Salute 27 Marzo 2026 10:35

Freddo e cuore: quando la temperatura scende aumenta il rischio cardiovascolare

Il freddo pesa più del caldo sulla salute del cuore. Uno studio presentato al congresso dell’American College of Cardiology mostra un aumento significativo della mortalità cardiovascolare nei mesi più rigidi

di I.F.
Freddo e cuore: quando la temperatura scende aumenta il rischio cardiovascolare

Non è solo il caldo estremo a mettere sotto pressione il cuore. Anche il freddo, spesso percepito come meno pericoloso, può avere un impatto rilevante sulla mortalità cardiovascolare. È quanto emerge da uno studio statunitense presentato al congresso annuale dell’American College of Cardiology, che ha analizzato il legame tra temperature e decessi per malattie cardiovascolari, evidenziando un aumento dei rischi nei periodi più freddi dell’anno. I dati mostrano infatti come nei mesi caratterizzati da temperature più basse si registrino tassi più elevati di mortalità per infarto, ictus e coronaropatie rispetto alle stagioni più miti. Un segnale che richiama l’attenzione anche in un contesto come quello attuale, segnato da improvvisi ritorni del freddo.

Una curva a U che racconta il rischio

Analizzando oltre vent’anni di dati raccolti in 819 località degli Stati Uniti, i ricercatori hanno individuato una relazione precisa tra temperatura e mortalità cardiovascolare. Il punto di equilibrio si colloca intorno ai 23 gradi: al di sotto e al di sopra di questa soglia il rischio aumenta progressivamente. Ne emerge una curva a U, già osservata in studi precedenti, ma con una caratteristica chiara: il lato del freddo è decisamente più ripido. In altre parole, se anche il caldo contribuisce ad aumentare i decessi, è il freddo a incidere in misura più marcata. Le stime parlano di circa 40mila morti cardiovascolari in eccesso ogni anno attribuibili alle basse temperature, contro circa 2mila legati al caldo.

I meccanismi: cosa accade all’organismo

Alla base di questo aumento del rischio ci sono diversi meccanismi fisiologici. L’esposizione al freddo provoca vasocostrizione, con conseguente aumento della pressione arteriosa, e attiva processi infiammatori che possono favorire eventi cardiovascolari acuti. A essere più vulnerabili sono soprattutto gli anziani e le persone con patologie croniche, come diabete, insufficienza cardiaca o malattie renali. In questi soggetti, anche variazioni termiche non estreme possono tradursi in un aumento significativo del rischio.

Un impatto destinato a crescere

Come sottolinea l’autore principale dello studio, Pedro Rafael Vieira De Oliveira Salerno, il peso del freddo sulla salute potrebbe diventare ancora più rilevante nei prossimi anni, in parallelo con l’aumento delle malattie croniche nella popolazione. Un aspetto che invita a riconsiderare anche il modo in cui si affronta il tema dei cambiamenti climatici. L’attenzione si concentra spesso sulle ondate di calore, ma il freddo estremo rappresenta un rischio altrettanto concreto, che richiede strategie di prevenzione e risposta adeguate.

Preparare i sistemi sanitari

I risultati dello studio offrono indicazioni utili anche sul piano organizzativo. Durante i periodi di freddo intenso, è prevedibile un aumento delle richieste di assistenza sanitaria e dei ricoveri per cause cardiovascolari. Per questo, sottolineano i ricercatori, è fondamentale che i sistemi sanitari siano pronti a gestire picchi di domanda, rafforzando i servizi di emergenza e le strutture ospedaliere nei momenti più critici. Lo studio, in corso di pubblicazione su American Journal of Preventive Cardiology, rappresenta un ulteriore tassello nella comprensione del rapporto tra ambiente e salute, confermando come la prevenzione passi anche dalla capacità di adattarsi alle variazioni climatiche.

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