Il Ministero della Salute annuncia la conclusione del focolaio di Ebola dopo 42 giorni senza nuovi casi. Fondamentali la rapida identificazione dell'evento di importazione, il tracciamento dei contatti e le nuove tecnologie di sorveglianza
L’Uganda è ufficialmente libera dall’Ebola. Ad annunciarlo è il Ministero della Salute ugandese, che ha dichiarato conclusa l’epidemia del 2026 dopo il completamento dei 42 giorni di sorveglianza previsti dai protocolli internazionali, senza che fossero registrati nuovi casi. La dichiarazione arriva a sei settimane dalla dimissione dell’ultimo paziente ugandese contagiato localmente, avvenuta il 16 giugno. Durante tutto il periodo di osservazione, spiegano le autorità sanitarie, è stata mantenuta una sorveglianza intensiva su tutto il territorio nazionale e non sono emerse nuove trasmissioni del virus.
Un focolaio diverso dai precedenti
Secondo il Ministero della Salute, l’epidemia del 2026 si è distinta dalle precedenti perché è stata originata da un evento di importazione completamente documentato, elemento che ha consentito una ricostruzione estremamente accurata della diffusione del virus. “La fonte dell’infezione è stata identificata, la via di introduzione è stata ricostruita, tutti i casi confermati sono risultati epidemiologicamente collegati e tutte le catene di trasmissione sono state completamente caratterizzate”, sottolinea il Ministero nel comunicato ufficiale. Tutti i contatti identificati sono stati posti in quarantena istituzionale e hanno completato il previsto periodo di monitoraggio di 21 giorni senza evidenze di ulteriori contagi, mentre la sorveglianza rafforzata non ha rilevato alcuna trasmissione comunitaria inspiegabile.
Il ruolo delle nuove tecnologie
Nel comunicato, le autorità sanitarie evidenziano come i progressi compiuti negli ultimi anni abbiano profondamente modificato la capacità di risposta alle epidemie di Ebola. Tra gli strumenti che hanno contribuito al controllo del focolaio vengono citati la diagnostica molecolare rapida, il sequenziamento genomico completo del virus, la sorveglianza digitale, il tracciamento dei contatti in tempo reale e sistemi sempre più evoluti di gestione delle emergenze sanitarie. Le analisi genomiche hanno inoltre confermato che il virus responsabile del focolaio appartiene a una variante distinta dell’ebolavirus Bundibugyo, mentre gli studi evolutivi ancora in corso stanno contribuendo a chiarire le modalità con cui questa epidemia si è originata. Secondo il Ministero, questi strumenti consentono oggi di raggiungere un livello di certezza epidemiologica che non era disponibile quando furono definite le attuali linee guida internazionali per la dichiarazione della fine di un’epidemia.
Venti casi confermati e due decessi
L’Uganda aveva dichiarato l’epidemia il 15 maggio 2026, dopo la conferma di casi importati dalla vicina Repubblica Democratica del Congo. Complessivamente il Paese ha registrato 20 casi confermati, dei quali 18 persone sono guarite mentre 2 sono decedute. Quindici infezioni erano state importate dalla Repubblica Democratica del Congo, mentre i cinque casi acquisiti localmente hanno riguardato operatori sanitari ugandesi entrati in contatto con i pazienti importati. Per il Ministero della Salute, il rapido contenimento del focolaio è stato possibile grazie agli investimenti effettuati negli ultimi anni nel rafforzamento del sistema sanitario pubblico, con particolare attenzione alla capacità di individuare tempestivamente i casi, tracciare i contatti, potenziare i laboratori e coinvolgere attivamente le comunità nella risposta sanitaria. Le autorità hanno inoltre ringraziato gli operatori sanitari, i governi locali, gli operatori di comunità, le agenzie di sicurezza, i ricercatori, i partner internazionali e le popolazioni coinvolte per il contributo fornito durante tutta la gestione dell’emergenza.
La minaccia non è finita
La fine dell’epidemia in Uganda non significa però che il rischio sia scomparso. Il Ministero ricorda infatti che nella vicina Repubblica Democratica del Congo il focolaio è ancora in evoluzione e che il Paese continuerà a mantenere elevato il livello di allerta. Sono già state rafforzate le attività di sorveglianza nei distretti di confine, le squadre di risposta rapida e la collaborazione con le autorità congolesi. Nell’ambito della cooperazione regionale, Uganda e Repubblica Democratica del Congo hanno firmato un Memorandum d’intesa per una risposta transfrontaliera congiunta all’Ebola. L’Uganda ha inoltre allestito due laboratori mobili e un’unità di trattamento da 80 posti letto ad Aru e Kasenyi, in territorio congolese, con l’obiettivo di contenere l’epidemia direttamente alla sua origine. “Anche se l’Uganda ora è libera dall’Ebola, il nostro lavoro non si ferma qui – sottolinea il Ministero della Salute -. Continueremo a rafforzare la sorveglianza, mantenere elevata la preparazione in tutto il Paese, in particolare nei distretti di confine, e collaborare con gli Stati vicini per proteggere la salute della popolazione”. Le autorità sanitarie hanno infine rivolto un appello alle comunità delle aree di frontiera affinché mantengano alta la vigilanza, segnalando tempestivamente eventuali ingressi irregolari o persone con sintomi sospetti.
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