Dal disturbo evitante-restrittivo dell'alimentazione alle diete suggerite dall'intelligenza artificiale, fino all'eliminazione di glutine, latte e lattosio senza diagnosi. Al Congresso SIP l'allarme degli esperti sulle nuove fragilità alimentari di bambini e adolescenti
Per alcuni bambini il problema è l’odore, il colore o la consistenza di un alimento. Per altri, una dieta costruita da un chatbot sullo smartphone. Per altri ancora, glutine, latte o lattosio eliminati dalla tavola senza una reale necessità clinica. Il rapporto tra giovani e alimentazione sta cambiando rapidamente, assumendo forme nuove, spesso difficili da riconoscere e da intercettare precocemente. Ne sono convinti i medici riuniti a Padova per l’81° Congresso Italiano di Pediatria. Per l’occasione, gli specialisti hanno acceso i riflettori su un fenomeno che intreccia nutrizione, salute mentale, tecnologie digitali e stili di vita familiari. Accanto ai disturbi alimentari più noti, come anoressia e bulimia, infatti, stanno emergendo nuove forme di disagio che coinvolgono sia i bambini, che gli adolescenti.
Disturbi alimentari che cambiano volto
Tra le condizioni che preoccupano maggiormente i pediatri c’è l’ARFID, il disturbo evitante-restrittivo dell’alimentazione. A differenza dell’anoressia, non nasce dal desiderio di perdere peso, né da una preoccupazione per l’immagine corporea. I bambini che ne soffrono sviluppano invece un rapporto problematico con il cibo stesso: rifiutano alimenti per consistenza, colore, odore o sapore, oppure dopo aver vissuto esperienze percepite come traumatiche, come un episodio di soffocamento, vomito o forte disagio gastrointestinale. Le conseguenze possono essere importanti. Alcuni bambini arrivano a eliminare intere categorie alimentari, soprattutto frutta e verdura, fino a sviluppare carenze nutrizionali severe, rallentamento della crescita e perdita di peso. In molti casi anche la vita sociale ne risente, con il rifiuto di partecipare a feste, pranzi scolastici o altre occasioni conviviali. Secondo Antonella Diamanti, presidente della Società Italiana di Gastroenterologia, Epatologia e Nutrizione Pediatrica e responsabile dell’Unità Operativa Malattie Digestive e Riabilitazione Nutrizionale dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, si stanno osservando conseguenze che fino a pochi anni fa sembravano appartenere al passato. Tra queste anche nuovi casi di scorbuto, causati da gravi carenze di vitamina C dovute a diete estremamente selettive. Le stime indicano una prevalenza dell’ARFID compresa tra lo 0,3% e il 15,5% della popolazione pediatrica. “Al Bambino Gesù – riferisce Diamanti – negli ultimi cinque anni i casi sono aumentati di oltre il 60%”.
Quando il nutrizionista è un chatbot
Se nei più piccoli il problema è la selettività alimentare, tra gli adolescenti cresce un fenomeno completamente diverso: il ricorso all’intelligenza artificiale per ricevere consigli nutrizionali e costruire autonomamente programmi alimentari. Secondo l’Atlante dell’Infanzia a rischio di Save the Children, oltre il 92% degli adolescenti italiani utilizza strumenti di intelligenza artificiale e più del 40% si rivolge ai chatbot per ottenere suggerimenti su decisioni personali. Sempre più spesso tra queste rientrano anche alimentazione, controllo del peso e diete. I chatbot vengono percepiti come interlocutori sempre disponibili, anonimi e rassicuranti. Ma gli specialisti invitano alla prudenza, soprattutto in una fase della vita caratterizzata da profondi cambiamenti fisici e psicologici.
