Il Barometro del Patient Engagement 2025 fotografa un’Italia ancora divisa: l’accesso ai servizi digitali influenza adesione agli screening e qualità della relazione di cura. Un paziente su quattro esce dalla visita con emozioni negative
Il coinvolgimento dei cittadini nella propria salute cresce, ma non abbastanza da colmare le disuguaglianze. A frenare il cambiamento sono soprattutto il divario digitale e una relazione di cura che, troppo spesso, non riesce ancora a mettere davvero il paziente al centro. È questa la fotografia restituita dal Barometro del Patient Engagement 2025, presentato alla ASL Roma 1 su oltre 4.200 cittadini. Il dato più immediato è quello dell’Indice di Accessibilità Digitale per la Salute, che si ferma a 46 su 100, segnalando una difficoltà diffusa nell’utilizzo dei servizi sanitari online. Una criticità che si traduce direttamente in minore prevenzione: tra chi ha scarsa dimestichezza con gli strumenti digitali, l’adesione agli screening scende al 71%, contro l’89% di chi li utilizza con facilità. Non solo. Nel 2025 una persona su quattro dichiara di non aver ricevuto alcun invito ai programmi di screening, un dato in peggioramento rispetto all’anno precedente. Un segnale che il sistema fatica ancora a intercettare attivamente i cittadini, soprattutto quelli più fragili. In questo scenario, il digitale non è più un elemento accessorio, ma un vero determinante di salute. Lo sottolinea Monica Paciotti, dirigente delle Professioni sanitarie dell’Azienda USL di Bologna e rappresentante FNOPI nel board scientifico del Barometro, che evidenzia come si tratti di “un nuovo determinante di salute che non può essere considerato un dettaglio tecnico”.
Territorio e prossimità: il ruolo delle farmacie
A fare da ponte tra innovazione e accesso ai servizi è sempre più il territorio. In particolare, la farmacia si conferma presidio di prossimità capace di ridurre le disuguaglianze. Marco Cossolo, presidente di Federfarma, spiega che la farmacia può diventare “un traduttore di complessità, capace di semplificare le procedure burocratiche e impedire che l’innovazione tecnologica si trasformi in una barriera”, ricordando come garantire l’accesso significhi rendere la salute un diritto realmente esigibile.
Relazione di cura: il nodo della comunicazione
Ma il coinvolgimento non si gioca solo sul piano dell’accesso ai servizi. Centrale resta la qualità della relazione di cura. I dati mostrano che circa un paziente su quattro esce da una visita con sentimenti di frustrazione o rabbia. Al contrario, quando il paziente si sente coinvolto nelle decisioni, la serenità passa dal 12% al 70% dei casi. Un aspetto che chiama direttamente in causa il ruolo dei professionisti sanitari. Gaetano Piccinocchi, tesoriere nazionale SIMG, ricorda che “il farmaco più usato in medicina è il medico stesso” e che senza una reale partecipazione del paziente anche l’intervento più qualificato rischia di restare parziale.
Coinvolgimento e governance: da paziente a protagonista
Nonostante questi dati, il coinvolgimento organizzativo resta il punto più debole: tre cittadini su quattro dichiarano di non essere mai stati coinvolti nella valutazione dei servizi sanitari. Una distanza che pesa anche sulla capacità del sistema di evolvere. “Migliorare la sanità oggi significa passare dal ‘fare per il paziente’ al ‘fare con il paziente'”, sottolinea Giuseppe Quintavalle, direttore generale della ASL Roma 1 e presidente FIASO.
Differenze regionali: il modello Abruzzo
Le differenze territoriali restano marcate. Tra le esperienze più virtuose emerge quella dell’Abruzzo, dove i cittadini riportano livelli più alti di coinvolgimento e gestione delle cure. Un risultato legato anche al rafforzamento della sanità territoriale. “I camper mobili e la telemedicina vanno nella direzione di avvicinare i servizi ai cittadini”, osserva Maurizio Di Giosia, direttore generale della ASL di Teramo, sottolineando come questi risultati rappresentino soprattutto uno stimolo a fare di più.
Sostenibilità e aderenza: il costo della mancata partecipazione
Il tema del coinvolgimento si intreccia anche con la sostenibilità del sistema. La mancata aderenza alle cure, secondo stime internazionali, è responsabile di centinaia di migliaia di morti premature e di costi rilevanti. In Italia, pesa per circa 2 miliardi di euro l’anno. Per questo, come evidenzia Nicola Merlin, presidente dell’Accademia del Paziente Esperto EUPATI, “la partecipazione è una risorsa potente, ma solo quando è sostenuta dalla competenza”, una competenza che oggi non è ancora distribuita in modo uniforme sul territorio.
Educazione alla salute: partire dalla scuola
Alla base resta un nodo culturale. Annamaria Colao, vicepresidente del Consiglio Superiore di Sanità, richiama la necessità di partire dall’educazione: “Il coinvolgimento attivo deve iniziare dai banchi di scuola”, afferma, indicando nella diffusione della cultura della salute uno dei passaggi chiave per rendere i cittadini realmente protagonisti. Il quadro che emerge è quello di un sistema in trasformazione, in cui il coinvolgimento dei pazienti è sempre più riconosciuto come leva strategica, ma ancora lontano dall’essere pienamente realizzato. Tra innovazione digitale, relazione di cura e partecipazione attiva, la sfida resta quella di costruire una sanità capace di includere davvero tutti.
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