Lavoro e Professioni 12 Luglio 2022 17:44

«Su revisione profilo e super OSS non veniamo ascoltati». Minghetti (Migep) sul nuovo profilo di Operatore socio sanitario

La bozza di revisione del profilo non convince il coordinatore del sindacato di categoria: «Abbiamo chiesto di prendere atto del lavoro fatto insieme alla FNOPI ma non ci hanno ascoltato». Forti perplessità anche sulla sperimentazione del super OSS: «Il super OSS avrà ben 35 competenze di cui 20 espressamente infermieristiche con rischi penali e civili per gli operatori»
di Francesco Torre
«Su revisione profilo e super OSS non veniamo ascoltati». Minghetti (Migep) sul nuovo profilo di Operatore socio sanitario

La revisione del profilo professionale dell’Operatore socio-sanitario (OSS), da qualche settimana approdato in conferenza Stato – Regioni, non soddisfa il sindacato di categoria Migep, che anzi parla di passo indietro rispetto alla proposta di legge presentata dalla senatrice Paola Boldrini (Pd).

«Non siamo stati ascoltati, in questa bozza non c’è nessuna evoluzione, nessun cambiamento normativo di rilievo, nulla di coerente – spiega a Sanità Informazione Angelo Minghetti, Coordinatore nazionale del Migep -. Abbiamo scritto il 21 giugno al comitato del tavolo del Ministero della Salute chiedendo di prendere spunto dal ddl Boldrini. D’accordo con gli infermieri abbiamo redatto un documento in cui si andava a determinare una nuova figura intermedia tra l’OSS e l’infermiere con un percorso formativo equivalente a livello europeo. Abbiamo chiesto di prendere atto del lavoro fatto insieme alla FNOPI ma non ci hanno ascoltato».

Tra i punti essenziali per il Migep c’è il monte ore della formazione: nel Ddl Boldrini si specifica infatti che i corsi devono avere una durata non inferiore a 1.400 ore in un arco temporale non inferiore a dodici mesi e non superiore a diciotto e un tirocinio da espletare nelle strutture e servizi in cui è previsto l’impiego di operatori socio-sanitari. Una misura non recepita nell’accordo attuale.

«I tecnici di questo tavolo – continua Minghetti – non stanno portando avanti una linea coerente, hanno riportato tutto a un monte di mille ore di formazione. A livello europeo si va da 1400 a 1800 ore, noi abbiamo chiesto di partire da 1600 e ora si ritorna a 1000 ore? È una presa in giro».

Le critiche al Super OSS

A complicare la situazione la questione del super OSS, una sperimentazione autorizzata dal ministero della Salute e messa in campo da Lombardia e Veneto per poter in qualche modo colmare la grave carenza di infermieri in atto.

«Purtroppo non ci sono spazi di mediazione, il ministro ha detto alle regioni che c’è una grossa criticità e ha concesso la sperimentazione – continua il coordinatore Migep -. Il Super OSS avrà ben 35 competenze di cui 20 espressamente infermieristiche con rischi penali e civili per gli operatori, questo non lo vogliono capire. Ci sono rischi anche a livello contrattuale perché è una figura non riconosciuta. Avallare un meccanismo solamente perché le strutture sono in seria difficoltà per il fuggi fuggi degli infermieri non va bene. Anche perché non viene previsto un adeguamento retributivo, si rimarrà con la stessa parte economica, per di più l’OSS dovrà svolgere questa formazione in orario di servizio e a spese proprie».

Non tutti gli Operatori socio-sanitari avversano questa figura intermedia perché sperano che questo meccanismo porti a un riconoscimento giuridico ed economico. «Ma non pensano alle conseguenze: se commetteremo errori risponderemo davanti al giudice, senza assicurazione e un riconoscimento professionale» sottolinea Minghetti.

Secondo Minghetti il super OSS è una contraddizione anche da un punto di vista giuridico: l’OSS non viene riconosciuto come una professione sanitaria ma solo di ‘interesse sanitario’. Al Super OSS invece verrebbero riconosciute delle competenze infermieristiche. Altre questioni su cui dovrà lavorare la conferenza delle regioni.

Il tema degli OSS nelle carceri

Altro tema caldo il destino degli OSS che hanno operato nelle carceri nel periodo pandemico: il MIGEP chiede che siano regolarizzate le posizioni dei 1500 Operatori socio-sanitari che hanno lavorato presso le RSA e gli istituti penitenziari. «C’è stata un’anomalia nell’interpretazione legislativa – spiega Minghetti -: la protezione civile ha assunto questi operatori come volontari ma in realtà non erano volontari, hanno svolto turnazioni complete di otto ore all’interno delle strutture. C’è una disattenzione totale da parte della politica che dopo la pandemia si è dimenticata delle carceri».

 

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