In Italia le nuove infezioni sono in calo e la mortalità si è ridotta rispetto a dieci anni fa, ma resta fondamentale aumentare l'adesione allo screening. In arrivo il nuovo Piano nazionale per epatiti, HIV e infezioni sessualmente trasmesse
Sono malattie spesso silenziose, che per anni possono non dare alcun sintomo, ma quando vengono diagnosticate è talvolta troppo tardi. Eppure oggi possono essere prevenute, controllate e, in molti casi, curate. È il messaggio che l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) rilancia in occasione della Giornata mondiale delle epatiti, celebrata il 28 luglio, richiamando l’attenzione sull’urgenza di rafforzare prevenzione, screening e accesso alle cure per raggiungere l’obiettivo fissato dall’Organizzazione mondiale della sanità di eliminare l’epatite come problema di salute pubblica. Nel mondo 287 milioni di persone convivono con un’epatite cronica da virus B (HBV) o C (HCV) e ogni anno si registrano circa due milioni di nuove infezioni e oltre 1,3 milioni di decessi, soprattutto per cirrosi e tumore del fegato, facendo delle epatiti virali la malattia infettiva con il più alto numero di morti a livello globale (dati OMS). A rendere ancora più insidiosa la malattia è il fatto che molte persone non presentano sintomi e scoprono l’infezione solo quando il danno epatico è già avanzato.
In Italia cala la mortalità, ma la diagnosi resta il punto critico
Anche nel nostro Paese le epatiti croniche da virus B e C continuano a rappresentare un problema di salute pubblica, sebbene le nuove infezioni siano in diminuzione. Secondo l’ISS, i progressi ottenuti negli ultimi anni dimostrano che la strada intrapresa è quella giusta: rispetto a circa dieci anni fa, la mortalità correlata alle epatiti virali si è ridotta di quasi tre volte grazie alla diffusione della diagnosi e delle terapie antivirali. Il risultato, però, non deve indurre ad abbassare la guardia. “Oggi disponiamo di test semplici e di terapie altamente efficaci – ricorda l’ISS – per questo è fondamentale aderire allo screening, eseguire il test almeno una volta nella vita e cogliere ogni occasione per una diagnosi precoce”. Eliminare le epatiti, sottolinea l’Istituto, significa anche prevenire cirrosi, tumori del fegato, ricoveri e morti evitabili, trasformando la lotta ai virus dell’epatite in una vera strategia di prevenzione oncologica.
Il nuovo Piano nazionale punta su screening e accesso alle cure
Per rafforzare questa strategia, il Ministero della Salute ha predisposto, insieme all’ISS, alle Regioni, alle società scientifiche e alle associazioni dei pazienti, il nuovo Piano nazionale d’azione per porre fine alle epatiti virali, all’HIV e alle infezioni sessualmente trasmesse (IST), attualmente all’esame della Conferenza Stato-Regioni. Il Piano punta a migliorare la prevenzione, aumentare la diagnosi precoce e facilitare l’accesso ai trattamenti, con l’obiettivo di ridurre significativamente nuove infezioni e mortalità. “Le epatiti virali rappresentano ancora oggi un problema di salute pubblica di grande rilevanza – sottolinea Anna Teresa Palamara, direttrice del Dipartimento di Malattie Infettive dell’ISS – che il nostro Paese vuole affrontare con un Piano Nazionale che include malattie e agenti patogeni accomunati da alcune delle modalità di trasmissione, come epatiti, HIV e IST. Il Piano propone anche una serie di misure per migliorare l’efficienza dello screening e facilitare l’accesso alle cure, visto che la diagnosi delle epatiti virali è da sempre un elemento critico poiché la maggior parte delle persone non presenta sintomi evidenti ed effettua il test tardivamente, rischiando di sviluppare una malattia epatica avanzata”.
Dalla sorveglianza alla ricerca: l’impegno dell’ISS
Negli ultimi anni l’Istituto Superiore di Sanità ha rafforzato le attività di sorveglianza, ricerca e coordinamento nazionale per contribuire al raggiungimento degli obiettivi fissati dall’OMS. Tra le strutture coinvolte c’è il Laboratorio Nazionale di Riferimento, diretto da Anna Rita Ciccaglione, che coordina la rete dei laboratori regionali per la sorveglianza virologica delle epatiti. Sul fronte epidemiologico opera invece il sistema di sorveglianza SEIEVA, coordinato da Maria Elena Tosti, che monitora le infezioni acute e supporta le attività di controllo sul territorio. Un ruolo strategico è svolto anche dalla rete PITER (Piattaforma Italiana per lo Studio delle terapie delle epatiti ViRali), coordinata da Loreta Kondili, che raccoglie dati sui pazienti con infezione cronica da virus dell’epatite B, C e Delta per valutare l’efficacia delle terapie nella pratica clinica e orientare le politiche sanitarie. L’ISS coordina inoltre progetti finanziati dal Ministero della Salute per migliorare lo screening dell’epatite C, favorire la presa in carico dei pazienti e garantire un accesso più tempestivo alle cure. Parallelamente promuove programmi di ricerca sull’epatite B e Delta e partecipa a iniziative europee e internazionali dedicate alla riduzione delle disuguaglianze e alla prevenzione del tumore del fegato attraverso la vaccinazione contro l’epatite B, la diagnosi precoce e il trattamento dell’epatite C. Tra le novità ricordate dall’Istituto c’è anche l’inserimento della segnalazione di positività ai virus dell’epatite B e C nella Sorveglianza Sentinella delle infezioni sessualmente trasmesse, coordinata da Maria Cristina Salfa, una scelta che rafforza ulteriormente la capacità di monitoraggio e di prevenzione.