Non è solo una questione di calcio. Secondo una revisione dell'Edith Cowan University, il latte vaccino possiede una complessa struttura naturale che favorisce l'assorbimento dei nutrienti e contribuisce alla salute delle ossa
Per anni il dibattito si è concentrato soprattutto sui singoli nutrienti: calcio, proteine, vitamine. Ma quando si parla di salute delle ossa, il valore di un alimento potrebbe dipendere anche da qualcosa di meno visibile. È la cosiddetta “milk matrix”, la matrice del latte, ovvero l’insieme delle interazioni tra nutrienti, proteine, grassi, vitamine, minerali e composti bioattivi presenti naturalmente nel latte vaccino. A richiamare l’attenzione su questo aspetto è una revisione scientifica pubblicata sulla rivista Critical Reviews in Food Science and Nutrition dai ricercatori dell’Edith Cowan University in Australia. Secondo gli autori, guidati da Therese O’Sullivan, i benefici del latte non possono essere attribuiti a un solo componente, come il calcio, ma derivano dall’azione combinata di oltre cento sostanze organizzate in una struttura biologica complessa e altamente efficiente. “Il latte è molto più di una semplice fonte di calcio, proteine e grassi. È un alimento complesso e il modo in cui i suoi nutrienti sono organizzati sembra essere determinante per molti dei suoi effetti sulla salute”, spiegano gli studiosi.
Il ruolo della matrice del latte
La revisione ripercorre la storia del consumo di latte e analizza le evidenze disponibili sul ruolo della matrice alimentare. Gli autori sottolineano che il latte non è soltanto un insieme di nutrienti, ma un sistema biologico in cui le diverse componenti lavorano in sinergia. Questa organizzazione influenza numerosi processi fisiologici, dalla digestione all’assorbimento dei nutrienti, passando per il metabolismo dei grassi, la risposta glicemica e persino l’equilibrio del microbiota intestinale. Secondo gli studiosi, il calcio assunto attraverso il latte verrebbe utilizzato dall’organismo in modo particolarmente efficace proprio grazie alla presenza simultanea di altri elementi, come fosforo, proteine, lattosio e componenti della membrana dei globuli di grasso del latte. Un’interazione che difficilmente può essere replicata da integratori o alimenti fortificati.
Ossa più forti e meno fratture
Uno dei temi centrali della revisione riguarda la salute scheletrica. Le evidenze analizzate mostrano che il consumo regolare di latte è associato a una migliore robustezza ossea e a un minore rischio di fratture. In particolare, alcuni studi inclusi nel lavoro hanno osservato una riduzione del rischio di fratture fino al 43% nelle persone che consumavano una o due tazze di latte al giorno. Gli autori evidenziano inoltre che il calcio contenuto negli alimenti sembra offrire vantaggi diversi rispetto a quello assunto sotto forma di integratore. Alcune meta-analisi riportate nella revisione mostrano infatti risultati meno consistenti per gli integratori di calcio e, in alcune popolazioni, soprattutto tra le donne in post-menopausa, è stato segnalato un possibile aumento del rischio cardiovascolare associato alla supplementazione.
Le alternative vegetali non sono tutte uguali
Negli ultimi anni il consumo di bevande vegetali a base di soia, avena, mandorla o riso è cresciuto rapidamente. Tuttavia, gli autori invitano a non considerarle automaticamente equivalenti al latte vaccino dal punto di vista nutrizionale. Molte di queste bevande necessitano infatti dell’aggiunta di calcio, vitamine e altri micronutrienti per avvicinarsi al profilo nutrizionale del latte. Inoltre, la biodisponibilità di questi nutrienti potrebbe non essere la stessa. Non mancano poi ingredienti aggiunti come zuccheri, oli vegetali, emulsionanti e stabilizzanti utilizzati per migliorarne consistenza e sapore. Secondo i ricercatori, proprio il grado di lavorazione e la perdita della matrice naturale rappresentano una delle principali differenze tra latte vaccino e molte alternative vegetali presenti sul mercato.
Attenzione all’alimentazione dei bambini
Un capitolo particolare della revisione riguarda l’età pediatrica. Gli autori sottolineano che la completa esclusione dei latticini dall’alimentazione dei bambini richiede una pianificazione nutrizionale accurata. La sostituzione non controllata del latte con bevande vegetali potrebbe infatti favorire carenze di nutrienti essenziali come proteine, calcio, iodio e vitamina B12, con possibili ripercussioni sulla crescita e sullo sviluppo. “La convinzione che le bevande vegetali siano automaticamente più salutari non sempre trova conferma nelle evidenze scientifiche”, osserva Analise Nicholl, ricercatrice dell’Exercise Medicine Research Institute. “In particolare nei bambini, l’esclusione dei latticini richiede attenzione per evitare carenze nutrizionali significative”.
L’approccio “food first”
La conclusione degli autori è un invito a guardare oltre il singolo nutriente e a privilegiare gli alimenti nella loro interezza. Un approccio definito “food first”, che pone al centro il consumo di cibi completi e minimamente processati piuttosto che il ricorso a integratori o prodotti altamente trasformati. In quest’ottica, il latte vaccino continua a rappresentare una fonte accessibile di nutrienti essenziali e un esempio di come la struttura naturale di un alimento possa contribuire in modo significativo ai suoi effetti sulla salute.
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