Molti eventi cerebrovascolari non si manifestano all’improvviso, ma sono il risultato di anni di fattori di rischio silenziosi. Ascoltare il corpo e intervenire tempestivamente è fondamentale
Sentirsi stressati dal quotidiano, entro certi limiti, è piuttosto “normale”. Il problema nasce, infatti, quando lo stato di allerta diventa costante. In queste condizioni, l’organismo mantiene attivi i sistemi fisiologici legati allo stress, aumentando i livelli di cortisolo e l’attività del sistema nervoso simpatico. Come spiega la Dott.ssa Valeria Caso, responsabile della Stroke Unit del Polo Ospedaliero di Saronno, questa condizione prolungata può indurre ipertensione, infiammazione cronica e rigidità dei vasi sanguigni, creando un terreno favorevole per aterosclerosi e trombi. Gli studi confermano che chi vive in stato di stress persistente ha più probabilità di sviluppare eventi cardiovascolari e ictus.
Il sonno notturno: una protezione naturale
Dormire bene non è solo un momento di riposo: durante la notte l’organismo regola pressione arteriosa, infiammazione e attività nervosa. La mancanza di un sonno adeguato riduce questa protezione naturale, aumentando il rischio di danni cerebrovascolari. Studi osservazionali evidenziano che dormire meno di cinque-sei ore o più di otto-nove ore per notte è associato a un incremento del rischio di ictus. Particolare attenzione meritano le persone con apnea ostruttiva del sonno, spesso non diagnosticata, che determina pause respiratorie e brusche oscillazioni pressorie notturne, con un rischio di ictus fino al doppio rispetto alla popolazione generale.
Sonnellini diurni: quando diventano un campanello d’allarme
Anche il riposo diurno può influenzare la salute cerebrovascolare. Mentre brevi sonnellini programmati possono migliorare concentrazione e memoria, sonni lunghi e involontari sembrano correlare con un aumento del rischio di ictus. Una revisione pubblicata su Sleep Medicine Reviews, che ha analizzato oltre 600mila persone, mostra che:
Il Dott. Massimo Del Sette, direttore dell’U.O.C. Neurologia del Policlinico San Martino di Genova, sottolinea che una sonnolenza diurna frequente non va ignorata: può indicare disturbi del sonno come l’apnea, che aumentano il rischio di tutti i tipi di ictus.
Prevenzione: ascoltare i segnali del corpo
“Spesso l’ictus non arriva dal nulla – commenta Andrea Vianello, presidente di A.L.I.Ce. Italia Odv –. Sintomi apparentemente banali, come stanchezza persistente o sonnolenza diurna, possono essere indicatori precoci di un rischio cerebrovascolare in aumento. Intervenire sullo stress e migliorare la qualità del sonno è un passo concreto di prevenzione”. Secondo l’associazione, la tutela del cervello passa non solo dal controllo dei fattori tradizionali – pressione alta, diabete, fumo – ma anche dalla gestione dello stress, dal monitoraggio del sonno e dall’attenzione alle pennichelle involontarie. Riconoscere questi segnali e discuterne con il medico significa proteggere la salute a lungo termine.
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