Salute 15 Giugno 2026 11:25

Invertire il prediabete riduce del 58% il rischio cardiovascolare grave

Analizzando due grandi studi di lungo periodo negli Stati Uniti e in Cina, i ricercatori hanno osservato benefici duraturi per il cuore nelle persone che hanno riportato la glicemia nella norma.

di Arnaldo Iodice
Invertire il prediabete riduce del 58% il rischio cardiovascolare grave

Invertire il prediabete e riportare i livelli di glicemia nella norma potrebbe ridurre in modo significativo il rischio di gravi eventi cardiovascolari. È quanto emerge da una nuova ricerca del King’s College di Londra, pubblicata su The Lancet Diabetes & Endocrinology, che ha analizzato i dati di due grandi studi di lungo periodo condotti negli Stati Uniti e in Cina. I ricercatori hanno osservato che le persone con prediabete arrivate alla remissione hanno avuto un rischio inferiore del 58% di morte cardiovascolare o ricovero per insufficienza cardiaca. Inoltre, la probabilità di eventi cardiovascolari maggiori, come infarto e ictus, è risultata ridotta del 42%.

Il dato più rilevante è la durata del beneficio: gli effetti protettivi sono rimasti visibili per decenni dopo la normalizzazione dei valori glicemici. Secondo gli autori, la remissione del prediabete potrebbe diventare un obiettivo specifico della prevenzione cardiovascolare, accanto al controllo della pressione, del colesterolo e del fumo.

Oltre lo stile di vita: perché conta la remissione metabolica

Il prediabete è una condizione in cui i livelli di zucchero nel sangue sono superiori alla norma, ma non ancora abbastanza elevati da rientrare nei criteri diagnostici del diabete di tipo 2. È spesso considerato una fase di allarme, perché aumenta il rischio di sviluppare diabete, ma anche perché è associato a una maggiore probabilità di malattie cardiovascolari.

Il nuovo studio introduce però un elemento importante: non basta necessariamente ritardare l’arrivo del diabete, potrebbe essere decisivo riportare davvero la glicemia entro valori normali. Il gruppo guidato da Andreas Birkenfeld ha riesaminato i dati del Diabetes Prevention Program Outcomes Study statunitense e del DaQing Diabetes Prevention Outcomes Study cinese, due ricerche che hanno seguito persone con prediabete per molti anni, valutando anche interventi su alimentazione e attività fisica. Il risultato mette in discussione una convinzione diffusa: i cambiamenti dello stile di vita restano utili, ma le precedenti analisi non avevano mostrato una riduzione significativa di infarti e mortalità cardiovascolare nelle persone con prediabete. La remissione glicemica, invece, appare associata a benefici più netti e duraturi.

In altre parole, dimagrire, muoversi di più e mangiare meglio sono strumenti importanti, ma il vero indicatore di protezione potrebbe essere il miglioramento metabolico effettivamente raggiunto.

Una condizione che riguarda oltre un miliardo di persone

La portata del problema rende questi risultati particolarmente rilevanti. Secondo le stime richiamate dagli autori, oltre un miliardo di persone nel mondo soffre di prediabete. Nel Regno Unito circa un adulto su cinque presenta diabete o prediabete; negli Stati Uniti la quota supera un adulto su tre, mentre in Cina arriva al 40%.

Numeri di queste dimensioni trasformano il prediabete da questione individuale a tema centrale di sanità pubblica. Se la remissione della condizione si confermasse un obiettivo capace di ridurre in modo stabile eventi cardiaci, insufficienza cardiaca e mortalità, cambierebbe anche il modo di impostare la prevenzione. Non si tratterebbe più soltanto di evitare il diabete di tipo 2, ma di intervenire prima per ridurre il carico futuro di malattie cardiovascolari.

Un nuovo obiettivo per la prevenzione cardiovascolare

Secondo i ricercatori, la remissione del prediabete potrebbe affiancarsi ai pilastri già consolidati della prevenzione primaria: riduzione della pressione arteriosa, controllo del colesterolo e cessazione del fumo. L’ipotesi è forte perché sposta l’attenzione dal semplice consiglio comportamentale al risultato clinico misurabile: riportare il glucosio nel sangue a livelli normali. Naturalmente, questo non significa svalutare dieta sana, attività fisica e perdita di peso. Al contrario, questi interventi possono essere proprio la strada per ottenere la remissione. Ma lo studio suggerisce che il beneficio cardiovascolare non dipende genericamente dal “fare qualcosa”, bensì dal raggiungimento di un cambiamento metabolico concreto. Resta da capire quali strategie siano più efficaci, sostenibili e applicabili nei diversi contesti sanitari, anche perché il prediabete coinvolge popolazioni molto ampie e differenti tra loro.

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