Prevenzione 21 Novembre 2025 15:56

HIV, Iss: “Stabili le nuove diagnosi, ma ancora troppo tardive”

I dati del Centro Operativo Aids dell’ISS fotografano un Paese che ancora fatica a intercettare precocemente l’infezione, nonostante la disponibilità di test, terapie efficaci e strumenti di prevenzione

di I.F.
HIV, Iss: “Stabili le nuove diagnosi, ma ancora troppo tardive”

Le nuove diagnosi di HIV in Italia nel 2024 sono state 2.379, in lieve calo rispetto alle 2.507 del 2023. Numeri che confermano un trend stabile, ma che non bastano a rassicurare gli esperti. Preoccupa infatti il persistente ritardo diagnostico: due terzi degli eterosessuali e oltre la metà degli MSM (men who have sex with men) scoprono l’infezione quando i linfociti CD4 sono già bassi, un indicatore di compromissione immunitaria. Una situazione che, secondo Barbara Suligoi, direttrice del Centro Operativo AIDS dell’ISS, impone un cambio di passo: “È necessaria una maggiore sensibilizzazione sia sulle norme di prevenzione che sull’accesso al test. Dal 2015 è in aumento la quota di diagnosi tardive; nel 2024 molti pazienti scoprono l’infezione quando è già in fase avanzata”. A richiamare l’attenzione sull’urgenza di non abbassare la guardia è anche Anna Teresa Palamara, direttrice del Dipartimento Malattie Infettive dell’ISS: “L’attenzione deve rimanere alta sull’HIV e sulle altre infezioni sessualmente trasmesse. Serve continuare a diffondere una cultura della prevenzione, soprattutto tra i giovani”.

Chi si infetta oggi: i dati 2024

Il nuovo rapporto dell’ISS delinea un profilo chiaro delle modalità di trasmissione:

  • 46,0% dei nuovi casi è legato a rapporti eterosessuali (27,9% maschi, 18,1% femmine)
  • 41,6% riguarda MSM
  • 3,8% è associato all’uso di sostanze stupefacenti

Il numero totale di persone che vivono con HIV in Italia viene stimato in circa 150mila con una prevalenza dello 0,3%. Le province con la più alta incidenza nel 2024 sono state Roma, Firenze e Milano. Quasi la metà delle persone con nuova diagnosi ha effettuato il test a causa di sintomi o patologie correlate all’HIV, mentre solo un quinto si è sottoposto al controllo dopo comportamenti sessuali a rischio. Un dato che conferma quanto sia ancora insufficiente l’uso del test come strumento routinario di prevenzione.

Diagnosi ancora troppo tardive

Il ritardo diagnostico resta il nodo più critico e riguarda il 66,5% dei maschi eterosessuali, il 61,0% delle femmine eterosessuali e il 53,2% degli MSM. L’incidenza è stabile tra gli eterosessuali, mentre si registra un lieve aumento tra gli MSM. Nel confronto europeo, l’Italia si colloca sotto la media dell’Europa occidentale.

AIDS: meno nuove diagnosi, ma il quadro è complesso

Nel 2024 sono stati notificati 450 nuovi casi di AIDS, in calo rispetto ai 613 del 2023, pari a un’incidenza di 0,8 casi per 100mila residenti. Un dato però rimane costante: l’83,6% delle persone con diagnosi di AIDS scopre di essere HIV positiva nei sei mesi precedenti, segno evidente del mancato ricorso al test nelle fasi precoci dell’infezione. Sul fronte della mortalità, dopo la diminuzione del 2021, i decessi sono risaliti nel 2022, raggiungendo quota 493. I casi prevalenti di AIDS viventi al 2022 sono 24.790.

Prevenzione e test: la chiave per invertire la tendenza

Il quadro che emerge dai dati dell’ISS è quello di un Paese in cui l’HIV non è scomparso, ma si è trasformato: incidenza stabile, terapie efficaci, ma diagnosi troppo tardive che pesano sulla salute individuale e sulla capacità di controllo dell’epidemia. Tre le priorità indicate dagli esperti: aumentare la consapevolezza sui comportamenti a rischio, ampliare l’accesso ai test, anche in modalità rapide e comunitarie e rafforzare l’educazione alla salute sessuale, in particolare tra i giovani.

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