostrato che il 4,5% delle persone affette solo da insonnia soffriva di pressione alta, rispetto al 7,9% di quelle affette solo da apnea notturna e al 10,2% di quelle affette da entrambe le patologie. “Abbiamo notato che è proprio la combinazione di apnea notturna e insonnia a essere più chiaramente correlata all’ipertensione”, spiega Mio Kobayashi Frisk, medico presso l’Ospedale Universitario Sahlgrenska e dottorando presso la Sahlgrenska Academy dell’Università di Göteborg, nonché autore principale dello studio. “Si tratta di informazioni importanti per identificare i pazienti a maggior rischio e che necessitano di un monitoraggio più attento nell’ambito sanitario”, aggiunge.

Le abitudini del sonno sono fondamentali per ridurre la pressione

“Un buon sonno è ora parte delle raccomandazioni internazionali per la protezione della salute cardiaca”, dichiara Ding Zou, ricercatore presso la Sahlgrenska Academy dell’Università di Göteborg, altro autore dello studio. “Per i pazienti affetti sia da apnea notturna che da insonnia, il trattamento con una maschera respiratoria potrebbe non essere sempre sufficiente: anche il supporto alle abitudini del sonno o la terapia cognitivo-comportamentale possono essere importanti per ridurre il rischio di ipertensione”, conclude.

Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato

GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Advocacy 2030

Malattie rare, dalla rete nazionale all’Europa: le sfide ancora aperte per diagnosi e cure

L’attuazione del Piano nazionale malattie rare procede, ma restano criticità su diagnosi precoce, accesso ai farmaci orfani e uniformità dei percorsi assistenziali. Il punto di Ann...
di Isabella Faggiano
Advocacy e Associazioni

Giornata Mondiale del Malato: “Il prendersi cura sia responsabilità condivisa”

Il messaggio di Papa Leone XIV per la XXXIV Giornata Mondiale del Malato richiama la parabola del Buon Samaritano come chiave per leggere la cura oggi. Un invito alla compassione che diventa responsab...
di Isabella Faggiano
Advocacy e Associazioni

Fibromialgia nei LEA, FIRA: “Un passo avanti, ma resta cruciale migliorare la diagnosi”

L’inserimento della fibromialgia nei LEA rappresenta un primo riconoscimento istituzionale per i pazienti, ma resta cruciale migliorare diagnosi, percorsi di cura e personalizzazione terapeutica
di I.F.
Pandemie

Long Covid e cervello: il ruolo dell’infezione nelle complicanze neurologiche e psicologiche

Una collaborazione tra il Centro di ricerca coordinata Aldo Ravelli dell’Università Statale di Milano e università internazionali come Yale, University of California e University o...
di Viviana Franzellitti