Prevenzione 10 Novembre 2025 11:36

HIV, la prevenzione diventa long acting: le iniezioni ogni due mesi convincono pazienti e medici

Il 90% dei partecipanti e l’86% dei medici lo preferiscono rispetto ad altre formulazioni. I primi dati italiani confermano sicurezza e aderenza elevate

di I.F.
HIV, la prevenzione diventa long acting: le iniezioni ogni due mesi convincono pazienti e medici

Prevenire l’infezione da HIV oggi è più semplice e più vicino ai bisogni reali delle persone. Lo confermano i risultati presentati al 20° Congresso della European AIDS Clinical Society (EACS) di Parigi, dove la Profilassi Pre-Esposizione (PrEP) iniettabile a lunga durata ha mostrato di poter rappresentare una svolta concreta nella lotta contro l’HIV. Tra le formulazioni in studio, il cabotegravir long acting emerge come la più apprezzata e ben tollerata: secondo lo studio CLARITY, il 90% dei partecipanti e l’86% degli operatori sanitari lo preferiscono rispetto a lenacapavir, un altro farmaco iniettabile in fase di sperimentazione. “Abbiamo per la prima volta un confronto diretto tra due opzioni iniettabili per la PrEP – spiega Davide Moschese, infettivologo dell’Ospedale Luigi Sacco di Milano –. Entrambe efficaci, ma la preferenza per cabotegravir dimostra quanto l’accettabilità dipenda dalla percezione dell’utente. È il primo passo verso una prevenzione personalizzata, costruita sulle esigenze di ciascuno”.

Lo studio CLARITY: efficacia, tollerabilità e preferenza

Lo studio CLARITY ha coinvolto 63 adulti HIV negativi in un disegno crossover: ciascun partecipante ha ricevuto sia una singola iniezione intramuscolare di cabotegravir sia due iniezioni sottocutanee di lenacapavir, in momenti diversi. I risultati parlano chiaro: il 69% ha giudicato cabotegravir “molto o totalmente accettabile”, contro il 48% per lenacapavir e le reazioni nel sito d’iniezione sono state 4,4 volte più frequenti con lenacapavir.

nessun evento avverso grave è stato registrato. Per Valentina Mazzotta, responsabile dell’ambulatorio di profilassi HIV e infezioni sessualmente trasmesse dell’INMI Spallanzani di Roma, “questi dati sono importanti perché mostrano come l’esperienza di somministrazione possa influenzare l’accettabilità. Capire le differenze aiuta persone e medici a scegliere ciò che meglio si adatta al proprio stile di vita, costruendo una prevenzione efficace e sostenibile”.

La persona al centro

L’infettivologa Silvia Nozza, dell’Ospedale San Raffaele di Milano, sottolinea l’aspetto umano della prevenzione: “La prevenzione funziona solo se le persone la accettano. La sensazione di normalità e benessere, la riduzione dello stigma, la minima percezione di dolore o fastidio sono fattori determinanti per il successo della PrEP”.

I dati italiani: efficacia nella vita reale

I risultati di real world arrivano dagli ospedali Sacco di Milano e Spallanzani di Roma, dove oltre 300 persone hanno aderito a un programma di accesso esteso alla PrEP iniettabile con cabotegravir.

I dati, presentati all’EACS, mostrano un quadro molto positivo:

  • ottima tollerabilità, con reazioni locali lievi e transitorie;
  • nessuna nuova infezione da HIV dopo una mediana di 28 settimane;
  • aderenza al trattamento del 92%.

“I risultati sono molto incoraggianti – conferma Moschese –. La PrEP iniettabile si è rivelata una scelta ideale per chi non può o non vuole utilizzare la formulazione orale quotidiana. È un approccio che riduce i vincoli e offre maggiore libertà, con una protezione duratura e sicura”.

Un passo avanti nella prevenzione

Le formulazioni long acting, già approvate da FDA ed EMA, rappresentano un’evoluzione importante nella prevenzione dell’HIV: semplificano l’aderenza, abbattono lo stigma e garantiscono una protezione di lunga durata. Come evidenziano gli esperti, la strada è tracciata: la prevenzione del futuro sarà personalizzata, sostenibile e inclusiva, capace di adattarsi ai diversi stili di vita e di raggiungere chi oggi resta ai margini dei programmi di prevenzione.


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