Diete digitali e rischi per la crescita
A suscitare preoccupazione sono i risultati di una recente ricerca pubblicata sulla rivista Frontiers in Nutrition, che ha confrontato le diete elaborate da diversi sistemi di intelligenza artificiale con quelle predisposte da professionisti della nutrizione per adolescenti. L’analisi ha evidenziato che i chatbot tendevano a proporre regimi alimentari più restrittivi, con un apporto energetico inferiore di circa 700 calorie al giorno rispetto ai piani formulati dagli specialisti. Inoltre le diete generate dall’intelligenza artificiale risultavano spesso troppo ricche di proteine e grassi e insufficienti in carboidrati. Secondo gli esperti, il problema nasce dal fatto che l’intelligenza artificiale tende a elaborare i dati in modo standardizzato, senza riuscire a valutare pienamente fattori fondamentali come crescita, sviluppo puberale, attività fisica e condizioni cliniche individuali. Il rischio non riguarda soltanto eventuali squilibri nutrizionali, ma anche la costruzione di un rapporto distorto con il cibo, fondato sul controllo ossessivo delle calorie, sull’eliminazione di alimenti e sulla paura di ingrassare.
Il boom delle diete senza glutine, latte e lattosio
Accanto ai nuovi disturbi alimentari e all’influenza dell’intelligenza artificiale, i pediatri osservano un’altra tendenza in costante crescita: l’adozione di diete restrittive senza una diagnosi medica che le giustifichi. Una survey promossa dalla Società Italiana di Nutrizione Pediatrica insieme alla Società Italiana di Pediatria, alla FIMP e alla SIPPS, condotta su oltre 460 pediatri italiani, mostra come le eliminazioni alimentari siano ormai molto diffuse. Un pediatra su tre riferisce di seguire bambini che non assumono glutine per scelta della famiglia, pur in assenza di una diagnosi specifica. La quota sale al 46% per le diete prive di proteine del latte vaccino e supera il 50% per quelle senza lattosio. Dietro queste decisioni si nascondono spesso convinzioni salutistiche, timori alimentari o semplicemente abitudini familiari che vengono estese anche ai bambini.
Restrizioni non necessarie e possibili carenze
Le diete di eliminazione rappresentano una terapia indispensabile in presenza di celiachia, allergie alimentari o altre condizioni diagnosticate. Tuttavia, spiegano gli specialisti, la situazione cambia quando le restrizioni vengono introdotte senza un reale bisogno clinico. Elvira Verduci, presidente della Società Italiana di Nutrizione Pediatrica, ricorda che una dieta senza glutine non si è dimostrata più salutare nei bambini che non presentano patologie glutine-correlate e che, se non adeguatamente monitorata, può comportare un ridotto apporto di fibre e micronutrienti. Particolarmente frequente è anche la confusione tra allergia alle proteine del latte vaccino e intolleranza al lattosio. Si tratta di condizioni profondamente diverse, ma spesso sovrapposte dalle famiglie. Il risultato è l’eliminazione non necessaria di latte e derivati, con il rischio di ridurre l’apporto di nutrienti essenziali per la crescita, come calcio e proteine.
Vegetariani e vegani sempre più giovani
L’indagine evidenzia inoltre una crescente diffusione delle alimentazioni vegetariane e vegane in età pediatrica. Più del 60% dei pediatri segue bambini che adottano una dieta vegetariana, mentre circa il 30% assiste piccoli pazienti che seguono un’alimentazione vegana. Nella maggior parte dei casi si tratta di scelte familiari motivate da ragioni etiche, culturali o salutistiche. Gli specialisti sottolineano però che queste alimentazioni richiedono una pianificazione accurata e un monitoraggio costante. In particolare, le diete vegane necessitano di una corretta integrazione di alcuni micronutrienti, soprattutto della vitamina B12, e di un percorso condiviso con professionisti esperti in nutrizione pediatrica.
Una sfida che va oltre la tavola
Secondo i pediatri, il rapporto con il cibo oggi non si costruisce soltanto a tavola. Nasce in famiglia, si sviluppa a scuola, passa attraverso i social network e sempre più spesso viene influenzato dagli strumenti digitali. Per questo la prevenzione non può limitarsi all’educazione alimentare tradizionale. Deve includere anche educazione digitale, alfabetizzazione sanitaria e sostegno alle famiglie, affinché bambini e adolescenti possano sviluppare un rapporto equilibrato con il cibo e con il proprio corpo. Come sottolinea il presidente della Società Italiana di Pediatria, Rino Agostiniani, “una delle grandi sfide della pediatria contemporanea consiste proprio nell’aiutare i più giovani a costruire competenze critiche in un mondo in cui anche algoritmi, chatbot e informazioni reperite online possono influenzare scelte alimentari, comportamenti e percezione di sé”.
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