Il tema è emerso nel corso del Congresso SIAMS di Modena, mentre uno studio recente su 5.114 uomini mostra un’associazione tra temperature elevate e riduzione della motilità degli spermatozoi
L’estate 2026, la più calda mai registrata in Italia dal 1950, riporta l’attenzione anche su un aspetto meno conosciuto degli effetti delle alte temperature: la salute riproduttiva maschile. Il tema è stato affrontato in questi giorni al 16° Congresso nazionale della Società Italiana di Andrologia e Medicina della Sessualità (SIAMS), in corso a Modena fino al 16 settembre. Al centro della discussione ci sono le nuove evidenze sul rapporto tra esposizione al calore e qualità del liquido seminale. Tra queste, uno studio pubblicato nell’aprile 2026 su Frontiers in Public Health ha analizzato 5.114 uomini sottoposti ad analisi del liquido seminale a Wenzhou, in Cina, valutando le temperature percepite nei 90 giorni precedenti l’esame. I risultati indicano un’associazione tra maggiore esposizione alla temperatura apparente e riduzione della motilità progressiva e totale degli spermatozoi.
La ricerca è stata condotta da un gruppo della Wenzhou Medical University, in collaborazione con lo Zhejiang Hospital e il First Affiliated Hospital della Wenzhou Medical University. I ricercatori hanno analizzato uomini che avevano effettuato un esame del liquido seminale tra il 2014 e il 2022. Dopo l’applicazione dei criteri di esclusione, il campione finale comprendeva 5.114 partecipanti, con un’età prevalentemente compresa tra 31 e 39 anni. L’obiettivo non era semplicemente confrontare uomini che vivevano in luoghi più o meno caldi, ma ricostruire quanto fossero stati esposti alle temperature nei diversi periodi precedenti alla raccolta del campione. Gli autori hanno quindi considerato cinque finestre temporali: i 90 giorni precedenti, i primi 9 giorni, i 10-14 giorni, i 15-69 giorni e i 70-90 giorni prima dell’esame. Una scelta legata alla biologia degli spermatozoi: la loro formazione e maturazione richiede infatti diverse settimane.
Il risultato più significativo riguarda la motilità degli spermatozoi, cioè la loro capacità di muoversi in modo efficace, una caratteristica fondamentale per raggiungere l’ovocita. Considerando l’intero periodo di 90 giorni, ogni aumento di 1 °C della temperatura apparente è risultato associato a una riduzione della motilità progressiva e della motilità totale. Dopo la trasformazione statistica dei dati, gli autori stimano una diminuzione di circa 0,12 punti percentuali della motilità progressiva e 0,08 punti percentuali della motilità totale per ogni grado in più. Il dato va letto correttamente: non significa che un grado in più renda un uomo infertile. L’effetto osservato per la singola variazione di temperatura è contenuto e lo studio non stabilisce una soglia oltre la quale la fertilità viene compromessa. Il possibile interesse clinico nasce piuttosto dalla possibilità che esposizioni ripetute al caldo, giorno dopo giorno, possano sommarsi nel tempo.
Uno degli aspetti più interessanti della ricerca riguarda proprio il momento dell’esposizione. L’analisi ha evidenziato una relazione non lineare tra temperatura apparente e motilità degli spermatozoi soprattutto nei 10-14 giorni precedenti la raccolta del campione. In questa fase, secondo gli autori, il rapporto tra temperatura e qualità seminale diventa particolarmente evidente. Per la motilità progressiva è stata individuata una soglia intorno ai 20,66 °C, mentre per la motilità totale il valore di riferimento individuato dall’analisi era circa 21,22 °C: oltre questi livelli, l’aumento della temperatura apparente era associato a una maggiore riduzione dei parametri di motilità. Si tratta però di valori ricavati statisticamente da quella specifica popolazione e non di una temperatura-soglia valida per stabilire il rischio di infertilità nel singolo uomo.
