Fondazione GIMBE denuncia ritardi normativi, indicatori poco comprensibili e un’assenza di trasparenza sulle differenze regionali. Secondo una stima, circa il 30% delle prestazioni viene erogato in intramoenia
Quasi 58 milioni di prestazioni monitorate in un anno: 24,2 milioni di prime visite specialistiche e 33,6 milioni di esami diagnostici. Numeri enormi, che raccontano quanto il bisogno di cura attraversi quotidianamente il Servizio sanitario nazionale. Eppure, secondo Fondazione GIMBE, la Piattaforma Nazionale delle Liste di Attesa (PNLA) non offre ancora alcun beneficio concreto ai cittadini. Non chiarisce dove si accumulano i ritardi, non distingue tra Regioni e Aziende sanitarie, non separa pubblico e privato accreditato, né mostra il peso dell’intramoenia. “Dopo fiumi di annunci e dichiarazioni ufficiali – afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione – il Decreto Legge sulle liste d’attesa non ha ancora prodotto risultati tangibili”.
Decreti attuativi: ne mancano ancora due
A 18 mesi dalla conversione in legge del DL 73/2024, restano ancora incompleti alcuni passaggi fondamentali. Dei sei decreti previsti, quattro sono stati pubblicati, mentre due risultano ancora non adottati. Uno riguarda la definizione del fabbisogno di personale nel SSN, l’altro le linee di indirizzo per un nuovo sistema CUP capace di gestire disdette e ottimizzare le agende. Secondo Cartabellotta, il decreto sul personale è fermo per l’assenza di una metodologia condivisa, mentre quello sui CUP non è ancora calendarizzato in Conferenza delle Regioni.
La piattaforma resta ferma alla versione nazionale aggregata
La PNLA è stata lanciata nel giugno 2025 e avrebbe dovuto evolvere rapidamente. Agenas aveva annunciato una versione 2.0 con dati regionali e una 3.0 con aggiornamenti in tempo reale nel 2026. Ma al febbraio 2026, la versione pubblica disponibile resta quella iniziale, con soli dati aggregati nazionali. “È impossibile individuare in quali Regioni e strutture si concentrano i maggiori ritardi“, denuncia Cartabellotta.
Prestazioni monitorate e priorità
La piattaforma monitora 17 visite specialistiche e 95 esami diagnostici, classificati per priorità:
Urgente (entro 3 giorni), Breve (entro 10), Differita (entro 30-60 giorni), Programmata (entro 120).
Le visite più richieste sono oculistica, dermatologia, cardiologia, ortopedia e otorinolaringoiatria, che da sole rappresentano oltre la metà del totale.
Gli esami più frequenti sono ecografie ed ecocolordoppler di primo livello.
Indicatori poco chiari e dati che non raccontano la realtà
Tra gli indicatori disponibili emerge che solo circa un terzo dei cittadini accetta la prima disponibilità proposta dal CUP. Ma la piattaforma non spiega perché: tempi troppo lunghi, sedi lontane, orari incompatibili, prestazioni già effettuate. Anche l’utilizzo del weekend per smaltire le liste resta marginale: solo il 3,8% degli esami e l’1,6% delle visite è stato programmato di sabato o domenica.
Tempi d’attesa: numeri edulcorati e “code invisibili”
Il rispetto dei tempi viene comunicato attraverso mediane e quartili, indicatori tecnici poco comprensibili per i cittadini e fuorvianti, perché escludono il 25% delle prenotazioni con le attese più lunghe. Cartabellotta sottolinea che manca l’informazione decisiva: quale percentuale di prestazioni viene davvero erogata entro i tempi massimi garantiti?
Oculistica ed ecografia addome: esempi emblematici
Per la prima visita oculistica, le urgenze vengono in gran parte rispettate. Ma nelle priorità brevi e differite le attese si allungano drasticamente: in alcuni mesi un paziente su quattro arriva ad aspettare fino a 4-5 mesi.

Situazione simile per l’ecografia dell’addome completo: anche qui, soprattutto nei mesi estivi, le priorità brevi superano frequentemente i limiti previsti.

Intramoenia: il 30% delle prestazioni fuori dal circuito SSN
Un altro dato critico riguarda le prestazioni erogate in intramoenia, escluse da molti indicatori della piattaforma. La differenza tra prenotazioni totali e quelle monitorate permette di stimare che circa il 30% delle prestazioni venga svolto in questo regime.

Nessuna guida per i cittadini
Oltre alla mancanza di trasparenza, la PNLA non offre indicazioni pratiche su cosa fare quando i tempi massimi non vengono rispettati: nessuna guida, nessun percorso di tutela, nessuna modalità chiara di segnalazione.
Una promessa mancata che riflette la crisi del SSN
“Le liste d’attesa sono un sintomo del progressivo indebolimento del Servizio sanitario nazionale”, conclude Cartabellotta. Servono investimenti strutturali sul personale, riforme organizzative, trasformazione digitale e misure per ridurre la domanda inappropriata. Altrimenti, il DL Liste d’attesa rischia di restare solo una promessa mancata, mentre milioni di cittadini continuano a pagare di tasca propria o a rinunciare alle cure.
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