Salute 12 Maggio 2026 09:37

Football americano, i microtraumi cranici sotto accusa: effetti osservati anche sull’intestino

Anche i colpi alla testa che non provocano una commozione cerebrale potrebbero alterare il microbioma intestinale. È quanto emerge da uno studio pubblicato su PLOS One e condotto su giocatori universitari di football americano

di Isabella Faggiano
Football americano, i microtraumi cranici sotto accusa: effetti osservati anche sull’intestino

Non soltanto le commozioni cerebrali conclamate. Anche gli impatti alla testa che non provocano sintomi evidenti potrebbero avere conseguenze biologiche misurabili. A suggerirlo è uno studio pubblicato sulla rivista PLOS One da un gruppo di ricercatori della Colgate University, negli Stati Uniti, guidato da Ahmet Ay e Kenneth Douglas Belanger. La ricerca ha monitorato per un’intera stagione agonistica sei giocatori universitari NCAA Division I di football americano, analizzando l’associazione tra colpi alla testa ripetuti e modificazioni del microbioma intestinale. Secondo gli autori, i risultati rappresentano le prime evidenze di una possibile connessione tra impatti cranici non commotivi e alterazioni della flora batterica intestinale.

Microbioma modificato entro pochi giorni dagli impatti

Per seguire gli atleti, i ricercatori hanno utilizzato sensori integrati nei caschi per registrare intensità e frequenza dei colpi alla testa, insieme a sistemi GPS per monitorare l’attività fisica durante allenamenti e partite. Parallelamente sono stati raccolti e analizzati 226 campioni fecali nel corso della stagione, oltre a questionari relativi a sonno, stress, alimentazione, uso di farmaci e stile di vita. I dati mostrano che entro 48-72 ore dopo impatti considerati significativi si verificano cambiamenti nella diversità e nella composizione del microbioma intestinale. In particolare, alcune popolazioni batteriche, tra cui Coriobacteriales, Prevotellaceae e Prevotella, tendevano a diminuire dopo i colpi alla testa, mentre aumentava il genere Ruminococcus. Alterazioni che, spiegano gli autori, erano già state associate in precedenti studi a processi infiammatori e lesioni cerebrali.

Impatti ripetuti e possibili effetti cumulativi

Lo studio evidenzia inoltre che il microbioma intestinale degli atleti cambiava progressivamente nel corso dell’intera stagione agonistica. Secondo i modelli matematici utilizzati dai ricercatori, gli effetti cumulativi degli impatti ripetuti potrebbero contribuire a queste alterazioni, anche tenendo conto di altri fattori in grado di influenzare il microbioma, come dieta, qualità del sonno, stress, attività fisica e uso di farmaci antinfiammatori. Gli autori ricordano che un giocatore di football americano può subire da 100 a 1.000 impatti alla testa nel corso di una singola stagione, spesso senza sviluppare sintomi neurologici evidenti.

Il legame tra cervello e intestino

Negli ultimi anni il microbioma intestinale è diventato uno dei principali ambiti di ricerca nel rapporto tra intestino, sistema immunitario e cervello. Diversi studi avevano già dimostrato che i traumi cranici lievi e alcune malattie neurologiche possono alterare l’equilibrio della flora batterica intestinale, favorendo processi infiammatori. Secondo gli autori, anche i colpi alla testa “subclinici”, cioè non associati a una vera commozione cerebrale, potrebbero quindi contribuire a modificare questo equilibrio biologico. “Per quanto ne sappiamo, questo è il primo studio a esaminare le connessioni tra impatti alla testa e composizione del microbioma intestinale”, ha dichiarato Kenneth Douglas Belanger.

I limiti dello studio

I ricercatori invitano però alla cautela nell’interpretazione dei risultati. Lo studio ha coinvolto infatti soltanto sei partecipanti e non prevedeva un gruppo di controllo. Per questo motivo i dati consentono di individuare correlazioni, ma non di dimostrare un rapporto causale diretto tra impatti cranici e alterazioni del microbioma. Serviranno quindi studi più ampi e approfonditi per chiarire se queste modificazioni abbiano conseguenze cliniche reali e se possano influenzare il recupero neurologico dopo traumi ripetuti. Nonostante i limiti, secondo gli autori il lavoro apre nuove prospettive di ricerca sul rapporto tra cervello e intestino e sull’importanza di monitorare anche i colpi alla testa apparentemente “minori”, spesso considerati privi di conseguenze.

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