Salute 14 Settembre 2026 14:23

Disturbo ossessivo-compulsivo e Tourette, 36 geni rivelano una base genetica condivisa

Un'analisi genetica internazionale amplia le conoscenze su disturbo ossessivo-compulsivo e tic cronici, individuando una base biologica in parte comune alle due condizioni

di Viviana Franzellitti
Disturbo ossessivo-compulsivo e Tourette, 36 geni rivelano una base genetica condivisa

Disturbo ossessivo-compulsivo e disturbi cronici da tic, compresa la sindrome di Tourette, possono manifestarsi insieme nella stessa persona e ricorrere all’interno delle stesse famiglie. Ora un ampio studio genetico internazionale aggiunge nuovi elementi per capire perché. I ricercatori hanno analizzato i dati di 3.964 persone con OCD, disturbi cronici da tic o entrambe le condizioni, utilizzando il sequenziamento dell’intero esoma, cioè l’analisi delle porzioni del DNA che contengono le istruzioni per produrre proteine. Il gruppo comprendeva 2.418 trio composti da genitore e figlio, oltre a persone analizzate singolarmente, e i risultati sono stati confrontati anche con 1.734 trio di controllo. L’obiettivo era individuare rare alterazioni genetiche in grado di aumentare in modo significativo il rischio dei disturbi. L’analisi, pubblicata il 1° settembre 2026 su Nature Neuroscience, ha portato all’identificazione di 36 geni ad alta confidenza associati all’OCD e/o ai disturbi cronici da tic. I risultati mostrano inoltre una significativa sovrapposizione dei geni di rischio tra le due condizioni e con altri disturbi neuropsichiatrici.

Non un solo gene, ma una rete biologica

Il risultato più importante non è la scoperta di un singolo “gene dell’OCD” o della sindrome di Tourette. Le due condizioni hanno un’architettura genetica complessa, nella quale molte varianti possono contribuire al rischio e interagire tra loro. Prima di questo lavoro erano stati identificati soltanto pochi geni considerati ad alta confidenza. La nuova analisi porta invece a 36 geni che soddisfano i criteri di alta confidenza in almeno una delle analisi condotte, ampliando considerevolmente il quadro genetico disponibile. Tra questi figurano quattro geni già riconosciuti, CELSR3, CHD8, SCUBE1 e WWC1, mentre altri coincidono con regioni già emerse negli studi di associazione genetica sull’OCD. Questo non significa che una persona portatrice di una di queste varianti svilupperà necessariamente un disturbo. Il rischio genetico non equivale a una diagnosi: le condizioni neuropsichiatriche derivano dall’interazione di numerosi fattori genetici e ambientali.

OCD e tic condividono parte della loro biologia

Uno degli aspetti più interessanti riguarda la sovrapposizione tra OCD e disturbi cronici da tic. I ricercatori hanno trovato geni di rischio condivisi, un elemento che aiuta a spiegare perché le due condizioni possano comparire insieme nella stessa persona o nella stessa famiglia. L’analisi dei dati biologici suggerisce inoltre una convergenza di diversi meccanismi nelle aree cerebrali coinvolte nel controllo del movimento, nella formazione delle abitudini e nei processi decisionali. In particolare, i geni individuati mostrano una maggiore attività in regioni comprendenti corteccia e striato, oltre che nel cervelletto in determinate fasi dello sviluppo. Il dato è rilevante perché sposta ulteriormente l’attenzione dalla singola manifestazione clinica ai circuiti biologici che possono contribuire a generare sintomi differenti. Pensieri intrusivi e compulsioni da una parte, movimenti o vocalizzazioni involontarie dall’altra, potrebbero quindi essere almeno in parte il risultato di alterazioni che interessano reti biologiche comuni.

Il legame con autismo e schizofrenia

La ricerca ha evidenziato anche una sovrapposizione tra alcuni geni associati a OCD e tic e quelli già coinvolti in altre condizioni neuropsichiatriche, tra cui disturbo dello spettro autistico, disturbi dello sviluppo neurologico e schizofrenia. Questo non significa che OCD, Tourette, autismo e schizofrenia siano la stessa malattia o che una condizione determini automaticamente le altre. Il risultato indica piuttosto che alcuni meccanismi biologici possono essere condivisi da disturbi clinicamente differenti. Le analisi dell’espressione genica suggeriscono infatti che alcuni dei geni di rischio sono attivi durante lo sviluppo della corteccia cerebrale e, in fasi successive, in circuiti cerebrali coinvolti nel controllo del comportamento e del movimento. È un elemento coerente con il fatto che OCD e disturbi da tic possano iniziare già durante l’infanzia o l’adolescenza, pur avendo manifestazioni cliniche diverse.

Che cosa cambia per chi convive con OCD o Tourette

Per i pazienti, la scoperta non si traduce oggi in un nuovo test genetico da utilizzare nella pratica clinica né in una nuova terapia immediatamente disponibile. Il valore dello studio è soprattutto quello di fornire nuovi bersagli biologici sui quali concentrare la ricerca. Individuare più geni coinvolti significa infatti poter studiare con maggiore precisione quali processi cellulari e quali circuiti cerebrali vengono alterati. È un passaggio importante per comprendere la fisiopatologia dei disturbi e, nel lungo periodo, per valutare trattamenti capaci di intervenire su meccanismi biologici più specifici. Gli stessi autori sottolineano però che il lavoro rappresenta un passo verso l’identificazione di possibili nuovi bersagli terapeutici, non la dimostrazione dell’efficacia di una nuova cura. Prima di arrivare a un’applicazione clinica servono ulteriori studi per capire quali alterazioni siano effettivamente modificabili e se intervenire su questi meccanismi possa produrre un beneficio concreto per i pazienti.

Una ricerca che può cambiare il modo di studiare questi disturbi

Il valore dello studio sta anche nella dimensione della collaborazione. I dati genetici sono stati raccolti attraverso oltre 30 gruppi di ricerca negli Stati Uniti, in Canada, Europa, Corea del Sud e Sud America. L’utilizzo di campioni raccolti nel corso di molti anni ha permesso di raggiungere una dimensione sufficiente per individuare alterazioni rare che sarebbero difficili da riconoscere in gruppi più piccoli. La ricerca offre quindi una mappa genetica molto più ampia di quella disponibile finora. Per le persone con OCD, Tourette e altri disturbi cronici da tic, il possibile beneficio non è immediato, ma riguarda soprattutto la prospettiva di comprendere meglio perché queste condizioni insorgono, perché possono presentarsi insieme e quali meccanismi potrebbero diventare bersagli di future terapie. È un passaggio importante anche per superare una visione troppo semplicistica della genetica: avere una determinata variante non significa essere destinati a sviluppare un disturbo. La genetica può contribuire al rischio, ma diagnosi, prognosi e trattamento continuano a richiedere una valutazione clinica individuale.

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