Salute 5 Giugno 2026 12:11

Funzione renale, un semplice esame del sangue può prevedere il rischio di malattie e mortalità

Uno studio pubblicato su JAMA conferma il valore prognostico della funzione renale, tanto che gli esperti invitano a inserire la valutazione della funzionalità renale tra i controlli di routine

di Isabella Faggiano
Funzione renale, un semplice esame del sangue può prevedere il rischio di malattie e mortalità
 

Un semplice esame del sangue potrebbe offrire informazioni preziose non solo sullo stato di salute dei reni, ma anche sul rischio futuro di sviluppare malattie gravi o andare incontro a una morte precoce. È quanto emerge da uno studio coordinato dall’Università di Leida, pubblicato su JAMA e presentato al congresso della European Renal Association in corso a Glasgow. La ricerca conferma che la funzione renale rappresenta un indicatore affidabile della salute generale dell’organismo e rafforza il ruolo della sua valutazione nella pratica clinica quotidiana.

Lo studio su oltre seimila persone

I ricercatori hanno analizzato i dati di 6.174 adulti svedesi seguiti per quasi sei anni. A differenza di molti studi precedenti, che si basavano su stime della funzionalità renale ottenute attraverso la creatinina, gli autori hanno utilizzato una misurazione diretta del filtrato glomerulare (mGFR), considerata il metodo più accurato per valutare la capacità dei reni di filtrare il sangue. Durante il periodo di osservazione, 1.977 partecipanti sono deceduti e 426 hanno sviluppato un’insufficienza renale tale da richiedere dialisi o trapianto. L’analisi ha mostrato che, rispetto a un filtrato glomerulare di 90 mL/min/1,73 m², un valore pari a 60 mL/min/1,73 m² era associato a un aumento del 21% del rischio di mortalità per tutte le cause. Nello stesso gruppo il rischio di insufficienza renale avanzata risultava quasi triplicato. Inoltre, con la riduzione della funzione renale aumentavano progressivamente anche il rischio di scompenso cardiaco, danno renale acuto ed eventi cardiovascolari maggiori.

Una malattia spesso silenziosa

La malattia renale cronica rappresenta una delle principali sfide sanitarie dei prossimi decenni. Colpisce oggi tra il 10 e il 15% della popolazione adulta mondiale e, secondo le stime, entro il 2040 sarà tra le prime cinque cause di perdita di anni di vita. In Italia interessa almeno 4-5 milioni di persone. Il problema è che nella maggior parte dei casi viene diagnosticata tardi. La patologia, infatti, può rimanere silente per anni e manifestarsi quando oltre la metà della funzione renale è già compromessa.

Il commento della Società Italiana di Nefrologia

“I risultati di questo studio rappresentano una conferma fondamentale per la pratica clinica”, commenta Luca De Nicola, presidente della Società Italiana di Nefrologia e professore ordinario di Nefrologia all’Università della Campania “Luigi Vanvitelli”. Secondo l’esperto, la ricerca rafforza l’importanza di monitorare sistematicamente la funzionalità renale nei soggetti a rischio, considerando che il filtrato glomerulare si è dimostrato un indicatore capace di prevedere non soltanto l’evoluzione della malattia renale, ma anche la prognosi generale della persona.

Un parametro semplice che può fare la differenza

Lo studio evidenzia anche un altro aspetto rilevante: la stima del filtrato glomerulare ottenuta con gli esami di routine, basata sulla creatinina e ancor più sulla combinazione di creatinina e cistatina C, fornisce informazioni molto vicine a quelle ottenute con le misurazioni dirette più sofisticate. Per questo gli specialisti sottolineano l’importanza di includere la valutazione della funzione renale nei controlli periodici effettuati dai medici di medicina generale, dai diabetologi, dai cardiologi e dagli internisti. Individuare precocemente una riduzione del filtrato glomerulare può infatti consentire di intervenire prima che compaiano sintomi o complicanze, migliorando le prospettive di salute e riducendo il rischio di eventi gravi nel lungo periodo.


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