Advocacy e Associazioni 19 Febbraio 2026 09:49

FAVO e UNIAMO: “Il diritto alla cura non può dipendere dal bilancio”

Le due Federazioni, a nome di milioni di persone con tumore e malattie rare, richiamano Governo e Parlamento ai principi dell’articolo 32 e alle strategie UE: sostenibilità sì, ma senza frenare accesso equo e tempestivo a terapie innovative e salvavita.

di Corrado De Rossi Re
FAVO e UNIAMO: “Il diritto alla cura non può dipendere dal bilancio”

FAVO, Federazione delle Associazioni di Volontariato in Oncologia, e UNIAMO, Federazione Italiana Malattie Rare – Rare Diseases Italy, prendono posizione con un messaggio netto e unitario: la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale è una sfida reale, ma non può essere affrontata scaricando il peso sulle persone malate, limitando l’accesso ai farmaci innovativi e salvavita. A nome delle rispettive comunità di riferimento – milioni di pazienti oncologici, oncoematologici e con patologie rare, insieme alle loro famiglie – le due reti del Terzo Settore ribadiscono principi che definiscono “inderogabili” e chiamano le istituzioni a scelte coerenti con la tutela del diritto alla salute.

Il punto di partenza: la salute come diritto umano e costituzionale

FAVO e UNIAMO collocano la loro presa di posizione dentro un perimetro giuridico e valoriale preciso. Il diritto alla salute, ricordano, è riconosciuto a livello internazionale come diritto umano universale. Nel nostro ordinamento trova la tutela più alta nell’articolo 32 della Costituzione, che lo qualifica contemporaneamente come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività. Da qui discende il dovere della Repubblica di garantire, attraverso il SSN, l’universalità delle cure, assicurando equità ed effettività nella presa in carico.

Questo passaggio non è una premessa “di principio” ma il cuore dell’appello: se la salute è un diritto fondamentale, ogni scelta di politica sanitaria deve essere valutata anche per il suo impatto su equità e accesso, soprattutto per le persone più fragili e con bisogni complessi, come chi convive con un tumore o una malattia rara.

L’Europa spinge su innovazione e standard omogenei

Nel comunicato, le due Federazioni richiamano il quadro europeo, che negli ultimi anni ha intensificato iniziative e strumenti per garantire innovazione e standard di cura elevati e omogenei. Nel 2021 l’Unione Europea, con la Mission on Cancer e il Piano europeo di lotta contro il cancro, e con adeguati finanziamenti, ha proposto agli Stati membri misure concrete per sostenere l’accesso all’innovazione e ridurre le disuguaglianze tra Paesi.

Un passaggio chiave arriva con la Giornata Mondiale contro il Cancro 2026: il Parlamento Europeo, ricordano FAVO e UNIAMO, ha ribadito la necessità di dare continuità al Piano Europeo di Lotta contro il Cancro, sollecitando investimenti strutturali e una visione strategica di lungo periodo. Una risoluzione ha richiamato gli Stati membri a garantire un accesso equo e tempestivo a farmaci e terapie innovative.

A questo si aggiunge la nuova Strategia europea per le Life Sciences, presentata dalla Commissione il 2 luglio, con l’obiettivo dichiarato di rendere l’Europa il contesto più attrattivo al mondo per ricerca e innovazione entro il 2030. In questo scenario, le malattie rare vengono indicate come ambito centrale: alto bisogno medico insoddisfatto e forte potenziale innovativo.

Pacchetto farmaceutico UE e “Critical Medicines Act”: più equità e meno disparità

Il comunicato sottolinea anche l’evoluzione normativa comunitaria: si sono conclusi i negoziati sul pacchetto farmaceutico europeo, approvato a fine 2025 e in fase di attuazione dal 2026. L’obiettivo dichiarato della riforma è migliorare l’equo accesso ai medicinali – inclusi quelli innovativi e i farmaci orfani – riducendo le disparità oggi presenti tra Stati membri, dove i tempi di attesa per l’accesso alle terapie possono variare in modo significativo.

Tra i punti richiamati da FAVO e UNIAMO, uno è particolarmente rilevante: per garantire equità, le aziende saranno tenute a rendere disponibili i nuovi farmaci in tutti i Paesi UE entro un anno dall’autorizzazione; in caso contrario, potranno perdere parte della protezione di mercato. La riforma prevede inoltre un quadro più strutturato per farmaci orfani e terapie avanzate (geniche e cellulari), con attenzione ai bisogni terapeutici non soddisfatti.

Parallelamente, la proposta legislativa “Critical Medicines Act” introduce la possibilità di acquisti congiunti tra Stati membri e strumenti per favorire un accesso più equo ai medicinali di interesse comune, soprattutto nei Paesi dove l’accesso è tradizionalmente più limitato. Un impianto che, nelle intenzioni europee, mira a rafforzare il sistema nel suo complesso, evitando che la geografia determini le chance di cura.

Il nodo italiano: sostenibilità sì, ma non a colpi di tagli

È su questo sfondo che FAVO e UNIAMO collocano l’attualità nazionale: “negli ultimi giorni” – scrivono – il confronto tra il Ministro della Salute e il Presidente di AIFA ha riportato al centro il tema cruciale della sostenibilità del SSN. Le due Federazioni non negano l’esistenza del problema, ma mettono in guardia contro un approccio che riduca la discussione a un mero esercizio di contenimento della spesa farmaceutica “esclusivamente per ragioni di bilancio”.

La tesi è esplicita: decisioni di contenimento basate solo sul bilancio comportano un ridotto o mancato accesso all’innovazione terapeutica, finendo per negare il diritto alla salute a milioni di persone. L’analisi della spesa è necessaria per appropriatezza e trasparenza, riconoscono, ma non può trasformarsi in un ostacolo all’accesso equo, appropriato e tempestivo ai farmaci innovativi e salvavita.

