Uno studio pubblicato su Scientific Reports mostra che la stabilità del tronco è più strettamente legata all'equilibrio rispetto alla forza dell'anca. Un risultato che potrebbe orientare nuovi programmi di esercizio per prevenire cadute e perdita di autonomia.
La capacità di mantenere l’equilibrio rappresenta uno degli elementi chiave per conservare autonomia e qualità della vita con l’avanzare dell’età. Una nuova ricerca condotta dall’Università Miguel Hernández di Elche (UMH) e dall’istituto di ricerca ISABIAL indica che la stabilità del tronco potrebbe essere un indicatore più affidabile dell’equilibrio rispetto alla forza dell’anca nelle persone anziane fisicamente attive.
Lo studio, pubblicato sulla rivista Scientific Reports, ha coinvolto 127 adulti sani di età compresa tra i 30 e gli 80 anni, con l’obiettivo di comprendere come diverse capacità fisiche evolvano nel corso dell’invecchiamento e quale sia il loro contributo all’equilibrio e alla mobilità. Secondo gli autori, il controllo del tronco era già considerato importante nella pratica clinica, ma mancavano prove solide in grado di quantificarne il peso rispetto ad altri fattori muscolari. I risultati mostrano invece una relazione più stretta tra la stabilità del tronco e l’equilibrio dinamico dell’intero corpo rispetto a quella osservata con la forza dell’anca.
Le conclusioni potrebbero contribuire allo sviluppo di programmi di esercizio più mirati per prevenire il declino funzionale e ridurre il rischio di cadute nelle persone anziane.
Come è stata condotta la ricerca e cosa è emerso
Per analizzare il rapporto tra equilibrio, controllo posturale e forza muscolare, i ricercatori hanno sottoposto tutti i partecipanti a una serie di test specifici. La stabilità del tronco è stata valutata attraverso un test posturografico in posizione seduta instabile, mentre l’equilibrio dinamico dell’intero corpo è stato misurato con una prova posturografica in tandem. La mobilità funzionale è stata invece analizzata mediante una versione modificata del test “Timed Up and Go”, uno degli strumenti più utilizzati per stimare il rischio di caduta negli anziani. Infine, la forza dell’anca è stata misurata tramite dinamometria manuale con contrazioni isometriche.
L’analisi dei risultati ha evidenziato un progressivo peggioramento di tutte le capacità fisiche con l’avanzare dell’età, ma il declino della stabilità del tronco è risultato il più marcato, soprattutto negli uomini. Inoltre, quando gli studiosi hanno esaminato le relazioni tra le diverse variabili negli anziani, è emerso che la stabilità del tronco era il parametro maggiormente associato all’equilibrio dinamico, mentre la forza dell’anca mostrava un legame più evidente con la mobilità funzionale. Questo suggerisce che le due capacità svolgano funzioni differenti ma complementari durante il processo di invecchiamento.
Equilibrio e mobilità seguono percorsi diversi
Secondo gli autori, i risultati dimostrano che non esiste un’unica capacità fisica responsabile del mantenimento dell’autonomia nelle persone anziane. La stabilità del tronco sembra influenzare soprattutto la capacità di controllare il corpo durante i movimenti e i cambi di posizione, mentre la forza dell’anca contribuisce maggiormente all’esecuzione delle attività quotidiane che richiedono spostamenti, come alzarsi da una sedia o camminare. Comprendere queste differenze può aiutare a sviluppare valutazioni più accurate e interventi di allenamento maggiormente personalizzati.
Le implicazioni per la prevenzione delle cadute e l’attività fisica
Le conclusioni dello studio suggeriscono che mantenersi genericamente attivi potrebbe non essere sufficiente a contrastare tutti gli effetti dell’invecchiamento sul controllo posturale. Sebbene l’attività fisica rimanga uno dei principali strumenti per preservare la salute, alcuni aspetti, come la stabilità del tronco, sembrano richiedere esercizi neuromuscolari specifici, progettati per migliorare il controllo della postura e la capacità di reagire agli squilibri. Gli autori sottolineano che programmi di allenamento che includono superfici instabili, esercizi di equilibrio e compiti di controllo posturale potrebbero offrire benefici aggiuntivi, purché vengano eseguiti sotto la supervisione di professionisti qualificati e adattati alle condizioni fisiche di ciascun individuo. Intervenire precocemente, anche prima della terza età, potrebbe contribuire a limitare il deterioramento delle capacità più sensibili all’invecchiamento. Migliorare sia la stabilità del tronco sia la forza dell’anca potrebbe avere importanti ricadute cliniche, considerando che equilibrio e mobilità sono strettamente collegati al rischio di cadute, una delle principali cause di perdita dell’autonomia negli anziani.
Per questo motivo i ricercatori raccomandano di monitorare regolarmente queste funzioni e di introdurre strategie di allenamento mirate già nelle fasi iniziali dell’età adulta, così da preservare più a lungo indipendenza e qualità della vita.
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