Il 31 maggio si celebra la 25ª Giornata nazionale del Sollievo. La FNOMCeO richiama l’attenzione sulla necessità di rendere cure palliative e terapia del dolore accessibili ovunque, in modo equo e tempestivo.
“Prendersi cura significa non lasciare mai sola la persona che soffre. Significa essere accanto al malato e alla sua famiglia, ascoltare, comunicare, alleviare il dolore, custodire la dignità della persona, anche quando non è possibile guarire”.
Così il Presidente della FNOMCeO, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, Filippo Anelli, in occasione della 25ª Giornata Nazionale del Sollievo, che si celebrerà domenica 31 maggio 2026. La Giornata, promossa dal Ministero della Salute, dalla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome e dalla Fondazione Nazionale “Gigi Ghirotti”, è dedicata quest’anno al tema “Io mi prendo cura”.
“È un titolo – continua Anelli – che richiama il cuore stesso della professione medica. Il medico non cura soltanto una malattia: si prende cura della persona nella sua interezza, della sua sofferenza fisica, psicologica, morale, spirituale. La terapia del dolore, le cure palliative, l’umanizzazione dell’assistenza non sono un’aggiunta alla cura: sono parte essenziale della cura”.
Per la FNOMCeO, la Giornata del Sollievo è anche un’occasione per ribadire il valore della relazione di cura e il ruolo del medico nell’accompagnare il paziente, soprattutto nei momenti più difficili.
“La nostra deontologia – sottolinea il Presidente FNOMCeO – ci ricorda che il sollievo dalla sofferenza è un dovere del medico. Il tempo della comunicazione è tempo di cura: ascoltare il paziente, comprendere la sua storia, accompagnarlo nelle scelte, sostenere la famiglia, costruire una relazione di fiducia sono atti medici a pieno titolo. In una medicina sempre più attraversata dalla tecnologia e dall’intelligenza artificiale, questo rapporto umano diventa ancora più prezioso e insostituibile”.
“L’essenza della medicina – osserva – è quella di incontrare l’uomo: l’uomo sofferente, l’uomo che ha bisogno di una prospettiva, che ha bisogno che la medicina rappresenti anche per lui un orizzonte, una fonte di speranza per affrontare quelle malattie che ancora oggi, purtroppo, non riusciamo a guarire o curare con estrema efficacia. I risvolti della scienza sono notevoli, abbiamo fatto dei passi straordinari in avanti, però la sofferenza continua a essere un tratto costitutivo dell’uomo e il medico non che può essere colui che è accanto al malato per risolvere i suoi problemi, per alleviare le sue sofferenze. Auguro veramente a tutti i medici di svolgere questo lavoro con la passione che li caratterizza e ai malati di poter avere sempre accanto il proprio medico, anche nei momenti più difficili della loro vita”.
Cure palliative e terapia del dolore: “Il sollievo non può dipendere dal luogo in cui si vive”
La FNOMCeO richiama la necessità di rendere cure palliative e terapia del dolore realmente accessibili, in modo uniforme, equo e tempestivo su tutto il territorio nazionale.
“La Legge 38 del 2010 – afferma Anelli – ha rappresentato una conquista di civiltà, riconoscendo il diritto del cittadino ad accedere alle cure palliative e alla terapia del dolore. Ma questo diritto deve essere garantito concretamente, ovunque, senza differenze tra territori, tra ospedale e domicilio, tra centro e periferia. Il sollievo non può dipendere dal luogo in cui si vive”.
“A sedici anni dall’approvazione della Legge 38 – prosegue – dobbiamo però riconoscere che permangono ancora disuguaglianze territoriali importanti nell’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore. Non tutti i cittadini hanno le stesse possibilità di essere presi in carico in modo tempestivo, vicino al proprio domicilio, con percorsi continui e integrati. È una disparità che incide soprattutto sulle persone più fragili, sui malati cronici, sugli anziani, sui bambini con bisogni complessi e sulle famiglie, che spesso restano sole nel sostenere il peso della sofferenza”.
Per Anelli, “la piena attuazione della Legge 38 deve diventare una priorità nazionale”. Il Presidente FNOMCeO sottolinea la necessità di “superare le differenze tra Regioni, rafforzare le reti locali di cure palliative, garantire équipe multiprofessionali adeguate, investire nella formazione dei professionisti e rendere omogenei i percorsi di accesso”.
“Il diritto al sollievo non può essere un diritto a geografia variabile: deve essere garantito in modo equo, uniforme e universalistico, come parte essenziale del Servizio sanitario nazionale”.
Reti territoriali, formazione e cultura del sollievo
Secondo Anelli, occorre rafforzare “le reti territoriali, integrare ospedale, cure primarie, hospice, assistenza domiciliare; medici di medicina generale, specialisti, infermieri, farmacisti, psicologi, operatori sociosanitari e volontari”.
“Il tema scelto per il 2026, ‘Io mi prendo cura’, ci ricorda proprio questo: la cura è una responsabilità condivisa, che coinvolge professionisti, istituzioni, famiglie e comunità”.
Sulla necessità di diffondere la cultura del sollievo interviene anche Fulvio Borromei, componente del Comitato Centrale e delegato FNOMCeO per le cure palliative.
“Questa Giornata – evidenzia Fulvio Borromei, componente del Comitato Centrale e delegato FNOMCeO per le cure palliative – ci richiama a un compito fondamentale: far crescere, nella professione e nella società, la cultura del sollievo. Alleviare il dolore e accompagnare la persona fragile non è soltanto un dovere clinico e deontologico, ma una misura della civiltà del nostro Servizio sanitario. Servono formazione, competenze trasversali, informazione ai cittadini e piena integrazione delle cure palliative nella medicina del territorio”.
“Prendersi cura – conclude Anelli – vuol dire affermare che nessuna vita perde valore nella malattia, nella fragilità, nella fase finale dell’esistenza. Vuol dire riconoscere che la dignità della persona viene prima di tutto. Per questo ringraziamo tutti i medici, gli operatori sanitari, i volontari e le famiglie che ogni giorno rendono concreto il sollievo: con la competenza, con la vicinanza, con la tenerezza delle cure”.