Salute 26 Gennaio 2023 16:23

Dolori cervicali e vertigini: quando serve lo gnatologo

Dolori cervicali, alla mandibola e vertigini colpiscono in prevalenza le donne tra i 20 e i 40 anni, ma attenzione ai difetti di morso e masticazione nei bambini
Dolori cervicali e vertigini: quando serve lo gnatologo

Dolori cervicali, cefalee, vertigini o acufeni possono creare una condizione di malessere persistente. Sono i disturbi temporo-mandibolare meglio noti come DTM e colpiscono in prevalenza il sesso femminile tra i 20 e i 40 anni. Se ciò accade è necessario rivolgersi ad uno gnatologo, specialista di odontoiatria che si occupa delle patologie che interessano il cranio, il collo e la mandibola.

Quando e dove rivolgersi ad uno gnatologo

In Lombardia dallo scorso mese di marzo è attivo il centro di gnatologia clinica presso l’ASST Melegnano Martesana. La guida è affidata a Michele Nardone, direttore del Distretto Adda e Responsabile dei Servizi odontoiatrici aziendali,   che ha saputo creare un servizio pubblico altamente specializzato, un unicum nel suo genere. «Ho affidato il servizio ad uno specialista, lo gnatologo Roberto Pertile, che proviene dall’Università La Sapienza di Roma, una delle scuole migliori di gnatologia clinica in Italia – racconta Nardone – , attivando il servizio in due strutture: a Vizzolo Predabissi e Gorgonzola».

I sintomi

Questa patologia colpisce circa il 20 percento della popolazione e il sintomo più comune è la cefalea, abbinata a dolori che si manifestano durante i movimenti della bocca. «Nella maggior parte dei casi la cura è tardiva –  sottolinea Nardone –  perché i pazienti arrivano con diagnosi vaghe non riferibili a un distretto, ma possono per questo gravare sulla psiche del paziente e incidere sulla sua qualità della vita». Tra i segni collaterali è possibile riscontrare poi un fastidioso rumore all’apertura e chiusura  della bocca, definito click, che può evolvere in un crepito o in un rumore di sabbia. «Senza contare quanto possa essere debilitante la riduzione dell’ampiezza dei movimenti della mandibola fino al blocco totale – aggiunge lo gnatologo – o ancora soffrire di acufeni o vertigini».

Diagnosi e cura

Dopo l’anamnesi, si procede con la visita semeiotica,  con  la palpazione dell’articolazione, apertura e chiusura della bocca e valutazione del tipo di morso. Con l’ausilio di kinesiografo ed elettromiografo è possibile quindi indagare la funzionalità articolare e l’attività muscolare in modo da intraprendere il percorso di cura più appropriato. «L’esame di primo livello che viene fatto è l’orto panoramica – spiega il clinico – a seguire la risonanza magnetica permette di avere informazioni sui tessuti molli e sul disco articolare all’interno dell’articolazione temporo-mandibolare, che è il cuore del problema».  La cura dura in media cinque o sei mesi e viene fatta con delle placche occlusali dedicate che variano a seconda della patologia riscontrata.

Quando i dolori persistono, serve la chirurgia

«Per una quota di pazienti la terapia non funziona e bisogna ricorrere alla chirurgia dell’articolazione temporo-mandibolare del professor Piero Cascone, che è risolutiva». «Il servizio comporta il solo pagamento del ticket da parte del paziente – aggiunge Nardone – ed eventualmente dell’apparecchio correttivo utilizzato che, come previsto dal sistema sanitario nazionale, è a carico del cittadino ad un prezzo compreso tra i 200 e i 250 euro».

Attenzione a difetti di mento e mandibola nei bambini

Tra i campanelli d’allarme a cui prestare attenzione ci sono i difetti di morso o di masticazione che si presentano già nei bambini in età scolare. Si tratta di latero deviazione del mento, della mandibola o della faccia, espressione di una vera e propria patologia che si chiama iperplasia condilare monolaterale. In quel caso uno dei condili, ovvero la parte della mandibola che entra in articolazione temporo-mandibolare, improvvisamente cresce di più del controlaterale per cui la mandibola appare non simmetrica. «Molto spesso  gli ortodontisti cercano di compensare la mala occlusione che presenta cross-bite, correggendo la posizione dei denti – evidenzia Pertile -, invece il  problema è un altro. Questa patologia si conferma con un esame specifico, la scintigrafia SPECT, che rileva la differenza tra un condilo e l’altro e si risolve con la chirurgia. Si interviene sul condilo affetto bloccando la crescita e ripristinando la simmetria del viso».

 

 

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