L'epidemia corre nella Repubblica Democratica del Congo e colpisce duramente bambini e adolescenti. L'organizzazione umanitaria chiede un rafforzamento immediato dei servizi sanitari e delle misure di prevenzione per evitare che il bilancio continui a peggiorare
Almeno un decesso confermato per Ebola su quattro riguarda bambini e adolescenti. È il dato che emerge dagli ultimi aggiornamenti sull’epidemia in corso nella Repubblica Democratica del Congo e che spinge Save the Children a lanciare un appello per il potenziamento urgente dei servizi sanitari e delle misure di prevenzione delle infezioni. Secondo i dati diffusi dalle autorità congolesi, tra i 17 decessi confermati registrati finora, il 25% riguarda minori di 15 anni. Tra questi, il 14% interessa bambini con meno di cinque anni. Numeri che potrebbero però rappresentare soltanto una parte della reale portata dell’epidemia, poiché tengono conto esclusivamente dei casi confermati e non di quelli ancora sospetti.
Oltre mille casi sospetti
L’epidemia, dichiarata ufficialmente il 15 maggio, continua a destare forte preoccupazione. Attualmente sono 1.077 le persone sospettate di aver contratto il virus e 238 i decessi sospetti registrati dall’inizio dell’emergenza. Tra i 121 casi confermati, 17 riguardano bambini e ragazzi sotto i 19 anni. A rendere ancora più allarmante il quadro è il sospetto che il virus abbia iniziato a circolare nella comunità diversi mesi prima dell’identificazione ufficiale del focolaio, favorendo una trasmissione silenziosa e non rilevata. Il confronto con la più grave epidemia di Ebola registrata negli ultimi anni nel Paese aiuta a comprendere la portata del rischio. In quell’occasione furono confermati 3.262 casi e 2.232 decessi; il 28% delle vittime era costituito da minori. Oggi il numero dei casi sospetti supera già un terzo del totale registrato durante quella crisi sanitaria.
I bambini pagano il prezzo più alto
Oltre al rischio diretto di contagio, bambini e adolescenti subiscono pesanti conseguenze indirette dell’epidemia. L’interruzione dei servizi sanitari e nutrizionali essenziali, la chiusura delle scuole, la perdita di genitori o figure di riferimento, lo stigma sociale e il disagio psicologico rappresentano effetti collaterali che possono lasciare segni profondi e duraturi. Gli operatori di Save the Children hanno già individuato almeno due bambini rimasti orfani a causa dell’Ebola e bisognosi di assistenza immediata. “La diffusione dell’epidemia sta avvenendo a una velocità terrificante – afferma Babou Rukengeza, responsabile della risposta all’Ebola di Save the Children nella Repubblica Democratica del Congo -. Bambini e adolescenti stanno pagando un prezzo devastante, rappresentando almeno un quarto dei decessi confermati, ma temiamo che il numero reale possa essere molto più elevato”. Secondo Rukengeza, la perdita dei genitori espone i minori a un trauma profondo e a un maggiore rischio di esclusione sociale. L’emergenza sanitaria arriva inoltre in un momento particolarmente delicato dell’anno scolastico, quando molti studenti si preparano agli esami finali, con possibili ripercussioni non solo sulla salute ma anche sul loro percorso educativo.
Una crisi nella crisi
L’epidemia si inserisce in un contesto umanitario già estremamente fragile. La Repubblica Democratica del Congo è infatti alle prese con il conflitto armato e con una delle più gravi emergenze umanitarie al mondo. Nel Paese si contano 5,6 milioni di sfollati interni, dei quali circa 2,5 milioni sono minori, mentre 15 milioni di persone necessitano di assistenza umanitaria. In questo scenario, l’arrivo di un nuovo focolaio di Ebola rischia di mettere ulteriormente sotto pressione un sistema sanitario già provato da anni di instabilità e carenza di risorse.
La risposta sul campo
Per sostenere la risposta all’emergenza, Save the Children ha già fornito cloro alle autorità sanitarie di Bunia per la decontaminazione delle strutture e latte terapeutico destinato a bambini malnutriti e madri che allattano sospettate di essere contagiate. L’organizzazione sta inoltre distribuendo dispositivi di protezione individuale, supportando l’allestimento di aree di triage e di infrastrutture per la prevenzione delle infezioni e promuovendo campagne di individuazione precoce dei casi e tracciamento dei contatti. Tra le attività avviate figurano anche la formazione di operatori sanitari e insegnanti sul riconoscimento dei sintomi della malattia, la distribuzione di kit igienici di emergenza e la fornitura di termometri alle comunità più esposte. Per l’organizzazione umanitaria è necessario agire rapidamente. Una risposta tempestiva, adeguatamente finanziata e coordinata, sottolinea Save the Children, è essenziale non solo per contenere la diffusione del virus, ma anche per garantire ai bambini accesso a cure, protezione e istruzione, riducendo le conseguenze a lungo termine dell’epidemia sulle comunità colpite.
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