Una nuova ricerca italiana evidenzia come la qualità della dieta post-cancro influisca sulla sopravvivenza. I Chi consuma molti alimenti ultraprocessati presenta un rischio maggiore di morte, mentre privilegiare cibi freschi e poco lavorati può fare la differenza
Quando la battaglia contro il cancro si conclude, inizia un’altra sfida silenziosa: quella della vita quotidiana, delle scelte che possono fare la differenza per la salute a lungo termine. Tra queste, l’alimentazione gioca un ruolo centrale. Un recente studio italiano, guidato da Marialaura Bonaccio dell’IRCCS Neuromed di Pozzilli, mostra come il consumo di alimenti ultraprocessati – industriali, ricchi di additivi, zuccheri e grassi – possa aumentare significativamente il rischio di morte nei sopravvissuti al cancro.
Lo studio Moli-sani: dati e metodologia
La ricerca, pubblicata su Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevention, ha seguito più di 24mila adulti della regione Molise dal 2005 al 2022, di cui 802 sopravvissuti a varie forme di tumore. Attraverso questionari alimentari dettagliati, i ricercatori hanno classificato i cibi consumati secondo il grado di lavorazione, usando il sistema NOVA, e li hanno confrontati con i dati sulla sopravvivenza. I risultati non lasciano spazi ai dubbi: chi consumava più alimenti ultraprocessati aveva un rischio maggiore del 48% di morire per qualsiasi causa e del 57% di morte specifica per cancro, rispetto a chi ne consumava di meno. Anche quando si considerava la qualità complessiva della dieta, il legame tra cibi ultraprocessati e mortalità restava evidente. “Non è solo una questione di nutrienti scarsi – sottolinea Bonaccio – ma della natura stessa della lavorazione industriale, che può alterare metabolismo, microbiota intestinale e infiammazione.”
Gruppi alimentari e modello dietetico complessivo
Per approfondire, lo studio ha analizzato sette gruppi di alimenti ultraprocessati: bevande zuccherate e artificiali, dolcificanti e alcolici, latticini e formaggi, carne lavorata, snack salati, creme e salse grasse, alimenti amidacei e dolci. Alcuni gruppi erano più associati a mortalità elevata, ma gli autori avvertono che il messaggio chiave riguarda il modello alimentare complessivo, non singoli prodotti. L’indicazione pratica che emerge dallo studio è semplice ma incisiva: ridurre gli ultraprocessati e privilegiare cibi freschi, cucinati in casa e poco trasformati. Controllare le etichette può aiutare: alimenti con più di cinque ingredienti o con anche un solo additivo sono probabilmente ultraprocessati e da consumare con estrema cautela. Lo studio ha alcune limitazioni: è osservazionale, quindi non dimostra causalità; la dieta è stata auto-riferita e valutata anni dopo la diagnosi, e il numero di decessi è limitato. Tuttavia, una cosa è certa: ciò che si mangia dopo un tumore può avere un impatto concreto sulla sopravvivenza.
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