Un elemento importante è che il lavoro non ha rilevato lo stesso tipo di associazione per tutti i parametri del liquido seminale. Nel periodo complessivo di 90 giorni, il segnale più consistente riguarda infatti la motilità, mentre per concentrazione e numero totale degli spermatozoi le associazioni lineari non sono risultate statisticamente significative. Questo significa che parlare genericamente di “calo degli spermatozoi” sarebbe impreciso. La ricerca suggerisce soprattutto un possibile effetto del caldo sulla capacità degli spermatozoi di muoversi, mentre non dimostra che l’esposizione alle temperature elevate determini necessariamente una riduzione della loro quantità.
La spiegazione biologica parte dalla stessa anatomia maschile. I testicoli si trovano nello scroto, fuori dalla cavità addominale, perché la produzione degli spermatozoi richiede una temperatura inferiore a quella corporea interna. Quando l’organismo è sottoposto a temperature elevate per periodi prolungati, i meccanismi che normalmente consentono di disperdere il calore possono diventare meno efficaci. Lo stress termico può interferire con i processi cellulari coinvolti nella produzione e maturazione degli spermatozoi. La ricerca più recente non dimostra però quale sia, nell’uomo, il meccanismo preciso attraverso cui l’esposizione ambientale determini le variazioni osservate: gli autori sottolineano la necessità di ulteriori studi per chiarire il rapporto causale.
Il dato scientifico arriva in un momento particolarmente significativo per l’Italia. Il CNR-Ibe ha certificato l’estate 2026 come la più calda dal 1950, con una temperatura media nazionale di 24,3 °C a due metri dal suolo. Anche agosto ha segnato un record, raggiungendo 25,6 °C, cioè 3,5 °C sopra la media del periodo 1991-2020. Per la prima volta nella serie storica, luglio e agosto sono risultati consecutivamente i mesi più caldi mai registrati.
Questo dato climatico, tuttavia, non permette di dire che il caldo dell’estate 2026 abbia fatto aumentare l’infertilità in Italia. Lo studio sui 5.114 uomini è stato condotto in Cina e analizza l’associazione tra esposizione alla temperatura e parametri seminali; non misura gli effetti dell’estate italiana né dimostra che un’ondata di calore provochi infertilità. Il collegamento con l’attualità italiana sta quindi nel fatto che l’esposizione a temperature elevate sta diventando sempre più frequente, mentre la ricerca sta cercando di capire quali possano essere le conseguenze anche su funzioni dell’organismo meno immediatamente associate al caldo.
Il tema può essere particolarmente rilevante per gli uomini che stanno cercando una gravidanza e per chi è esposto quotidianamente al calore per motivi professionali. Cuochi, addetti ai forni, lavoratori delle fonderie e altre categorie che trascorrono molte ore in ambienti ad alta temperatura possono essere sottoposti a un’esposizione diversa rispetto a quella di chi affronta soltanto una giornata estiva molto calda.
In questi casi la prevenzione non riguarda soltanto il comportamento individuale. Pause in ambienti freschi, disponibilità di acqua, possibilità di raffrescamento e organizzazione del lavoro sono misure importanti per ridurre l’esposizione al calore e fanno parte della tutela della salute nei luoghi di lavoro. Per chi cerca un figlio, invece, può essere ragionevole evitare di sommare inutilmente diverse fonti di calore: per esempio esposizioni molto prolungate a sauna, idromassaggi molto caldi o ambienti estremamente surriscaldati. Non significa che queste attività provochino automaticamente infertilità, ma che, in presenza di altri fattori di rischio o durante un percorso di fertilità, ridurre le esposizioni termiche intense è una precauzione semplice.
Il caldo non è una diagnosi e uno studio sulla temperatura non può stabilire la fertilità di una singola persona. Se una coppia ha difficoltà a ottenere una gravidanza, il percorso corretto resta quello della valutazione medica, che può comprendere anche lo spermiogramma e, quando necessario, ulteriori esami. Il messaggio che arriva dal Congresso SIAMS non è quindi che una stagione molto calda renda gli uomini infertili. È piuttosto che la temperatura ambientale potrebbe rappresentare uno dei fattori modificabili che influenzano la qualità del liquido seminale e che questo aspetto merita di essere considerato nella prevenzione e nella valutazione della salute riproduttiva maschile. Il nuovo studio su oltre 5.000 uomini aggiunge un elemento importante a questa discussione, soprattutto per quanto riguarda la motilità degli spermatozoi e le settimane che precedono l’eiaculazione.
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