Non conta solo quanto si fuma, ma soprattutto quando si comincia. Un maxi studio condotto in Corea su oltre nove milioni di persone dimostra che accendere la prima sigaretta prima dei 20 anni lascia un’impronta cardiovascolare duratura
Limitare o eliminare il fumo resta uno dei pilastri della prevenzione cardiovascolare, ma una nuova ricerca aggiunge un tassello fondamentale: l’età di inizio del fumo può pesare quanto, se non più, della quantità totale di sigarette fumate nel corso della vita. A dimostrarlo è un imponente studio della Seoul National University Hospital, pubblicato sulla rivista Nature, che ha analizzato i dati di oltre 9,2 milioni di adulti coreani.
Un’impronta che resta nel tempo
Secondo i ricercatori, iniziare a fumare in adolescenza lascia una vera e propria “impronta cardiovascolare” destinata a persistere nel tempo. Chi accende la prima sigaretta prima dei 20 anni presenta infatti un rischio di infarto del miocardio più che raddoppiato rispetto ai non fumatori e un rischio di ictus aumentato di circa l’80 per cento. Un dato particolarmente rilevante è che questo aumento di rischio rimane significativo anche dopo aver tenuto conto del numero complessivo di sigarette fumate nella vita, misurato in pacchetti-anno. In altre parole, a parità di esposizione al tabacco, chi ha iniziato prima sta peggio. Un elemento che cambia il modo di interpretare il legame tra fumo e malattie cardiovascolari e rafforza l’idea che l’adolescenza rappresenti una finestra di vulnerabilità biologica.
I numeri dello studio
Lo studio ha seguito per circa nove anni quasi 3,7 milioni di fumatori, confrontandoli con i non fumatori. Tra i partecipanti, oltre il 23 per cento aveva iniziato a fumare prima dei 20 anni e una quota non trascurabile addirittura prima dei 15. Nei fumatori con un’elevata esposizione cumulativa al tabacco, l’inizio precoce si è associato ai rischi più elevati: infarto, ictus, eventi cardiovascolari combinati e mortalità per tutte le cause risultavano significativamente più frequenti rispetto a chi aveva iniziato a fumare in età adulta. L’analisi mostra anche una chiara relazione dose-risposta: più precoce è l’età di inizio, maggiore è il rischio, indipendentemente dalla quantità totale di fumo consumata. Un segnale che suggerisce come il danno vascolare inizi molto presto e possa accelerare l’invecchiamento biologico delle arterie.
Prevenzione: la vera partita si gioca prima
I risultati dello studio sottolineano l’urgenza di rafforzare le politiche di prevenzione rivolte ai più giovani. Non si tratta solo di promuovere la cessazione del fumo negli adulti, ma di impedire che bambini e adolescenti inizino a fumare, perché il danno che si produce in quella fase della vita sembra essere solo in parte reversibile, anche dopo aver smesso. Ritardare l’età della prima sigaretta, concludono gli esperti, potrebbe tradursi in un beneficio cardiovascolare enorme su scala di popolazione, riducendo nel lungo periodo infarti, ictus e morti premature. Una strategia di salute pubblica che parte da lontano, ma che può fare davvero la differenza.
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