La frana di Niscemi interessa un fronte di 4 km della collina che scivola verso la piana di Gela, minacciando case, strade e quartieri. I geologi parlano di un rischio noto da anni che peggiora con maltempo e crisi climatica. Oltre 1.500 persone già evacuate, WWF avverte: “Senza interventi strutturali urgenti il pericolo di nuovi cedimenti rimane altissimo”
La collina di Niscemi continua a scivolare verso la piana di Gela, trascinando con sé terreni instabili e mettendo a rischio interi quartieri. Il fronte in movimento si estende per diversi chilometri e il terreno, già impregnato dalle piogge intense e dagli effetti del ciclone Harry, mostra segni di cedimento costante.
Le autorità locali monitorano la situazione 24 ore su 24, mentre la popolazione vive in costante apprensione per possibili ulteriori smottamenti. Secondo gli esperti, senza interventi urgenti per stabilizzare il terreno, le conseguenze potrebbero essere devastanti per la sicurezza e le infrastrutture della città.
Sfollati e danni alle abitazioni
Le persone evacuate sono, al momento, oltre 1.500 e sono state trasferite temporaneamente in strutture pubbliche o ospitate da parenti, mentre interi quartieri come Sante Croci e Trappeto sono stati dichiarati inagibili. Le principali strade della città sono chiuse per motivi di sicurezza, isolando alcune zone e complicando gli spostamenti, gli interventi di emergenza e le operazioni di monitoraggio della Protezione Civile. Gli abitanti vivono giorni di grande tensione e incertezza, con la paura permanente che il movimento del terreno possa avanzare ulteriormente.
Impatto sulla vita quotidiana e infrastrutture
In alcune zone, le pareti di terra superano i 20 metri di altezza, aumentando il rischio di crolli improvvisi e danni a edifici e infrastrutture. Le abitazioni più vicine al margine della frana risultano già compromesse, mentre molte strade e collegamenti sono danneggiati, con difficoltà negli approvvigionamenti. La chiusura dei principali assi viari ha isolato intere zone, rendendo ancora più complessa la gestione dell’emergenza. La combinazione tra movimento del terreno, piogge violente e ciclone Harry mantiene la situazione instabile, con conseguenze potenzialmente gravi per la sicurezza e la vita quotidiana della popolazione.
Composizione geologica e dinamica del cedimento
La collina interessata dal crollo è costituita da strati superficiali sabbiosi poggiati su argille impermeabili, una combinazione che favorisce scivolamenti rotazionali e crolli verticali quando il terreno è saturo d’acqua. Le forti piogge degli ultimi giorni hanno ulteriormente compromesso la stabilità, accelerando il movimento e aumentando il rischio per abitazioni e infrastrutture. La frangia della frana continua a muoversi in maniera continua. I geologi evidenziano che senza interventi urgenti per consolidare il terreno e proteggere le zone più esposte, il fenomeno potrebbe proseguire nei prossimi giorni con effetti devastanti.
La frana e il rischio storico a Niscemi
Il fenomeno che oggi minaccia la città non è improvviso. Niscemi poggia su un terreno storicamente fragile, con criticità documentate da oltre 230 anni. Il caso più recente risale al 1997, quando smottamenti simili provocarono evacuazioni di centinaia di famiglie, danni ingenti a edifici e strade e interruzioni nei collegamenti con la piana circostante. Gli esperti sottolineano che la situazione attuale è aggravata dalla saturazione dei terreni argillosi, dall’urbanizzazione e dagli eventi meteorologici estremi, rendendo il rischio di nuovi cedimenti persistente.
WWF: territorio sempre più fragile
Il WWF Italia evidenzia come la frana di Niscemi rappresenti un campanello d’allarme per territori sempre più vulnerabili a causa della crisi climatica e del consumo di suolo. L’associazione denuncia l’approccio emergenziale e la mancanza di politiche preventive efficaci, sottolineando la necessità di interventi strutturali mirati.
Secondo il WWF, è urgente:
L’associazione sottolinea che non intervenire ora significa compromettere sicurezza, economia e futuro del Paese, rendendo inevitabili ulteriori emergenze in territori fragili come Niscemi.