A pochi giorni dalla Giornata mondiale della fibromialgia, presentata in Campidoglio l’iniziativa “Viaggia con noi”, promossa insieme a CFU-Italia, che porterà sui mezzi pubblici della Capitale 600mila biglietti Atac dedicati alla sensibilizzazione sulla malattia
Un biglietto viola che viaggia tra autobus, tram e metropolitane per raccontare una malattia ancora troppo spesso invisibile. A pochi giorni dalla Giornata mondiale della fibromialgia, che si celebra domani 12 maggio, il Campidoglio ha ospitato la presentazione di “Viaggia con noi”, l’iniziativa promossa insieme all’associazione CFU-Italia che porterà in circolazione 600mila biglietti Atac dedicati alla sensibilizzazione sulla fibromialgia. Sul titolo di viaggio campeggia la scritta “Fibromialgia, noi ci siamo”, accompagnata dal colore simbolo della patologia e da un QR code che permette di accedere a informazioni e approfondimenti dedicati alla sindrome.
Un viaggio iniziato un anno fa
Dietro il progetto c’è un percorso istituzionale iniziato mesi fa. A raccontarlo, in un’intervista a Sanità Informazione, è Dario Nanni, consigliere di Roma Capitale, che ha fortemente sostenuto l’iniziativa. “Un anno fa avevo preso l’impegno di provare a far stampare sui biglietti Atac una campagna a sostegno della fibromialgia e dell’associazione CFU-Italia – spiega -. Da quell’impegno è nato un atto, approvato in Consiglio comunale, che chiedeva all’amministrazione di attivarsi concretamente. Dopo incontri, confronti e lavoro condiviso, oggi quel percorso è diventato realtà”. Per Nanni si tratta di un segnale importante non solo per Roma, ma anche a livello nazionale: “Nel nostro Paese ci sono oltre tre milioni di persone affette da questa sindrome, che però resta ancora una patologia invisibile e non riconosciuta. Roma Capitale ha scelto di fare la sua parte per contribuire a far conoscere questa condizione e auspico che possa essere anche uno stimolo per arrivare finalmente al riconoscimento nazionale”.
“Far diventare visibile ciò che nessuno vede”
L’obiettivo dell’iniziativa è proprio quello di costruire maggiore consapevolezza intorno a una malattia cronica caratterizzata da dolore diffuso, stanchezza persistente e sintomi spesso difficili da comprendere dall’esterno. “Cambiare il logo del Bit, renderlo viola e dedicarlo alla fibromialgia significa far diventare visibile quello che troppo spesso nessuno ha voluto vedere”, evidenzia Nanni. I 600mila biglietti distribuiti sui mezzi pubblici romani diventeranno così strumenti quotidiani di informazione e sensibilizzazione, raggiungendo cittadini, pendolari e turisti.
Il ruolo delle istituzioni e di CFU-Italia
Il progetto è nato dalla collaborazione tra Roma Capitale, Atac e CFU-Italia, associazione che da anni porta avanti attività di supporto, ascolto e informazione dedicate alle persone con fibromialgia. “Questa iniziativa rappresenta un gesto concreto di sostegno verso milioni di malati”, ricorda il Consigliere Nanni, ringraziando l’assessore alla Mobilità Eugenio Patanè e Atac “per aver sostenuto fin dall’inizio la volontà di dare un contributo reale alle persone affette da fibromialgia”. Nel corso della presentazione è stato sottolineato anche il lavoro quotidiano portato avanti dall’associazione, rappresentata dalla presidente Barbara Suzzi e dalla vicepresidente Catia Bugli, figure storiche del direttivo nazionale di CFU-Italia. Presenti anche le referenti di CFU-Italia Lazio e Roma, Carla Petroni, Flavia Forcucci e Nicoletta Giuli, insieme alle socie operative impegnate ogni giorno nel sostegno ai pazienti e nelle attività di sensibilizzazione sul territorio. Nel mese di maggio, particolarmente significativo per l’associazione, oltre alla Giornata mondiale della fibromialgia, CFU-Italia celebra anche i suoi primi dieci anni di attività.
Un biglietto che diventa messaggio
Per CFU-Italia il biglietto viola rappresenta molto più di un semplice titolo di viaggio: “Ogni biglietto racconta una storia e ogni passaggio tra le mani delle persone diventa un’occasione per conoscere e comprendere”. L’iniziativa punta infatti a trasformare un oggetto quotidiano in un messaggio collettivo di vicinanza e riconoscimento, contribuendo a rompere il silenzio che ancora accompagna molte persone che convivono con la fibromialgia.
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