Una rara e aggressiva forma di epilessia può provocare danni cerebrali irreversibili nel giro di poche settimane. Uno studio internazionale coordinato da Modena con Yale e Parigi identifica nei neurofilamenti leggeri il biomarcatore chiave per riconoscere il danno neuronale e intervenire prima che sia troppo tardi.
Una rara forma di epilessia può trasformarsi in un’emergenza neurologica devastante nel giro di pochi giorni, colpendo all’improvviso bambini e giovani adulti senza alcuna storia clinica precedente. È il caso del NORSE (New-Onset Refractory Status Epilepticus), una forma aggressiva di stato epilettico resistente ai trattamenti che può provocare danni cerebrali irreversibili già nelle prime settimane dall’esordio. A individuare un possibile strumento decisivo per monitorare la progressione del danno neuronale è uno studio internazionale coordinato dall’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena insieme a Yale e Parigi, pubblicato su JAMA Neurology. La ricerca, condotta tra il 2013 e il 2025 in oltre 40 ospedali tra Europa, Stati Uniti e Canada, ha analizzato campioni biologici di pazienti con NORSE, epilessia cronica e altre forme di stato epilettico, identificando nei neurofilamenti leggeri (NfL) il biomarcatore più affidabile per misurare in tempo reale il danno cerebrale. I risultati mostrano che nel NORSE il deterioramento neurologico è molto più rapido rispetto ad altre forme epilettiche e che intervenire tempestivamente può fare la differenza tra recupero e disabilità permanenti.
Cos’è il NORSE e perché è una delle emergenze neurologiche più gravi
Lo stato epilettico è una condizione in cui le crisi epilettiche si protraggono a lungo oppure si susseguono senza che il cervello riesca a recuperare. In questa situazione l’attività elettrica cerebrale rimane costantemente alterata, provocando un progressivo danno ai neuroni. Il NORSE rappresenta una delle forme più severe di questa condizione perché compare improvvisamente in persone considerate sane e spesso non risponde ai farmaci antiepilettici tradizionali. La particolarità che rende questa sindrome ancora più complessa è che nel 50% dei casi non viene identificata una causa precisa. Questo rende difficile sia la diagnosi sia la scelta della terapia più efficace. Nonostante l’epilessia colpisca oltre 50 milioni di persone nel mondo, il NORSE resta una condizione rara e poco conosciuta, ma estremamente pericolosa per la rapidità con cui può compromettere il cervello.
Lo studio internazionale che ha identificato il biomarcatore chiave
Per comprendere meglio come evolve il danno neurologico nei pazienti con NORSE, i ricercatori hanno confrontato diversi gruppi di pazienti: persone con NORSE senza causa identificabile, soggetti con stato epilettico a eziologia nota, pazienti con epilessia cronica e controlli sani.
L’analisi si è concentrata su due biomarcatori presenti nel sangue e nel liquido cerebrospinale: i neurofilamenti leggeri (NfL), che indicano il danno neuronale, e la proteina S100B, associata invece al danno delle cellule gliali e della barriera ematoencefalica. I risultati hanno evidenziato che nei pazienti con NORSE i livelli di NfL aumentano rapidamente già nelle prime settimane dalla comparsa delle crisi epilettiche e raggiungono valori molto più elevati rispetto alle altre forme di stato epilettico. Inoltre, concentrazioni più alte di questi biomarcatori erano associate a condizioni neurologiche peggiori al momento della dimissione ospedaliera.
Perché i neurofilamenti leggeri possono cambiare le cure
I neurofilamenti sono proteine strutturali presenti nei neuroni. Quando le cellule nervose vengono danneggiate, queste proteine vengono rilasciate nel sangue e nel liquido cerebrospinale, diventando un indicatore diretto della sofferenza cerebrale.
Secondo i ricercatori, utilizzare gli NfL come biomarcatori potrebbe permettere ai neurologi di capire in tempo reale quanto rapidamente il cervello stia subendo danni e decidere quindi trattamenti più aggressivi e tempestivi. Lo studio dimostra infatti che nel NORSE esiste una finestra terapeutica molto stretta, limitata alle prime settimane dalla comparsa della malattia. Riconoscere subito la gravità della situazione potrebbe quindi migliorare la prognosi dei pazienti e ridurre il rischio di danni neurologici permanenti, che oggi rappresentano una delle conseguenze più frequenti di questa sindrome.
Il ruolo di Modena nella ricerca neurologica internazionale
Un contributo centrale allo studio è arrivato dalla Neuro-Bio-Banca dell’ospedale civile di Baggiovara, struttura specializzata nella raccolta e conservazione di campioni biologici di pazienti con malattie neurologiche. Grazie a questa banca biologica è stato possibile raccogliere e confrontare campioni provenienti da Italia, Francia e Stati Uniti, aumentando il peso scientifico dell’analisi.
Il Centro Epilessie di Baggiovara, c’è da dire, rappresenta oggi uno dei principali riferimenti italiani per lo studio e la gestione dello stato epilettico. Ogni anno segue circa 100 pazienti con stato epilettico a eziologia definita, mentre dal 2016 sono stati registrati tra 8 e 10 casi di NORSE senza causa identificata.
La disponibilità di grandi quantità di materiale biologico ha permesso ai ricercatori di confrontare biomarcatori diversi e identificare quelli più utili per distinguere le forme neurologiche più aggressive.
Nuove prospettive per proteggere il cervello
La scoperta apre ora la strada a nuove strategie diagnostiche e terapeutiche. Disporre di un biomarcatore affidabile del danno neuronale potrebbe infatti aiutare i medici a monitorare meglio i pazienti, personalizzare le cure e sviluppare future terapie neuroprotettive.
Nel NORSE, infatti, il tempo è il fattore decisivo: più rapidamente si riesce a identificare la gravità del danno cerebrale, maggiori sono le possibilità di limitare le conseguenze permanenti. Per questo i neurofilamenti leggeri potrebbero diventare nei prossimi anni uno degli strumenti più importanti nella gestione delle forme epilettiche più aggressive.
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