Uno studio su Science Translational Medicine mostra come il monitoraggio ormonale continuo possa individuare alterazioni dell’aldosterone non rilevate dai test convenzionali nei pazienti con iperaldosteronismo primario.
Una causa frequente ma spesso non riconosciuta di ipertensione arteriosa potrebbe essere individuata più facilmente grazie a un dispositivo indossabile capace di monitorare le variazioni ormonali nell’arco delle 24 ore. A indicarlo è uno studio pubblicato su Science Translational Medicine, dedicato all’iperaldosteronismo primario, un disturbo ormonale che può interessare fino a una persona su cinque tra quelle con ipertensione. La condizione è associata a un maggiore rischio di malattie cardiovascolari, ictus, diabete e altre complicanze.
La ricerca è stata condotta da ricercatori delle Università di Bristol e Manchester, nel Regno Unito, dell’Università di Bergen, in Norvegia, con collaboratori di Stoccolma e Atene. Il gruppo ha osservato che nei pazienti con iperaldosteronismo primario la produzione di aldosterone può presentare picchi sia nelle ore diurne sia durante il sonno. Proprio questi aumenti notturni potrebbero sfuggire agli esami del sangue convenzionali, generalmente effettuati durante la veglia.
Un monitoraggio continuo direttamente a casa
Per osservare l’andamento degli ormoni in condizioni il più possibile vicine alla vita quotidiana, i ricercatori hanno utilizzato U-RHYTHM, un dispositivo portatile sviluppato all’Università di Bristol. Il sistema consente di raccogliere campioni ormonali in modo continuativo mentre la persona svolge le proprie normali attività, senza la necessità di trascorrere la giornata o la notte in ospedale o in una struttura di ricerca.
Il dispositivo, leggero e delle dimensioni di un telefono cellulare, viene fissato alla vita e raccoglie i campioni attraverso la pelle. Nel corso dello studio pilota, i livelli ormonali sono stati misurati ogni 20 minuti per 24 ore, permettendo di costruire un profilo molto più dettagliato rispetto a quello ottenibile con un singolo prelievo.
Lo studio ha coinvolto 60 pazienti a Bristol, Bergen, Stoccolma e Atene. I partecipanti hanno potuto dormire e mantenere le proprie attività abituali mentre il dispositivo raccoglieva i dati. La tecnologia U-RHYTHM è stata successivamente adottata e ulteriormente sviluppata dalla società spin-off Dynamic Therapeutics, nata nel 2023.
Secondo Thomas Upton, coautore principale dello studio, l’iperaldosteronismo primario è una causa importante di ipertensione e la causa più comune di ipertensione secondaria osservata nel relativo ambulatorio. La diagnosi, ha sottolineato, può essere ritardata o non arrivare proprio a causa delle variazioni ormonali e della complessità dell’attuale percorso diagnostico.
Aldosterone, quando il singolo prelievo non basta
L’analisi si è concentrata soprattutto sull’aldosterone, un ormone prodotto dalle ghiandole surrenali che contribuisce alla regolazione dell’equilibrio tra acqua e sale nell’organismo e, di conseguenza, della pressione arteriosa. I ricercatori hanno monitorato anche due ormoni correlati, il 18-idrossicortisolo e il 18-ossocortisolo, utilizzando strumenti di analisi computazionale per studiarne le variazioni nell’arco della giornata. I risultati indicano che l’aldosterone non rimane necessariamente elevato in modo costante nei pazienti con iperaldosteronismo primario. Anche in alcune forme più gravi, i suoi livelli possono scendere temporaneamente al di sotto delle soglie utilizzate abitualmente per la diagnosi.
Questo elemento può rappresentare un limite per gli esami convenzionali. Un singolo prelievo, infatti, fotografa soltanto la situazione ormonale nel momento in cui viene effettuato. Se il campione viene raccolto durante una fase di relativa normalità, l’anomalia può non emergere.
Il monitoraggio prolungato ha invece mostrato ripetuti picchi di secrezione durante la notte, mentre il normale ritmo circadiano dell’attività ormonale risultava conservato. Il problema, quindi, potrebbe non essere soltanto quanto aldosterone viene prodotto, ma anche quando viene prodotto.
