I DCA colpiscono sempre più bambini e adolescenti, con esordio anche a 8-9 anni. La SINPIA lancia l’allarme e invita a un intervento precoce e coordinato tra famiglia, scuola e servizi sanitari
In occasione della Giornata del Fiocchetto Lilla, la SINPIA – Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza – richiama l’attenzione sul crescente fenomeno dei disturbi del comportamento alimentare tra i più giovani. Negli ultimi anni, a livello nazionale, si è registrato un aumento fino al 35%, con una riduzione progressiva dell’età di esordio. Anoressia e bulimia colpiscono l’8-10% delle ragazze e lo 0,5-1% dei ragazzi, con casi segnalati anche tra gli 8-9 anni.
ARFID: un disturbo emergente
Accanto ai disturbi più noti, cresce l’attenzione degli specialisti per l’ARFID (Avoidant/Restrictive Food Intake Disorder), il disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione di cibo. Interessa circa il 5-14% dei bambini, soprattutto maschi, e si manifesta principalmente tra i 6 e i 10 anni. Non è legato all’immagine corporea, ma a una selettività alimentare dovuta a caratteristiche sensoriali o a paure specifiche come soffocare o vomitare. Può comportare deficit nutrizionali, problemi di crescita e impatto sulla vita scolastica e sociale.
Intercettazione precoce e approccio multidisciplinare
“I disturbi del comportamento alimentare non riguardano solo il rapporto con il cibo – spiega Elisa Fazzi, presidente SINPIA – ma coinvolgono aspetti psicologici, emotivi e relazionali profondi. Riconoscere tempestivamente i segnali di disagio e garantire una presa in carico precoce e multidisciplinare è fondamentale, coinvolgendo servizi specialistici, scuola e famiglie, per accompagnare bambini e ragazzi in un percorso di cura e crescita”. Campanelli d’allarme: cambiamenti nelle abitudini alimentari, perdita o aumento significativo di peso, aumento eccessivo dell’attività fisica, isolamento sociale e preoccupazione marcata per il proprio corpo.
Famiglia al centro della prevenzione e cura
“Si tratta di condizioni psichiatriche – aggiunge Maria Pia Riccio, neuropsichiatra infantile presso l’AOU Federico II di Napoli – in cui l’ambiente familiare e sociale può concorrere al loro verificarsi, ma non ne rappresenta la causa. La famiglia va messa al centro del percorso di presa in carico: educazione alimentare, sostegno emotivo e protocolli terapeutici basati sulla famiglia sono strumenti fondamentali per prevenzione e cura”. I DCA comprendono anoressia, bulimia, ARFID e disturbo da alimentazione incontrollata (binge eating disorder). L’anoressia nervosa rappresenta circa il 60% dei casi adolescenziali e spesso si presenta insieme ad ansia, depressione, disturbi ossessivi e comportamenti autolesivi, rendendo necessario un approccio terapeutico complesso e multidisciplinare.
Pressione sociale e benessere del minore
“Se in passato i disturbi alimentari erano legati a ideali di rinuncia e controllo sul corpo – sottolinea Martina Mensi, ricercatrice all’Università di Pavia – oggi osserviamo forme legate al desiderio di aderire a standard estetici e performativi, rafforzati dai social media. Intercettare precocemente i segnali di disagio e promuovere il benessere della persona è quindi fondamentale”. La SINPIA, con la sua attività di ricerca, prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione, rimane punto di riferimento per la tutela della salute mentale nell’infanzia e nell’adolescenza, promuovendo percorsi integrati che coinvolgono famiglia, scuola e servizi sanitari.
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