Centri di trattamento al limite della capacità, pazienti che arrivano troppo tardi e un sistema sanitario messo a dura prova da conflitti e altre emergenze. MSF chiede un rafforzamento urgente della risposta internazionale
L’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo continua a rappresentare una delle più gravi emergenze sanitarie in corso. Medici Senza Frontiere (Msf) torna a lanciare l’allarme e chiede un rafforzamento immediato delle risorse nazionali e internazionali per evitare che il virus continui a diffondersi più rapidamente della capacità di risposta sanitaria. Secondo l’organizzazione umanitaria, senza un potenziamento delle attività di diagnosi, cura e sorveglianza epidemiologica, il rischio è quello di assistere a un ulteriore aggravamento della situazione.
Pazienti che arrivano troppo tardi
Una delle principali criticità riguarda il ritardo con cui molte persone riescono ad accedere alle cure. “A Mongbwalu assistiamo ogni giorno alle conseguenze mortali di queste carenze – afferma Ayokunnu Raji, medico e responsabile del programma medico di Msf -. Nel centro per il trattamento dell’Ebola continuiamo a vedere arrivare pazienti in condizioni critiche, con scarse possibilità di sopravvivenza”. Dall’inizio delle attività dell’organizzazione nell’attuale epidemia, Msf riferisce di aver assistito 57 sopravvissuti, mentre oltre 110 persone sono decedute. Secondo Raji, un incremento delle risorse consentirebbe di prevenire nuovi contagi e di ridurre la mortalità. La stessa situazione si registra anche a Bunia, dove il centro di trattamento Elikiya, con 90 posti letto, opera quasi costantemente al completo. “Le persone ci raccontano spesso di preferire aspettare a casa finché non si libera un posto – spiega Sylvie Kaczmarczyk, coordinatrice delle emergenze di Msf a Bunia -. Di conseguenza continuiamo a ricevere pazienti che arrivano troppo tardi, quando sono già in condizioni critiche. Molti di questi decessi avrebbero potuto essere evitati grazie a una diagnosi precoce e a un accesso tempestivo alle cure”.
Un sistema sanitario sotto pressione
Nonostante il sostegno di altre organizzazioni sanitarie che collaborano con il Ministero della Salute congolese, Msf evidenzia come permangano importanti lacune nella risposta all’epidemia. Il sistema di sorveglianza epidemiologica della Repubblica Democratica del Congo è stato progettato per individuare rapidamente i nuovi casi attraverso la rete sanitaria e le comunità locali. Tuttavia, la contemporanea presenza dell’epidemia di Ebola e di numerose altre emergenze sanitarie ha portato il sistema al limite delle proprie capacità. Per rallentare la diffusione del virus, secondo l’organizzazione, è necessario avvicinare la risposta sanitaria alle comunità, rafforzando la sorveglianza epidemiologica, ampliando i test diagnostici, intensificando il tracciamento dei contatti e coinvolgendo maggiormente la popolazione nelle attività di prevenzione.
Le difficoltà operative
A rendere ancora più complesso il lavoro degli operatori umanitari contribuiscono le restrizioni alla mobilità introdotte nella Repubblica Democratica del Congo e in altri Paesi. La chiusura delle frontiere, gli obblighi di automonitoraggio e altre misure amministrative rallentano infatti il dispiegamento e la rotazione del personale specializzato nella gestione dell’Ebola. Attualmente Msf gestisce oltre 15 unità di isolamento distribuite nelle province di Ituri, Nord Kivu, Sud Kivu e Tshopo, per una capacità complessiva di oltre 430 posti letto. Dall’inizio dell’epidemia e fino al 14 luglio, i team dell’organizzazione hanno ricoverato più di 968 pazienti, tra cui 357 casi confermati di Ebola, accompagnando il percorso di guarigione di 116 sopravvissuti.
Conflitti e altre emergenze complicano la risposta
L’epidemia continua a svilupparsi in un contesto particolarmente fragile, segnato da conflitti armati, sfollamenti di popolazione e dalla contemporanea presenza di altre emergenze sanitarie come colera e malaria. L’insicurezza limita l’accesso degli operatori ad alcune comunità, mentre l’imminente stagione delle piogge potrebbe provocare un aumento dei casi di malaria, aggravando ulteriormente il carico di lavoro di un sistema sanitario già fortemente sotto pressione. Secondo Msf, è quindi fondamentale migliorare l’accesso alle cure per l’Ebola senza trascurare gli altri interventi umanitari essenziali, dall’assistenza sanitaria ai servizi idrici e igienico-sanitari.
L’appello di Msf
“Non possiamo continuare a rispondere all’epidemia con risorse così limitate mentre il virus continua a diffondersi più velocemente della nostra capacità di contenerlo”, afferma Newport. Per l’organizzazione umanitaria, solo una risposta medica adeguatamente finanziata e proporzionata all’entità dell’emergenza potrà evitare che l’attuale epidemia si trasformi in una crisi ancora più difficile da controllare. L’appello finale è rivolto alla comunità internazionale affinché rafforzi con urgenza il proprio sostegno alla Repubblica Democratica del Congo, investendo nella diagnosi precoce, nell’accesso tempestivo alle cure, nella sorveglianza epidemiologica e nel rafforzamento dei servizi sanitari, indispensabili per interrompere la catena di trasmissione del virus e salvare vite umane.
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