Il picco influenzale sembra superato, ma la coda dell’epidemia continuerà almeno fino a fine febbraio. Fino a maggio si stima che possano ammalarsi fino a 16 milioni di italiani, di cui quasi 2 milioni sono bambini. Attenzione a scuole e asili, al centro della diffusione
La stagione influenzale del 2026 ha già colpito 9,2 milioni di italiani, con un aumento costante dei casi nelle ultime settimane. Nonostante il picco registrato a dicembre sembri ormai superato, gli esperti avvertono che la coda dell’epidemia si protrarrà almeno fino a fine febbraio, con circa 5 milioni di nuovi casi attesi. L’influenza non colpisce tutti allo stesso modo: secondo il monitoraggio dell’ISS, il 30% delle infezioni respiratorie acute segnalate è attribuibile alla vera influenza, quella che provoca sintomi severi e, in alcuni casi, complicanze come polmonite e ricoveri ospedalieri, specialmente tra anziani e soggetti fragili. Fino a maggio, l’epidemia potrebbe interessare fino a 16 milioni di persone, di cui quasi 2 milioni bambini fino ai 14 anni, rendendo la prevenzione e la gestione dei contatti nei nidi e nelle scuole una priorità cruciale per limitare la diffusione del virus.
Dati ISS andamento regionale dell’influenza: Campania doppia la media nazionale, Basilicata stabile, Puglia in crescita
Secondo il monitoraggio RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), nell’ultima rilevazione l’incidenza media dell’influenza in Italia è scesa a 12,7 casi ogni 1.000 assistiti nella terza settimana del 2026, dopo il picco registrato a dicembre, ma la circolazione dei virus respiratori rimane significativa, soprattutto tra i bambini più piccoli.
La situazione non è uniforme sul territorio: la Campania registra da settimane il valore più alto con 23,7 casi ogni 1.000 assistiti, quasi il doppio della media nazionale, mentre la Basilicata resta stabile a 21,8, confermandosi nella fascia di intensità molto alta. La Puglia, invece, mostra un incremento importante, raggiungendo 20,9 casi per 1.000 assistiti, quasi 5 punti in più rispetto alla settimana precedente.
Altre regioni presentano valori superiori alla media: la Sardegna con 18,4, l’Abruzzo con 17,3, e sia la Provincia Autonoma di Bolzano sia la Sicilia con 13,1 casi per 1.000 assistiti. Questi dati evidenziano come, nonostante l’incidenza media nazionale sia in diminuzione, alcune regioni continuino a registrare una circolazione del virus particolarmente intensa, con impatti rilevanti sulla gestione dei contatti, sulla prevenzione e sulle misure sanitarie locali.
Bambini, scuole e nidi: i principali veicoli di trasmissione dell’influenza
I bambini rappresentano i principali vettori dell’influenza, sia per la loro maggiore suscettibilità sia per i comportamenti quotidiani, come la frequentazione di scuole e nidi, che diventano ambienti particolarmente a rischio di trasmissione. La questione è stata recentemente evidenziata dai genitori Matteo Giunta e Federica Pellegrini, preoccupati per la figlia di 2 anni, ricoverata a dicembre per convulsioni febbrili. Giunta aveva espresso la sua preoccupazione sui social, sottolineando quanto sia rischioso mandare i bambini malati all’asilo, scatenando polemiche sui social.
Il virologo Fabrizio Pregliasco, direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e Medicina preventiva dell’Università Statale di Milano e direttore sanitario dell’Irccs ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio, ha chiarito il concetto: il principio espresso dai genitori è corretto, perché i bambini malati all’asilo diventano una vera e propria “bomba biologica” in grado di diffondere rapidamente il virus. Pregliasco aggiunge, per questo, come spesso si continui a mandare i bambini a scuola o a lavorare pur essendo malati. Prima della pandemia, era comune vedere l’“eroe dell’influenza”: chi si imbottiva di farmaci e andava in ufficio, diffondendo il virus. Con i bambini la situazione è ancora più delicata: la loro maggiore suscettibilità al contagio li rende efficaci “untori”, anche se apparentemente curati con farmaci sintomatici. “In un mondo ideale, il consiglio sarebbe lasciare i bambini a casa finché hanno sintomi – osserva Pregliasco – ma in Italia esiste un problema di welfare che complica le scelte dei genitori – spesso non è chiaro dove farli stare se non a scuola o al nido.
Il medico spiega inoltre il fenomeno delle convulsioni febbrili, che possono verificarsi nei bambini con febbre alta: “Si tratta di una reazione legata all’iperpiressia, più frequente nei bambini perché la loro risposta immunitaria è più potente e pronta rispetto a quella degli adulti e degli anziani. Il cosiddetto ‘febbrone da cavallo’ può scatenare convulsioni, un rischio reale ma gestibile”. Per i genitori, intervenire con lucidità è fondamentale: oltre a somministrare farmaci anticonvulsivanti, bisogna ridurre la temperatura corporea, spogliando il bambino e facendo spugnature fredde con alcol, un compito che richiede grande attenzione e responsabilità.
Come proteggersi: vaccino, alimentazione e buone pratiche igieniche
Oltre alla vaccinazione antinfluenzale, gli esperti consigliano interventi comportamentali e alimentari per sostenere il sistema immunitario e ridurre la trasmissione del virus. Camilla Pizzoni, Direttore Generale Pool Pharma, sottolinea l’importanza di nutrire correttamente il microbiota intestinale, fondamentale per le difese naturali dell’organismo: “Il microbiota è un ‘organo’ delicato che va sostenuto con un’alimentazione consapevole. Alimenti fortemente processati, industriali e zuccheri raffinati sono dannosi al suo equilibrio. Cereali integrali, legumi, pesce, frutta secca e alimenti fermentati come yogurt e kefir favoriscono un ambiente intestinale favorevole”.
La probiotica può rappresentare un supporto supplementare laddove la dieta da sola non sia sufficiente: “Il fisico, messo a dura prova dalle escursioni termiche e dal calo delle ore di luce, può beneficiare di un’integrazione probiotica per mantenere l’intestino in salute, un organo fondamentale tanto da essere definito ‘secondo cervello’”, aggiunge Pizzoni.
Sul piano comportamentale, la trasmissione avviene principalmente per via aerea attraverso starnuti e colpi di tosse, ma non vanno sottovalutati i contatti con superfici contaminate, come maniglie, smartphone, tavoli di bar o mezzi pubblici.
Pratiche utili per ridurre il rischio includono:
Queste strategie combinate – vaccino, alimentazione mirata e comportamenti igienici – rappresentano gli strumenti più efficaci per proteggersi dall’influenza e limitare la diffusione nei contatti quotidiani, in particolare nei bambini e nelle scuole, dove il virus trova terreno fertile per propagarsi rapidamente.