I picchi notturni indicano l’origine della malattia
I picchi ormonali osservati durante la notte provenivano dalle ghiandole surrenali e risultavano particolarmente marcati nei pazienti nei quali l’iperaldosteronismo primario era dovuto a un problema localizzato in una sola ghiandola, anziché a un coinvolgimento di entrambe. Si tratta di un dato rilevante anche dal punto di vista diagnostico, perché l’identificazione di una produzione anomala da parte di un singolo surrene può avere conseguenze sulle successive strategie terapeutiche.
Un ulteriore elemento a sostegno del legame tra i picchi e la malattia è arrivato dai pazienti sottoposti a intervento chirurgico. Dopo la rimozione della ghiandola surrenale interessata, gli insoliti andamenti ormonali sono scomparsi. L’osservazione rafforza quindi l’ipotesi che le variazioni rilevate dal dispositivo siano direttamente collegate al processo patologico.
Per Stafford Lightman, professore di Medicina all’Università di Bristol e inventore della tecnologia U-RHYTHM, i risultati suggeriscono che il modo di ricercare l’iperaldosteronismo primario potrebbe dover essere ripensato. Le linee guida dell’Endocrine Society raccomandano di prendere in considerazione questa patologia nelle persone con ipertensione.
L’attenzione potrebbe quindi spostarsi progressivamente dal valore di un singolo campione alla dinamica ormonale complessiva. In particolare, i dati notturni potrebbero contenere informazioni che gli attuali percorsi diagnostici non riescono a intercettare. Prima di un eventuale cambiamento della pratica clinica, tuttavia, saranno necessari ulteriori studi per stabilire quali parametri utilizzare e come integrare il monitoraggio dinamico nei percorsi diagnostici.
Verso una diagnosi più precoce dell’iperaldosteronismo
La ricerca apre dunque una possibile nuova prospettiva nella diagnosi delle forme secondarie di ipertensione. In futuro, l’identificazione dell’iperaldosteronismo primario potrebbe basarsi meno sulla fotografia fornita da un singolo esame del sangue e maggiormente sull’osservazione dell’andamento degli ormoni nel tempo. Il monitoraggio continuo potrebbe infatti consentire di individuare alterazioni intermittenti che, in determinate condizioni, rimangono invisibili agli accertamenti effettuati in un momento specifico.
La possibilità è particolarmente rilevante perché l’iperaldosteronismo primario rappresenta una causa di ipertensione potenzialmente trattabile e, in alcuni casi, curabile. Riconoscerlo tempestivamente potrebbe quindi permettere di intervenire sulla causa della pressione elevata e contribuire a ridurre il rischio di complicanze cardiovascolari, tra cui malattie cardiache e ictus.
Il lavoro non dimostra però che il dispositivo possa già sostituire gli esami utilizzati nella pratica clinica. Si tratta di uno studio pilota condotto su 60 pazienti e saranno necessarie ulteriori ricerche per stabilire l’accuratezza della metodica, definire le soglie diagnostiche e capire quali pazienti potrebbero trarne il maggiore beneficio. Anche l’analisi matematica e computazionale dei profili ormonali potrebbe essere ulteriormente sviluppata per individuare forme più precoci e meno evidenti della malattia.
Come sottolineato da Eder Zavala, autore senior dello studio, il monitoraggio continuo ha permesso di evidenziare un modello di picchi ormonali notturni precedentemente nascosto e potrebbe contribuire a comprendere meglio la patologia e a trattare i pazienti in maniera più efficace.
La ricerca è stata finanziata, tra gli altri, dal programma Horizon 2020 dell’Unione europea, dalla Fondazione Trond Mohn, dal Biotechnology and Biological Sciences Research Council (BBSRC), dal Medical Research Council, da University Hospitals Bristol and Weston NHS Foundation, dal Consiglio svedese per la ricerca medica e dalla Fondazione Knut e Alice Wallenberg.
Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato