Dalla Redazione 29 Luglio 2026 12:36

Imputabilità dei minori, SINPIA: “Ogni riforma deve basarsi su evidenze scientifiche, non su semplificazioni”

La SINPIA interviene nel dibattito sulla proposta di modifica della disciplina dell'imputabilità dei minori. "La capacità di intendere e di volere deve continuare a essere valutata caso per caso"

Il dibattito sulla disciplina dell’imputabilità dei minori deve essere affrontato “con il massimo rigore scientifico, giuridico e culturale”, evitando semplificazioni e letture ideologiche. È questo il messaggio che la Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (SINPIA) affida a un documento con cui interviene sulla proposta di modifica della normativa, chiedendo che ogni eventuale riforma sia sostenuta da evidenze scientifiche e accompagnata da un confronto approfondito e interdisciplinare. “In questi giorni il dibattito è stato arricchito da autorevoli contributi di colleghi, che hanno espresso motivate perplessità sulla proposta di modifica normativa – dichiara Elisa Fazzi, presidente della SINPIA –. La nostra società scientifica ritiene che tali riflessioni pongano questioni importanti e condivisibili, soprattutto laddove richiamano la necessità che ogni eventuale riforma sia sostenuta da solide evidenze scientifiche e accompagnata da un rafforzamento degli strumenti di prevenzione, cura e tutela dei minori”.

Il corretto utilizzo dei dati

Accanto agli aspetti giuridici, la SINPIA richiama l’attenzione sulla necessità di interpretare correttamente i dati relativi alla violenza minorile. Si tratta, sottolinea la società scientifica, di un fenomeno complesso che non può essere descritto attraverso letture parziali o interpretazioni strumentali delle statistiche. Molti degli indicatori utilizzati nel dibattito pubblico, infatti, sono influenzati da fattori normativi, culturali e organizzativi. Il numero delle denunce dipende anche dalla propensione a denunciare, dalle modalità di rilevazione e dall’intensità dell’attività investigativa. Allo stesso modo, l’aumento degli ingressi negli istituti penali minorili risente anche delle recenti modifiche legislative e non può essere interpretato automaticamente come prova di un incremento della criminalità. Lo stesso principio vale anche per i reati più gravi. Gli omicidi commessi da minorenni rappresentano fortunatamente eventi molto rari, che da decenni coinvolgono tra 20 e 30 ragazzi l’anno. Oscillazioni fisiologiche che, da sole, non consentono di parlare di un trend in crescita. Il dato va inoltre letto nel contesto dell’andamento generale degli omicidi in Italia, passati da circa 2.000 nel 1990 a 326 nel 2024. “Il dibattito pubblico sui cosiddetti ‘baby killer’ è stato talvolta alimentato da letture non corrette dei dati disponibili, mentre un’analisi rigorosa mostra come non vi siano evidenze di un aumento tale da giustificare rappresentazioni allarmistiche – afferma Antonella Costantino, past president della SINPIA –. Analogamente, anche l’incremento della popolazione detenuta negli istituti penali minorili non può essere interpretato automaticamente come indice di una maggiore criminalità, poiché risente delle recenti modifiche normative e delle modalità con cui viene applicata la legislazione vigente. Le politiche pubbliche devono fondarsi su dati affidabili, raccolti con metodologie omogenee e interpretati nel contesto delle numerose variabili demografiche, sociali e culturali che influenzano questi fenomeni”.

Il disagio degli adolescenti e la salute mentale

Richiamare a una corretta lettura dei dati non significa sottovalutare il disagio che molti professionisti osservano quotidianamente nei servizi di neuropsichiatria infantile, nelle scuole e nei contesti educativi. La SINPIA descrive situazioni di crescente complessità clinica e sociale, caratterizzate da sofferenza psicologica, impulsività, comportamenti aggressivi e difficoltà relazionali, che richiedono risposte tempestive, competenti e coordinate. Pur senza configurare un rapporto di causa-effetto diretto, la società scientifica ritiene difficile non mettere in relazione il fenomeno della delinquenza minorile con il crescente disagio che interessa una parte della popolazione adolescenziale. “Si tratta di una questione di rilevanza globale che attraversa tutti i contesti di vita degli adolescenti, non solo quelli giudiziari – sottolinea Salvatore Ferdinando Aruta, coordinatore della sezione giovani della SINPIA –. I dati europei documentano una vera e propria emergenza di salute mentale in età evolutiva: secondo l’Organizzazione mondiale della sanità un adolescente su sette tra i 10 e i 19 anni presenta un disturbo mentale. In Italia le stime indicano che circa il 10-20% di bambini e adolescenti soffre di disturbi neuropsichici. Tra i giovani coinvolti nei sistemi della giustizia minorile il quadro è ancora più complesso: la letteratura internazionale documenta che tra il 50% e l’80% presenta uno o più disturbi psichiatrici”. “Sarebbe oltremodo semplicistico spiegare il fenomeno esclusivamente in chiave psicopatologica – commenta Rosamaria Siracusano, coordinatrice della sezione di Psichiatria dell’età evolutiva della SINPIA –. Non può inoltre essere trascurata l’evidenza che una quota rilevante dei minori coinvolti in procedimenti penali proviene da contesti di svantaggio socioeconomico, spesso caratterizzati da eventi di vita avversi. La letteratura scientifica documenta come i fattori socio-ambientali sfavorevoli aumentino il rischio sia di sviluppare disturbi neuropsichici sia di mettere in atto comportamenti antisociali, favorendo più facilmente l’ingresso nei circuiti della giustizia e consolidando percorsi di esclusione anziché interromperli. La riforma si inserisce pertanto in un contesto estremamente complesso e delicato”.

