One Health 18 Novembre 2025 11:56

L’Italia si prepara alle epidemie del futuro, tre giorni di confronto su ricerca e innovazione

A Roma, fino al 20 novembre, il terzo convegno organizzato dalla Fondazione Inf-Act e dall’Istituto Superiore di Sanità fa il punto sui risultati ottenuti e guarda avanti, verso nuove sfide e opportunità

di Redazione
L’Italia si prepara alle epidemie del futuro, tre giorni di confronto su ricerca e innovazione

Dalle nuove cure per la resistenza agli antibiotici alla creazione di reti di presidi sanitari, dall’implementazione di strumenti diagnostici innovativi alla condivisione di banche dati: l’Italia punta a rafforzare la preparazione alle epidemie future. Al centro di questo percorso c’è il progetto Inf-Act, finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca nell’ambito del Pnrr con 114,5 milioni di euro. A Roma, fino al 20 novembre, è in corso il terzo convegno organizzato dalla Fondazione Inf-Act e dall’Istituto Superiore di Sanità proprio per fare il punto sui risultati ottenuti finora ed anche per guardare avanti, verso nuove sfide, con l’obiettivo di creare strumenti e reti in grado di anticipare e gestire future emergenze sanitarie.

Innovazione e collaborazione per la salute pubblica

“L’evento, organizzato in prossimità della chiusura del Pnrr, non è la fine di un ciclo ma una tappa del viaggio – sottolinea Federico Forneris, presidente della Fondazione Inf-Act –. Sappiamo che è necessario proseguire questo percorso, ce lo conferma la bontà dei risultati raggiunti”. Nei tre anni di progetto, la rete scientifica multidisciplinare si è notevolmente ampliata: il partenariato esteso, originariamente costituito da 25 enti pubblici e privati, oggi coinvolge circa 70 istituzioni e oltre 800 ricercatori. Un vero e proprio ecosistema di conoscenza, pronto a scambiarsi dati, metodologie e strumenti per rispondere in modo efficace alle emergenze sanitarie.

Investire sui giovani ricercatori

Uno degli aspetti più rilevanti del progetto riguarda la valorizzazione dei giovani talenti. In questi anni sono stati reclutati oltre 120 ricercatori a tempo determinato e più di 300 collaboratori. Inoltre, è stato creato un dottorato nazionale che oggi conta oltre 90 dottorandi, con il coinvolgimento di 25 enti e un investimento complessivo di oltre 8 milioni di euro. “Abbiamo voluto sostenere non solo chi si trova all’inizio della carriera scientifica, ma anche ricercatori in fasi più avanzate – spiega Forneris –. A questo scopo è stata avviata una partnership con la Fondazione Armenise-Harvard, con un investimento di ulteriori 750mila euro, per garantire continuità e qualità nella formazione e nella ricerca”.

Guardare al futuro

Il convegno romano rappresenta un momento di confronto tra scienza e istituzioni, occasione per fare il punto sui risultati raggiunti e progettare le strategie per il futuro. In primo piano, le nuove terapie per affrontare la resistenza agli antibiotici, lo sviluppo di strumenti diagnostici più precisi e la costruzione di banche dati condivise. “Abbiamo creato una rete scientifica che funziona, ma il nostro obiettivo è rafforzarla ulteriormente – conclude Forneris –. L’innovazione e la collaborazione saranno le chiavi per affrontare le epidemie del futuro e garantire una risposta rapida e coordinata in caso di emergenza sanitaria”.


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