Salute 27 Luglio 2026 09:55

Incendi, SIMA: “Il fumo aumenta il rischio di crisi asmatiche anche a centinaia di Km di distanza”

Tra i più vulnerabili bambini, anziani, donne in gravidanza e persone con malattie respiratorie e cardiovascolari

di Redazione
Incendi, SIMA: “Il fumo aumenta il rischio di crisi asmatiche anche a centinaia di Km di distanza”

Gli incendi che stanno interessando diverse aree dell’Europa non rappresentano un rischio solo per le popolazioni direttamente coinvolte dalle fiamme. A preoccupare gli esperti è soprattutto il fumo, che può essere trasportato dalle correnti atmosferiche per centinaia, se non migliaia, di chilometri, con possibili ripercussioni sulla salute respiratoria anche in territori lontani dai roghi. A lanciare l’allarme è la Società italiana di medicina ambientale (Sima), che richiama l’attenzione sull’aumento delle concentrazioni di particolato fine (PM2.5) legato agli incendi boschivi. Secondo i dati diffusi dalla società scientifica, nel 2026 nell’Unione europea sono già andati in fumo circa 254.400 ettari, una superficie superiore alla media registrata negli ultimi vent’anni.

Il PM2.5 è il principale nemico dei polmoni

Il problema, spiegano gli esperti, non è rappresentato esclusivamente dalle fiamme, ma dalla miscela di sostanze contenute nel fumo degli incendi. Tra queste figurano particolato fine e ultrafine, monossido di carbonio, ossidi di azoto e composti organici volatili. La componente più pericolosa è il PM2.5, formato da particelle con un diametro inferiore a 2,5 micrometri, sufficientemente piccole da raggiungere gli alveoli polmonari e, in parte, entrare nel circolo sanguigno. Le evidenze scientifiche citate dalla Sima indicano che per ogni incremento di 10 microgrammi per metro cubo di PM2.5 attribuibile al fumo degli incendi, il rischio di ricovero per asma aumenta mediamente del 6%, mentre gli accessi ai servizi di emergenza per crisi asmatiche possono crescere fino al 7%.

Miani: “Il rischio sanitario riguarda anche chi vive lontano dagli incendi”

“Questi dati non significano che ogni persona esposta svilupperà una nuova diagnosi di asma, ma indicano con chiarezza che, all’aumentare delle concentrazioni di particolato, cresce il numero delle riacutizzazioni, delle crisi respiratorie e delle richieste di assistenza sanitaria”, spiega Alessandro Miani, presidente della Sima. Il presidente della società scientifica sottolinea inoltre come il rischio non si limiti alle aree direttamente interessate dagli incendi. “Il fumo degli incendi può essere trasportato dalle correnti atmosferiche per centinaia o persino migliaia di chilometri. Il rischio sanitario, quindi, non riguarda soltanto chi vive vicino ai fronti di fuoco, ma può interessare popolazioni molto più vaste, anche quando il fumo non è chiaramente visibile o l’odore di bruciato appare modesto”. Negli ultimi vent’anni, ricorda la Sima, l’esposizione al PM2.5 generato dagli incendi è aumentata di circa il 40% in Europa, segno che gli incendi boschivi stanno diventando un’emergenza sanitaria oltre che ambientale.

Le persone più vulnerabili

L’esposizione al fumo rappresenta un rischio particolare per alcune categorie di popolazione. Tra queste figurano:

  • bambini;
  • anziani;
  • donne in gravidanza;
  • persone con asma;
  • pazienti con broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco);
  • soggetti con allergie respiratorie;
  • persone affette da malattie cardiovascolari.

Anche chi lavora all’aperto o pratica attività fisica durante gli episodi di inquinamento deve prestare particolare attenzione. L’aumento della frequenza respiratoria, infatti, comporta l’inalazione di una quantità maggiore di particelle inquinanti.

Come proteggersi dal fumo degli incendi

Per limitare gli effetti dell’esposizione al PM2.5, gli esperti della Sima raccomandano di ridurre l’attività fisica all’aperto quando la qualità dell’aria peggiora, mantenere chiuse porte e finestre durante i picchi di contaminazione e aerare gli ambienti soltanto quando i livelli di particolato diminuiscono. Le persone con asma, sottolinea Miani, non devono sospendere le terapie prescritte e dovrebbero avere sempre con sé i farmaci indicati dal medico per la gestione delle eventuali crisi. Negli ambienti chiusi può essere utile utilizzare sistemi di filtrazione dotati di filtri HEPA, evitando di produrre ulteriore particolato con il fumo di sigaretta, candele, camini o fritture. Se è indispensabile uscire durante episodi di forte contaminazione, una mascherina FFP2 correttamente indossata può ridurre l’inalazione delle particelle fini, pur non garantendo una protezione completa contro tutti i gas presenti nel fumo.

La qualità dell’aria deve entrare nella gestione delle emergenze

Per la Sima è necessario che il monitoraggio della qualità dell’aria diventi parte integrante della gestione delle emergenze legate agli incendi. “Accanto alle allerte meteorologiche e alle indicazioni della Protezione civile servono informazioni tempestive sulle concentrazioni di PM2.5 e raccomandazioni sanitarie rivolte alla popolazione. Proteggere le persone dal fumo significa prevenire accessi ospedalieri e complicanze che, nei soggetti più fragili, possono diventare gravi”, conclude Miani.

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