Salute 11 Settembre 2026 10:33

Extension alle ciglia, attenzione al “coinquilino” invisibile: sotto esame l’acaro Demodex

Una ricerca su 345 giovani donne segnala irritazione, secchezza e alterazioni delle ghiandole di Meibomio tra le utilizzatrici abituali

di I.F.
Extension alle ciglia, attenzione al “coinquilino” invisibile: sotto esame l’acaro Demodex

Lunghe, folte e incurvate. Le extension per ciglia sono diventate un trattamento estetico sempre più diffuso, soprattutto tra le giovani donne. Ma dietro l’effetto “sguardo intenso” può nascondersi anche un problema per la salute della superficie oculare. A richiamare l’attenzione sui possibili effetti delle applicazioni ripetute è una nuova ricerca condotta da un gruppo di oftalmologi della National Pirogov Memorial Medical University di Vinnytsia, in Ucraina, e presentata al 44° Congresso della European Society of Cataract and Refractive Surgeons (ESCRS). Il lavoro ha coinvolto 345 donne giovani, sottoposte a un questionario e a diversi esami oftalmologici. Tra loro, 86 avevano utilizzato le extension per ciglia. Le ricercatrici hanno analizzato in particolare la funzionalità delle ghiandole di Meibomio, piccole ghiandole situate lungo il margine delle palpebre che producono la componente oleosa del film lacrimale, fondamentale per limitare l’evaporazione delle lacrime e mantenere stabile la superficie dell’occhio.

Quasi una donna su due riferisce fastidi dopo le extension

Tra le utilizzatrici di extension, il 48% circa ha riferito disturbi dopo il primo trattamento. I sintomi comprendevano soprattutto fastidio oculare, lacrimazione, arrossamento, sensazione di corpo estraneo, visione offuscata e gonfiore delle palpebre. Il problema sembra diventare più evidente con l’aumentare del numero delle applicazioni. Tra le donne che avevano effettuato almeno 10 trattamenti, l’85% presentava segni di disfunzione delle ghiandole di Meibomio. Nel gruppo che aveva effettuato meno di 10 procedure, la percentuale era del 30%. I ricercatori hanno inoltre osservato una correlazione tra la frequenza delle extension e le alterazioni delle ghiandole, con un coefficiente di correlazione pari a 0,57. Gli esami hanno evidenziato anche una riduzione del 36% del tear break-up time, cioè il tempo necessario perché il film lacrimale inizi a rompersi dopo un battito di palpebra. Un valore ridotto può essere indicativo di una maggiore instabilità del film lacrimale e contribuire alla comparsa di sintomi di secchezza oculare.

L’osservato speciale è il Demodex

Ma il dato che ha attirato maggiormente l’attenzione è quello relativo al Demodex folliculorum, un microscopico acaro che può vivere normalmente nei follicoli delle ciglia e nella pelle. La sua presenza, di per sé, non significa necessariamente che ci sia una malattia. Il Demodex può infatti essere presente anche in persone sane. Il problema può emergere quando la sua proliferazione è associata a infiammazione e sintomi, contribuendo alla comparsa di blefarite, irritazione e alterazioni del margine palpebrale. Nella ricerca, gli autori hanno effettuato un esame microscopico delle ciglia in un sottogruppo di 25 donne che utilizzavano regolarmente le extension. Il Demodex è stato individuato nel 68% dei partecipanti secondo i dati riportati nell’abstract scientifico precedente dello stesso gruppo. I ricercatori hanno quindi osservato la presenza di segni compatibili con irritazione e infestazione, tra cui prurito, arrossamento, gonfiore, ciglia appiccicate e desquamazione alla base delle ciglia.

Non significa che bisogna rinunciare alle extension

Tuttavia, gli autori non demonizzano le extension. La ricerca evidenzia soprattutto la necessità di prestare maggiore attenzione all’igiene delle palpebre e alla comparsa dei sintomi. Il problema, spiegano gli esperti, è che l’adesivo utilizzato per applicare le extension viene posizionato molto vicino alla base delle ciglia naturali. Proprio in quella zona possono essere presenti i cosiddetti collaretti, depositi cerosi alla base delle ciglia associati alla presenza di Demodex. Le extension potrebbero quindi rendere più difficile riconoscere alcuni dei segni caratteristici dell’infestazione. Per questo, in presenza di irritazione palpebrale persistente, prurito, arrossamento o altri disturbi, è importante non attribuire automaticamente i sintomi alla semplice “sensibilità” al trattamento, ma sottoporsi a una valutazione oculistica.

La ricerca ha però alcuni limiti

Prima di trasformare questi risultati in un allarme generalizzato è necessario considerare i limiti dello studio. La ricerca sulle extension e sul Demodex è ancora relativamente limitata e, soprattutto, il lavoro non permette di stabilire che le extension causino direttamente l’infestazione da Demodex o la disfunzione delle ghiandole di Meibomio. Lo studio presentato al congresso non prevedeva infatti un gruppo di giovani donne che non utilizzavano extension con cui confrontare sistematicamente i risultati. Inoltre, l’analisi microscopica del Demodex ha riguardato un numero molto ridotto di partecipanti. Gli stessi ricercatori sottolineano la necessità di studi più ampi, con gruppi di utilizzatrici e non utilizzatrici, per chiarire il rapporto tra frequenza delle applicazioni, presenza degli acari e salute della superficie oculare. Esistono inoltre dati scientifici precedenti dello stesso gruppo che avevano già osservato un’associazione tra l’uso delle extension e alterazioni delle ghiandole di Meibomio, ma anche in quel caso si trattava di uno studio osservazionale.

La prevenzione parte dall’igiene

Il punto sul quale gli esperti concordano è quindi soprattutto preventivo: le extension non devono necessariamente essere abbandonate, ma richiedono una corretta igiene delle palpebre e attenzione ai segnali dell’occhio. Se compaiono irritazione persistente, prurito, arrossamento, gonfiore, lacrimazione o sintomi di secchezza, è opportuno rivolgersi a un professionista della salute degli occhi. In caso di Demodex associato a sintomi e segni clinici, il trattamento deve essere valutato dal medico. Il messaggio più importante della ricerca, dunque, non è che le extension “portino gli acari”, ma che una procedura estetica effettuata ripetutamente in una zona estremamente delicata può avere conseguenze sulla superficie oculare che meritano di essere conosciute e monitorate. E in questo caso la regola vale più che mai: la bellezza può essere una scelta personale, ma la salute degli occhi non dovrebbe mai essere un dettaglio.

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