Salute 16 Luglio 2026 17:03

Endometriosi, non solo dolore pelvico: tra i segnali anche emicrania, disturbi intestinali, ansia e depressione

I ricercatori invitano a superare una visione esclusivamente ginecologica della patologia e a puntare su un approccio personalizzato e multidisciplinare

di Isabella Faggiano
Endometriosi, non solo dolore pelvico: tra i segnali anche emicrania, disturbi intestinali, ansia e depressione

L’endometriosi non si manifesta solo con dolore pelvico o mestruazioni particolarmente dolorose. Emicrania, disturbi gastrointestinali, ansia, depressione e stanchezza cronica possono far parte della stessa malattia e non rappresentare condizioni cliniche indipendenti. Riconoscere questi sintomi come possibili manifestazioni dell’endometriosi potrebbe contribuire a ridurre gli anni che molte donne attendono prima di ricevere una diagnosi. È la conclusione di uno studio osservazionale coordinato da Dora Koller, ricercatrice del Women’s Health and Perinatal Research Group dell’Institut de Recerca Sant Pau di Barcellona, pubblicato sulla rivista Human Reproduction. La ricerca ha analizzato i dati di 22.438 donne incluse nell’All of Us Research Program, una delle più grandi biobanche di popolazione degli Stati Uniti, con l’obiettivo di comprendere come i diversi sintomi tendano ad associarsi tra loro e quale impatto abbiano sulla qualità della vita.

Una malattia che coinvolge l’intero organismo

L’endometriosi interessa circa il 10% delle donne in età riproduttiva, ma la diagnosi arriva ancora con un ritardo che può variare da quattro a undici anni dall’esordio dei primi sintomi. Secondo gli autori, questo accade perché la malattia è estremamente eterogenea e molte manifestazioni vengono interpretate come disturbi separati, indirizzando le pazienti verso percorsi diagnostici differenti. Per questo motivo i ricercatori hanno preso in esame 19 sintomi e condizioni frequentemente associate all’endometriosi, tra cui dolore pelvico cronico, dolore addominale, sintomi gastrointestinali, emicrania, ansia, depressione, affaticamento cronico, infertilità e sindrome dell’intestino irritabile. Attraverso un’analisi statistica delle classi latenti hanno individuato quattro distinti profili clinici, confermando che la malattia può presentarsi con caratteristiche molto diverse da una paziente all’altra.

Quattro profili clinici

L’analisi condotta nelle donne in premenopausa, considerate il gruppo più rappresentativo della malattia in fase attiva, ha permesso di identificare quattro principali fenotipi. Il primo, che comprende il 18,8% delle pazienti, è caratterizzato da un elevato carico di malattia, con dolore intenso, disturbi gastrointestinali e alterazioni dell’umore. Il secondo, il più numeroso (30% dei casi), presenta un quadro intermedio, con sintomi prevalentemente legati al dolore e alla salute mentale. Il terzo gruppo (29,6%) è dominato soprattutto da manifestazioni psicologiche e neurologiche, come ansia, depressione ed emicrania, mentre il quarto (20,6%) comprende donne con un carico sintomatologico decisamente inferiore. Secondo gli autori, proprio l’identificazione di un fenotipo prevalentemente psicologico e neurologico mette in discussione l’approccio tradizionale, che considera l’endometriosi quasi esclusivamente una malattia ginecologica. “Per lungo tempo l’endometriosi è stata considerata principalmente una malattia ginecologica, ma le prove disponibili indicano sempre più chiaramente che interessa numerosi sistemi dell’organismo. Comprendere questa diversità è fondamentale per migliorare il riconoscimento della malattia e orientarsi verso cure più personalizzate”, afferma Dora Koller.

Emicrania e ansia possono ritardare la diagnosi

I risultati aiutano anche a spiegare perché molte donne attendano anni prima di sapere di essere affette da endometriosi. Quando prevalgono sintomi come emicrania, disturbi digestivi, ansia, depressione o stanchezza cronica, infatti, il loro collegamento con la malattia può non essere immediatamente riconosciuto. Le pazienti finiscono così per consultare neurologi, gastroenterologi, psicologi o altri specialisti, senza che venga individuata la causa comune dei loro disturbi. “Molte pazienti trascorrono anni cercando una spiegazione per sintomi valutati separatamente. Riconoscere che l’endometriosi può presentarsi in modi molto diversi potrebbe favorire una diagnosi più precoce e ridurre gli anni di incertezza vissuti da molte donne”, sottolinea la ricercatrice. Gli autori suggeriscono quindi che anche le giovani donne che si presentano con sintomi apparentemente non ginecologici, come ansia, emicrania o depressione, possano essere valutate per un eventuale sospetto di endometriosi, contribuendo ad abbreviare i tempi della diagnosi.

Quando è presente anche l’adenomiosi il carico di malattia aumenta

Lo studio ha analizzato anche le donne affette contemporaneamente da endometriosi e adenomiosi, condizione in cui un tessuto simile all’endometrio cresce all’interno della parete muscolare dell’utero, provocando dolore intenso e sanguinamenti mestruali abbondanti. In questo sottogruppo il 57% delle pazienti rientrava nei profili clinici più gravi, mentre il fenotipo caratterizzato da un basso carico sintomatologico risultava quasi assente. “L’adenomiosi sembra agire come un fattore che aumenta sostanzialmente il carico clinico dell’endometriosi. Quando le due patologie coesistono osserviamo una maggiore concentrazione di pazienti nei profili più severi”, spiega Koller.

Qualità della vita più compromessa nei fenotipi più gravi

Lo studio evidenzia inoltre che i diversi profili clinici si associano a un impatto molto diverso sulla qualità della vita. Le donne appartenenti ai gruppi con il maggiore carico sintomatologico presentano condizioni fisiche e psicologiche peggiori, maggiori limitazioni nello svolgimento delle attività quotidiane, minore soddisfazione nelle relazioni sociali e più difficoltà nell’accesso ai servizi sanitari. Le differenze, sottolineano gli autori, non riguardano soltanto l’intensità del dolore, ma coinvolgono il benessere mentale, la mobilità, l’autonomia personale e la percezione complessiva del proprio stato di salute.

Verso una medicina più personalizzata

Secondo i ricercatori, i risultati sostengono la necessità di un approccio personalizzato e multidisciplinare, capace di affrontare non solo il dolore pelvico, ma anche i sintomi gastrointestinali, neurologici e psicologici che possono accompagnare la malattia. Lo studio presenta alcuni limiti, tra cui il disegno osservazionale, che non permette di stabilire rapporti di causa-effetto, e il fatto che i dati provengano esclusivamente da una popolazione statunitense. Tuttavia, gli autori ritengono che la classificazione delle pazienti in base ai profili sintomatologici, anziché soltanto alla localizzazione delle lesioni, possa rappresentare un passo avanti verso una gestione più mirata dell’endometriosi. “Per anni abbiamo cercato di classificare l’endometriosi soprattutto in base alla localizzazione delle lesioni. I nostri risultati mostrano che comprendere come la malattia si manifesti in ogni singola paziente può essere altrettanto importante per migliorare la diagnosi e l’assistenza clinica”, conclude Dora Koller.

Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato