I quartieri con più alberi abbassano il rischio cardiovascolare. Non tutti gli spazi verdi hanno lo stesso effetto: erba e arbusti possono essere meno salutari.
Non tutte le aree verdi urbane sono uguali quando si parla di salute del cuore. Uno studio multi-istituzionale guidato dall’Università della California – Davis, pubblicato su Environmental Epidemiology, mostra che vivere in quartieri con una maggiore presenza di alberi visibili è associato a una riduzione del 4% del rischio di malattie cardiovascolari. Al contrario, una maggiore percentuale di erba è risultata associata a un aumento del rischio del 6%, mentre altri spazi verdi come cespugli e arbusti a un incremento del 3%. I risultati mettono in discussione l’idea diffusa che qualunque forma di verde urbano produca automaticamente benefici per la salute.
Perché gli alberi contano più di altri spazi verdi
Le malattie cardiovascolari restano una delle principali cause di morte nei paesi industrializzati: negli Stati Uniti, nel solo 2023, hanno causato oltre 900.000 decessi, circa uno su tre. In questo scenario, anche interventi ambientali apparentemente semplici possono avere un impatto rilevante.
Secondo Peter James, primo autore dello studio e professore associato all’UC Davis, le politiche urbane dovrebbero concentrarsi sulla tutela e sull’espansione delle chiome arboree, soprattutto degli alberi maturi. Gli alberi, rispetto ai prati, offrono maggiore ombreggiatura, contribuiscono a ridurre il calore urbano, filtrano l’inquinamento atmosferico e attenuano il rumore, fattori che insieme possono tradursi in un beneficio cardiovascolare misurabile nel lungo periodo.
Un approccio innovativo basato su immagini stradali e deep learning
Per analizzare in modo più preciso il verde urbano, i ricercatori hanno adottato un metodo innovativo basato su immagini a livello stradale, simili a quelle di Google Street View, anziché affidarsi solo alle tradizionali immagini satellitari.
Attraverso algoritmi di deep learning, sono state analizzate oltre 350 milioni di immagini, in modo da distinguere tra alberi, erba e altri tipi di vegetazione dal punto di vista di un pedone. Queste informazioni sono state poi collegate ai dati di quasi 89.000 donne partecipanti al Nurses’ Health Study, confrontando la tipologia di verde entro 500 metri dalla residenza con 18 anni di dati clinici, cartelle sanitarie e certificati di morte.
Risultati inattesi, limiti e nuove domande di ricerca
L’associazione protettiva degli alberi è rimasta coerente anche considerando fattori come densità abitativa, livello di inquinamento e condizioni socioeconomiche. Più sorprendenti sono state le correlazioni negative osservate per prati e altri spazi verdi. I ricercatori ipotizzano diverse possibili spiegazioni, tra cui l’uso di pesticidi, le emissioni legate alla manutenzione del verde e una minore capacità di raffreddamento rispetto agli alberi. Lo studio presenta alcuni limiti, come una coorte composta prevalentemente da donne bianche e l’uso di immagini che rappresentano solo un’istantanea nel tempo.
Nonostante ciò, i risultati rafforzano l’idea che la qualità del verde urbano conti più della quantità, aprendo nuove prospettive per la pianificazione urbana orientata alla salute.