Tra allenamenti, visite agli spogliatoi e partite dagli spalti, pazienti oncoematologici, ex pazienti e familiari hanno vissuto momenti di condivisione, relazione e ritorno alla normalità
Oltre cento pazienti oncoematologici, ex pazienti e familiari hanno preso parte alla prima fase di “Donare Esperienze”, il progetto nato dalla collaborazione tra AIL, l’Associazione Italiana contro Leucemie, linfomi e mieloma, e Social Football Summit (SFS). L’iniziativa ha coinvolto otto società calcistiche che hanno aperto le porte dei propri centri sportivi e degli stadi, offrendo ai partecipanti la possibilità di assistere agli allenamenti, visitare gli spogliatoi, incontrare dirigenti e calciatori e vivere la partita da una prospettiva speciale. L’obiettivo del progetto è avvicinare il mondo del calcio alle persone che affrontano un tumore del sangue, offrendo a pazienti, ex pazienti e alle loro famiglie esperienze capaci di restituire tempo di qualità, relazione e partecipazione. Per chi convive con un tumore del sangue o ha concluso il percorso di cura, esperienze di questo tipo rappresentano un’occasione per ritrovare il piacere di una passione, condividere tempo con i propri affetti e costruire nuovi ricordi. Momenti che restituiscono leggerezza e rafforzano quella qualità di vita che AIL promuove ogni giorno attraverso l’assistenza, il sostegno alla ricerca scientifica e la vicinanza alle persone.
Otto iniziative con i club
La prima fase del progetto ha coinvolto il Bologna FC 1909, la Juventus FC, l’Udinese Calcio, la SS Lazio, lo Spezia Calcio, il Cagliari Calcio, l’Atalanta BC e la SSC Napoli, per un totale di oltre cento partecipanti. Tra le esperienze raccontate da AIL, a Torino Gabriele ha incontrato i campioni della Juventus insieme alla sua famiglia; a Udine pazienti, volontari e operatori sanitari hanno condiviso una giornata lontano dal contesto ospedaliero; a Bologna e Cagliari l’iniziativa è stata rinnovata, confermando il valore del progetto. Mario ha trascorso un pomeriggio con il figlio nel centro sportivo della Lazio, mentre Atalanta e Spezia hanno accolto i partecipanti nei propri stadi per assistere alle partite delle rispettive squadre. A Napoli, infine, il progetto si è inserito nel percorso di collaborazione tra SSC Napoli e AIL per diffondere la cultura della solidarietà e sostenere la ricerca attraverso il linguaggio dello sport.
Lo sport come occasione di incontro
Ogni esperienza ha lasciato spazio alle persone prima ancora che ai pazienti, permettendo di condividere tempo di qualità e riscoprire la gioia di una passione comune. Il calcio è diventato così un’occasione di incontro, relazione e partecipazione, capace di accompagnare il percorso di cura anche sul piano umano. La collaborazione tra AIL e Social Football Summit rappresenta un esempio di responsabilità sociale che coinvolge il mondo del calcio in un impegno condiviso. Insieme ai club che hanno aderito all’iniziativa, il progetto contribuisce a diffondere una cultura della solidarietà e della partecipazione, rafforzando il lavoro che AIL porta avanti ogni giorno accanto ai pazienti e alle loro famiglie grazie al supporto delle 83 sezioni provinciali e degli oltre 18 mila volontari. Conclusa la prima fase, il progetto guarda ora al futuro. L’obiettivo è ampliare la rete delle società coinvolte, offrire nuove occasioni di incontro e continuare a costruire esperienze capaci di accompagnare le persone con nuovi ricordi, nuove energie e la consapevolezza di appartenere a una comunità capace di accogliere e sostenere.
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