Un primato da non disperdere: accesso ai farmaci dopo EMA

FAVO e UNIAMO rivendicano un elemento che, nel dibattito pubblico, rischia di essere dato per scontato: l’Italia, ad oggi, è il secondo Paese europeo per disponibilità di farmaci dopo l’approvazione da parte di EMA. Un risultato che – secondo il comunicato – ha permesso a migliaia di persone di curarsi accedendo alle più recenti innovazioni farmacologiche.

Non si tratta solo di “nuove molecole”, ma di terapie che spesso cambiano il decorso di vita: consentono di recuperare persone alla vita sociale e lavorativa, offrono speranze di vita più lunghe o migliorano significativamente la qualità della vita nella quotidianità della malattia. In altre parole, l’innovazione non è un lusso: è un fattore di esito clinico, dignità e partecipazione.

Il rischio dei tagli lineari e l’effetto boomerang della mobilità sanitaria

Dentro “un quadro di grandi cambiamenti”, le due Federazioni chiedono che Parlamento e Governo affrontino la sostenibilità del SSN con provvedimenti legislativi e regolatori capaci di garantire innovazione, disponibilità di farmaci e accesso alle terapie, evitando “tagli lineari” che porterebbero l’Italia al livello dei Paesi che non riescono a garantire le cure necessarie.

Qui emerge un ulteriore elemento di sistema: la migrazione sanitaria. FAVO e UNIAMO ricordano che, in Europa, la mobilità è tutelata dalla Direttiva sull’assistenza transfrontaliera. Se l’Italia riducesse l’accesso interno, il fenomeno potrebbe “rientrare dalla finestra” ciò che si tenta di far uscire “dalla porta”, con costi aggiuntivi potenzialmente più gravosi per il Sistema sanitario. Un avvertimento che rovescia la narrativa del risparmio: comprimere l’accesso può generare spesa altrove, e spesso maggiore.

Disponibilità al confronto, ma con una condizione: guardare anche ai risparmi generati dall’innovazione

Come reti del Terzo Settore, rappresentative di comunità ampie di malati rari e oncoematologici, FAVO e UNIAMO dichiarano la propria disponibilità a collaborare per individuare modalità di contenimento della spesa. Tuttavia, chiedono un cambio di prospettiva: il contenimento deve tenere conto anche dei risparmi indotti dalla spesa e della sua “azione pluriennale”.

In concreto, significa considerare l’impatto dell’innovazione nel medio-lungo periodo: riduzione di ricoveri, complicanze, disabilità, accessi impropri, perdita di produttività e carichi assistenziali familiari. La spesa sanitaria, sottolineano, deve essere posta anche in discussione parlamentare per individuare modalità di supporto e sostegno con allocazioni di budget congruenti ai bisogni effettivamente rilevati.

Governance e programmazione: collaborazione stretta e horizon scanning

La proposta operativa contenuta nel comunicato ruota intorno a un’idea di governance integrata. Le due Federazioni auspicano una “strettissima collaborazione” tra Ministero della Salute, AIFA, Istituto Superiore di Sanità e Regioni, accompagnata da un confronto aperto con i produttori, ritenuto fondamentale per una contrattazione basata su dati certi relativi ai possibili beneficiari.

In questa architettura, l’horizon scanning – su dati già pubblicati da AIFA – dovrebbe orientare la programmazione della spesa a tutti i livelli. La programmazione, però, deve partire dai centri di riferimento che hanno in carico le persone e garantire che la filiera che conduce all’accesso effettivo non subisca interruzioni. È un richiamo alla realtà quotidiana: non basta che un farmaco sia disponibile “sulla carta” se poi l’accesso si blocca nei passaggi organizzativi, nei criteri, nelle procedure o nelle disuguaglianze territoriali.

“Non è accettabile negare una terapia perché troppo costosa”

Il comunicato alza poi il livello dell’allarme su un punto etico e pratico: non è accettabile che un domani si neghi una terapia a un malato perché considerata “troppo costosa” per il sistema. Né è accettabile, come avvenuto in tempo di Covid, immaginare di “scegliere” tra gli aventi diritto chi potrà accedere e con quali tempistiche. Le due Federazioni sottolineano che questo, purtroppo, starebbe già accadendo nei centri periferici.

Da qui l’impegno dichiarato: come Associazioni, sono da tempo attive in percorsi di confronto e dialogo con tutti gli stakeholder – ciascuno per la propria competenza – proprio per evitare che simili eventualità si verifichino e diventino normalità.

L’appello alla politica: spirito unitario come per il Diritto all’Oblio Oncologico

Considerata la rilevanza delle questioni, FAVO e UNIAMO chiedono a Parlamento e Governo di affrontare le sfide con il medesimo spirito unitario che in passato ha permesso intese storiche e trasversali. L’esempio citato è la legge sul Diritto all’Oblio Oncologico, indicata come modello di convergenza capace di mettere al centro la tutela delle persone oltre le divisioni.

Il messaggio finale è una richiesta di urgenza e concretezza: difendere il SSN oggi richiede lo stesso approccio. Le due Federazioni si dicono disponibili a un dialogo costruttivo e auspicano una risoluzione rapida e condivisa che rimetta al centro la persona, garantendo risorse certe e tutele effettive.

La conclusione è un principio non negoziabile: non possiamo permettere che il diritto alla cura sia subordinato a logiche di bilancio o a contese di parte. La salute delle persone – oncologiche e rare, ma più in generale di tutti – deve restare un valore universale. E, soprattutto, non negoziabile.

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