La maggior parte degli italiani riconosce le principali bufale sull'alimentazione, ma persistono dubbi su alcuni temi, come il glutine. Emerge da un'indagine dell’Iss che, in occasione della Giornata mondiale della sicurezza alimentare, lancia il decalogo per i cittadini
Gli italiani sembrano aver imparato a riconoscere molte delle false credenze che da anni circolano sul cibo e sulle diete. A dirlo è un sondaggio promosso dall’Istituto Superiore di Sanità che ha coinvolto oltre quattromila persone attraverso i canali social dell’ente. I risultati mostrano una buona capacità di distinguere le informazioni corrette dalle fake news più diffuse. La quasi totalità dei partecipanti sa, ad esempio, che eliminare completamente i carboidrati non rappresenta una strategia sana per perdere peso e che i prodotti light o senza zucchero non garantiscono automaticamente il dimagrimento. Anche sul consumo della frutta dopo i pasti e sulle differenze tra zucchero bianco e zucchero di canna emerge una conoscenza generalmente corretta, segno di una crescente attenzione dei cittadini verso i temi della nutrizione.
Il nodo glutine: un italiano su tre è ancora incerto
Più complessa appare invece la conoscenza del glutine. Sebbene la maggioranza dei partecipanti abbia riconosciuto che questa proteina rappresenta un problema principalmente per le persone con celiachia, una quota significativa del campione continua a mostrare dubbi o convinzioni non supportate dalle evidenze scientifiche. Un dato che, secondo gli esperti, conferma quanto alcuni messaggi veicolati sul web e sui social possano ancora influenzare la percezione dei cittadini, alimentando l’idea che eliminare il glutine possa essere benefico per tutti, indipendentemente dalle condizioni di salute.
Bellantone: “Le fake news possono influenzare le scelte alimentari”
A preoccupare l’Istituto Superiore di Sanità è soprattutto la velocità con cui le informazioni circolano online. “Viviamo in un contesto in cui le informazioni viaggiano a una velocità senza precedenti”, osserva il presidente dell’Iss, Rocco Bellantone. In ambito alimentare, sottolinea, il fenomeno è particolarmente evidente: false credenze, promesse di risultati rapidi e diete presentate come risolutive rischiano di generare confusione nei cittadini e di allontanarli dalle raccomandazioni basate sulle prove scientifiche. Secondo Bellantone, la disinformazione non rappresenta soltanto un problema culturale, ma può incidere concretamente sui comportamenti quotidiani e sulle scelte che riguardano la salute.
Un decalogo per imparare a riconoscere le bufale
Per aiutare i cittadini a orientarsi in un panorama informativo sempre più complesso, il Dipartimento Sicurezza alimentare, nutrizione e sanità pubblica veterinaria dell’Iss ha elaborato un decalogo anti-fake news. Il primo consiglio è diffidare delle soluzioni semplici a problemi complessi. Promesse di dimagrimenti rapidi, alimenti “miracolosi” o percorsi detox dovrebbero sempre accendere un campanello d’allarme. Altrettanto importante è verificare la fonte delle informazioni, chiedendosi chi le diffonde e quali competenze possieda. La popolarità di un contenuto, il numero di follower o di condivisioni non rappresentano infatti una garanzia di affidabilità. Gli esperti invitano inoltre a prestare attenzione al linguaggio sensazionalistico, che spesso punta a suscitare paura o indignazione, e a non confondere le testimonianze personali con le prove scientifiche. Un’esperienza individuale può essere interessante, ma non sostituisce i risultati di studi rigorosi e replicabili.
Il ruolo del pensiero critico
Un altro aspetto centrale riguarda la capacità di riconoscere i propri pregiudizi cognitivi. Le persone tendono infatti a credere più facilmente alle informazioni che confermano convinzioni già radicate, un meccanismo che la disinformazione sfrutta frequentemente. Per questo l’Iss invita a verificare sempre se esista un consenso scientifico su un determinato argomento e a non basarsi su singoli studi presentati come verità definitive. Tra i suggerimenti compare anche una semplice regola: fermarsi prima di condividere un contenuto. Una breve verifica delle fonti può contribuire a limitare la diffusione di notizie scorrette.
“Uno strumento utile per cittadini e professionisti”
L’obiettivo dell’iniziativa non è soltanto informare i cittadini, ma promuovere una vera e propria cultura della valutazione critica delle informazioni. Come spiega Laura Rossi, direttrice del Reparto Alimentazione, nutrizione e salute dell’Istituto Superiore di Sanità, il decalogo nasce con l’intento di offrire un supporto concreto non solo ai cittadini, ma anche ai professionisti sanitari e a chi si occupa di comunicazione. In un’epoca in cui una notizia può raggiungere milioni di persone in pochi minuti, imparare a distinguere le evidenze scientifiche dalle false credenze diventa infatti uno strumento fondamentale per tutelare la salute individuale e collettiva.
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