La valutazione della capacità di intendere e di volere

Dal punto di vista neuropsichiatrico, ricordano gli specialisti, lo sviluppo dell’adolescente è caratterizzato da un’elevata variabilità individuale. Maturazione emotiva, controllo degli impulsi, capacità di comprendere le conseguenze delle proprie azioni e consapevolezza del significato del proprio comportamento non dipendono esclusivamente dall’età anagrafica. La capacità di intendere e di volere non si acquisisce improvvisamente al raggiungimento di una determinata età, ma matura gradualmente lungo un percorso che prosegue ben oltre l’adolescenza. Essere minorenni, precisano gli esperti, non può in alcun modo rappresentare una giustificazione per comportamenti violenti o per la commissione di reati. Per questo motivo la valutazione della capacità di intendere e di volere dovrebbe continuare a fondarsi su un accertamento individuale, evitando automatismi che rischiano di non cogliere la complessità del percorso evolutivo.

Le perplessità sull’onere della prova

Tra gli aspetti che suscitano maggiori perplessità vi è l’ipotesi di porre a carico della difesa l’onere della prova dell’incapacità di intendere e di volere. Secondo la SINPIA, una simile impostazione rischierebbe di ampliare le disuguaglianze, poiché nei contesti socialmente ed economicamente più svantaggiati potrebbe risultare più difficile accedere alle consulenze specialistiche e agli strumenti necessari per documentare adeguatamente la condizione del minore. La società scientifica richiama inoltre il confronto con gli altri Paesi europei, evidenziando come non esista un modello unico di imputabilità dei minori. Le differenti soglie previste nei vari ordinamenti riflettono equilibri diversi tra evidenze scientifiche, tradizioni giuridiche e organizzazione dei sistemi di tutela. Per questo, osserva la SINPIA, la scelta dell’età dell’imputabilità rappresenta una decisione di politica legislativa che deve essere accompagnata da adeguate garanzie e da efficaci strumenti di intervento.

Punibilità, recupero e prevenzione

Per la SINPIA il tema dell’imputabilità non può essere ridotto alla sola punibilità. La responsabilità rappresenta soprattutto l’opportunità di attivare percorsi qualificati di valutazione neuropsichiatrica e psicologica, cura, riabilitazione e accompagnamento educativo, così da favorire la responsabilizzazione del minore e prevenire nuovi reati. In quest’ottica, tutela delle vittime, sicurezza della collettività e recupero del minore non sono obiettivi alternativi, ma devono procedere insieme attraverso un rafforzamento della rete tra Servizi di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza, servizi sociali, scuola e Autorità giudiziaria minorile. La società scientifica ricorda di sostenere da anni approcci preventivi fondati sulle evidenze scientifiche. Affrontare il tema della sicurezza esclusivamente attraverso un inasprimento della risposta sanzionatoria, osserva, non è sufficiente se non si interviene contemporaneamente sui modelli educativi, sulla vulnerabilità individuale, sui fattori sociali, sull’inclusione e sul sostegno alle famiglie. La letteratura scientifica internazionale dimostra infatti che prevenzione e intervento precoce rappresentano gli strumenti più efficaci per ridurre il rischio di comportamenti antisociali, favorire il reinserimento e prevenire la recidiva. La SINPIA precisa infine di non voler esprimere un giudizio favorevole o contrario sulla proposta legislativa. “Il nostro dovere è offrire al legislatore, alle istituzioni e all’opinione pubblica le migliori conoscenze scientifiche disponibili, affinché ogni scelta sia fondata sulle evidenze e orientata alla tutela dello sviluppo dei minori, alla protezione delle vittime e all’interesse dell’intera collettività”, conclude la società scientifica, chiedendo che il confronto parlamentare coinvolga stabilmente società scientifiche, magistratura minorile, mondo della scuola, servizi sanitari e sociali e tutti i professionisti che lavorano con bambini e adolescenti.

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