In Italia e in Europa, l’uso dell’intelligenza artificiale generativa tra bambini e adolescenti è ormai diffuso, con percentuali che sfiorano il 90% tra i 9 e i 16 anni. L’adozione crescente è motivata soprattutto dalla volontà di risparmiare tempo e supportare lo studio
Elisa ha 13 anni e, come molti dei suoi coetanei, conosce bene ChatGPT. Lo usa a scuola per riassumere testi o aiutarla nei compiti, ma confessa con sincerità: “Quando l’IA fa i riassunti o aiuta a fare i compiti, per me è uno svantaggio, perché così si usa meno la testa e questo contribuisce a rendere più stupida la gente”. Non è l’unica a pensarla così. Tommaso, 16 anni, aggiunge: “Quello che l’utilizzo di queste intelligenze artificiali ti toglie, secondo me, più che la creatività, è la voglia. Non ho neanche la voglia di sprecare tante ore a farlo”. Le loro parole raccontano una realtà che emerge chiaramente dall’ultimo report di Eu Kids Online, presentato in occasione del Safer Internet Day: in Italia, quasi nove studenti su dieci tra i 9 e i 16 anni hanno sperimentato strumenti di intelligenza artificiale generativa come ChatGPT.
L’uso dell’IA tra gli adolescenti italiani
L’uso principale dell’IA è legato allo studio: il 44% dei ragazzi italiani dichiara di impiegarla per riassumere o spiegare testi lunghi, mentre il 45% la utilizza semplicemente per risparmiare tempo. Ma non mancano chi la sfrutta per ottenere suggerimenti pratici su cosa fare, cosa guardare o ascoltare, o per orientarsi negli acquisti, con percentuali più alte rispetto alla media europea. Eppure, dietro l’entusiasmo, si nasconde una cautela diffusa. Il 15% dei ragazzi non usa l’IA per timore che dia informazioni fuorvianti, e molti temono che affidarsi troppo agli strumenti digitali possa ridurre la capacità di svolgere compiti di base o di pensare con autonomia. È il lato meno visibile dell’uso dell’intelligenza artificiale: un mix di curiosità, utilità e preoccupazione che accompagna ogni click e ogni risposta generata da un chatbot. Il report mette in luce anche marcate differenze di genere. Solo il 23% delle ragazze italiane ha dichiarato di aver usato l’IA per testarne i limiti, contro il 36% dei ragazzi, mentre le ragazze utilizzano maggiormente l’IA come fonte di ispirazione per la creatività. Questo “gender usage gap” rischia di ampliare le disuguaglianze nell’acquisizione delle competenze digitali e STEM.
Dipendenza digitale e salute dei giovani
Accanto all’IA, cresce la consapevolezza della dipendenza dai dispositivi digitali. Una survey condotta dall’Osservatorio Scientifico del Movimento Etico Digitale ha rilevato che il 77,5% degli studenti tra gli 11 e i 18 anni si sente dipendente da smartphone, tablet e computer. La consapevolezza degli effetti sulla salute mentale e fisica è alta: più del 91% dei ragazzi ritiene che l’uso eccessivo del digitale possa incidere sul proprio benessere, influenzando attenzione, qualità del sonno, postura e vista. Tuttavia, solo il 23% di chi ha provato a ridurre il tempo online ci è effettivamente riuscito, evidenziando un divario tra consapevolezza e capacità di controllo. “Quando oltre tre ragazzi su quattro si sentono dipendenti e più di nove su dieci riconoscono effetti sulla salute, siamo davanti a una richiesta di supporto. È sufficiente il tempo che si dedica a scuola e in famiglia a questi temi? – chiede Davide Dal Maso, presidente di Social Warning-Movimento Etico Digitale -. I giovani sanno riconoscere sia i rischi sia le opportunità di strumenti che occupano una parte molto rilevante della loro quotidianità?”, chiede ancora. Anche il pedagogista Gregorio Ceccone evidenzia che il problema non è la scarsa consapevolezza dei ragazzi, ma la mancanza di continuità educativa e regole chiare in famiglia e a scuola.
Il panorama europeo
A livello europeo, il report Eu Kids Online ha analizzato il comportamento di 25.592 bambini e adolescenti tra i 9 e i 16 anni in 17 Paesi, con approfondimenti qualitativi su 244 ragazzi tra i 13 e i 17 anni in 15 Paesi. Complessivamente, l’89% dei ragazzi europei ha dichiarato di aver usato strumenti di IA generativa. L’uso aumenta con l’età, passando dal 70% tra i 9 e i 10 anni fino al 98% tra i 15 e i 16 anni. In Europa, come in Italia, le motivazioni principali sono di tipo strumentale: risparmiare tempo, semplificare lo studio e ottenere suggerimenti pratici. Tra i paesi analizzati, la percentuale di giovani che si rivolge all’IA per consigli sulla salute o su questioni personali varia dal 15% in media europea fino al 24% in Italia. La diffidenza verso le informazioni fornite dall’IA è più marcata nei gruppi più giovani, mentre l’uso creativo diminuisce con l’età.
Educazione digitale e responsabilità collettiva
Il report evidenzia la necessità di un impegno collettivo: governi, istituzioni europee, scuole, famiglie e aziende devono lavorare insieme per garantire un uso sicuro e consapevole dell’IA e mitigare i rischi di dipendenza e perdita di competenze . “L’IA è accessibile e facile da usare, ma emergono divari di genere e di età che riproducono differenze già presenti nell’uso di internet. Serve un’educazione digitale condivisa per tutelare i diritti dei bambini e degli adolescenti”, conclude Giovanna Mascheroni, coordinatrice del team di ricerca italiano.
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